Si ragiona su un ventaglio di player industriali: è l’ipotesi su cui, a quanto apprende l’Adnkronos, si sta ragionando al Mimit, che avrebbe avviato una fase di dialogo preliminare gli acciaieri, anche italiani
Flacks in ‘affiancamento’ con una rosa di player industriali solidi nel campo dell’acciaio per l’ex Ilva. È l’ipotesi su cui, a quanto apprende l’Adnkronos, si sta ragionando al Mimit, che avrebbe avviato una fase di dialogo preliminare gli acciaieri, anche italiani, che operano nel settore in Italia. Mercoledì scorso infatti – riferiscono fonti bene informate – ci sarebbe stata una convocazione straordinaria del consiglio di Federacciai, dove il presidente Antonio Gozi avrebbe lanciato l’appello per potenziali partner per l’Ilva. La fase è ancora ”dialogante”, specificano le fonti: si è alle prime battute, manca una ossatura vera e propria e, per ora, non sono arrivate conferme di sorta da nessuna delle aziende interpellate, tra cui spunterebbero i nomi di Marcegaglia, ma anche quelli di Metinvest e Danieli (mentre non pare figurare, per il momento, Arvedi).
Alla base di questo ragionamento, però, potrebbe esserci la necessità dell’esecutivo di non trovarsi ad affrontare la stessa spinosa situazione creatasi durante l’era Mittal. Se da un lato il fondo americano sembra un investitore affidabile dal punto di vista finanziario – un polmone forte per dare respiro ai progetti industriali necessari per evitare che l’acciaieria affondi – dall’altro appare essere necessario un
know-how più profondo in termini tecnici, che i player in questione potrebbero garantire. Intanto, i negoziati con il gruppo Usa procedono in maniera ‘positiva” e i termini che si era dato il dicastero di via Veneto – viene spiegato – sembrano ancora plausibili: concludere l’iter di
vendita entro gennaio (che implicherebbe, in caso, concludere le interlocuzioni con i player questa settimana) e poi, dopo i confronti
con imprese e sindacati sul piano industriale elaborato, procedere con la notifica di golden power e il passaggio con l’Antitrust europeo, e
infine con la definitiva assegnazione, per arrivare a consegnare gli impianti nel primo quadrimestre di quest’anno.
Restano però sul piatto i punti più delicati del dossier, tra cui il ruolo dello Stato, le tempistiche degli investimenti, la gestione degli occupati. La proposta di Flacks è nota: il pubblico, attraverso Invitalia, manterrebbe il 40% con la possibilità, per il gruppo, di acquistare tale quota in futuro. Del resto, che la presenza del socio pubblico sia indispensabile lo ha ripetuto spesso lo stesso ministro Urso ; ed è plausibile che il governo voglia, da una parte, sostenere gli investimenti necessari per la ripartenza dell’ex Ilva e, dall’altra, giocare un ruolo di garante nella tutela occupazionale che gli americani hanno tracciato nella propria offerta, dove si punta ad assorbire circa 8mila lavoratori. Tramite quale percentuale però è ancora presto per dirlo: le bocche sono cucite. (Fonte Adnkronos)


