lunedì 22 Luglio 24

Giove a tutto campo. Il Taranto, Melucci, il futuro da dover programmare

Intervista esclusiva al numero uno del sodalizio rossoblù. “Sono un tifoso malato di questi colori sociali, il Taranto è la mia vita”. E sulla richiesta del sindaco di consegnare il titolo sportivo a Palazzo di Città: “Melucci difetta nello stile e inciampa sui contenuti. Dovrebbe comportarsi da buon padre di famiglia e, invece, diviene schiavo della propria bile”

Presidente, a pochi giorni dal suo disimpegno dal Taranto calcio, quali sentimenti l’attraversano?

“Il Taranto, i colori rossoblu, sono la mia vita. Una passione senza tempo. Non è un’esagerazione affermare tutto questo, mi creda”.

Il sindaco le chiede di lasciare il titolo sportivo nelle disponibilità del comune.

“Il sindaco dice molte cose. Peccato difetti nello stile. E inciampi sui contenuti”.

Cioè?

“Ha letto la risposta che mi ha indirizzato nei giorni scorsi? Disquisisce sui miei presunti problemi finanziari, sottolinea di parlarmi nella veste d’imprenditore più che di sindaco. Che livello, signori. Trovo questo schema logico-dialettico parecchio sconclusionato, l’approccio di un uomo che se ne va in giro al mercato, con tutto il rispetto per i mercati settimanali, più che rappresentare le istituzioni. Un sindaco dovrebbe comportarsi come un buon padre di famiglia, tentare di ricucire gli strappi, agire con sobrietà ed eleganza, non essere schiavo un giorno sì e l’altro pure della sua bile”.

E interrogarsi, per esempio, sulle responsabilità da ricercare per quanto accaduto nello sfortunato post-partita con il Foggia?

“Sono assolutamente d’accordo con lei. Nella nostra città il tema delle responsabilità, invece, cade con una certa facilità nel dimenticatoio. Si eclissa nelle chiacchiere occasionali fatte al bar. Melucci deve ancora spiegare alla città, e ai tifosi, chi ha stoccato i rotoli infiammabili sotto il settore di Curva Sud. Più che il conto in banca del sottoscritto, o il suo conto in banca del quale mi frega meno di niente, sarebbe utile discorrere di questo. Elevare un tantino la qualità della discussione pubblica nella nostra realtà”.

Sorpreso della decisione dei giorni scorsi, resa manifesta dalla Commissione sui pubblici spettacoli, inerente l’inagibilità dello Iacovone?

“Se i lavori non vengono realizzati, o vengono realizzati parzialmente, molto parzialmente aggiungerei, un certo tipo di decisione bisogna pure aspettarsela. Non sono sorpreso di questo. Mi sorprende, invece, il sindaco. Il fatto che non fosse presente in prefettura. Che non abbia avvertito la necessità, dopo quanto accaduto, di prendere parte alle attività della Commissione. Mi sorprende che i lavori siano stati nuovamente sospesi allo Iacovone. Che si continui a giocare sulla pelle del Taranto calcio. Qual è la strategia che fa da sfondo, da contraltare, a tutto ciò? Perché si continua a perseguire una prassi del genere?”.

Lei si sarà fatto un’idea.

“La domanda che continua ad assillarmi è una soltanto. C’è disinteresse reale, improvvisazione, da parte della politica cittadina sulle sorti del Taranto calcio o c’è, invece, una strategia precisa che traguarda un obbiettivo altro?”.

L’obbiettivo, forse, di allontanarla definitivamente dal calcio colorato di rosso e di blu?

“Sicuramente pago le mie idee sui Giochi del Mediterraneo e su quale Iacovone sia più congeniale consegnare a questa città nel prossimo futuro. Premetto che non faccio politica e non è mia intenzione farla neanche in futuro. Non ci penso proprio. Ho espresso, nel recente passato, semplici considerazioni sull’argomento nella veste di presidente della locale squadra di calcio. Le racconto un aneddoto a tal proposito, che testimonia la mia buona fede ”.

Prego.

“Circa un mese fa, Melucci mi convoca a Palazzo di Città. Ci vado assieme all’avvocato Sapia. Ripropone in quell’occasione i suoi desiderata sullo Iacovone, caldeggia la proposta ideata da Gino Zavanella. La soluzione, insomma, che tanto lo esalta. Ci dice che è intenzione dell’Amministrazione comunale non discostarsi di un solo millimetro da questa impostazione, nonostante le perplessità del commissario Ferrarese. La mia risposta fu: sindaco per noi, alla fine, un progetto vale l’altro. Il nostro unico interesse è fare il bene del Taranto”.

Con l’impianto del rione Salinella chiuso diviene difficile sostenere i costi di aziende particolari come quelle calcistiche.

“Diventa proibitivo più che difficile. Cerignola, Messina e, oggi, Crotone. Sono ben tre partite che non si sono potute disputare con la presenza dei nostri tifosi. In termini economici, tutto questo ha significato un danno economico di circa 350 mila euro. Bisogna calcolare non solo i mancati incassi rinvenenti dal pubblico, ci sono anche i contratti pubblicitari che abbiamo dovuto rescindere. Adesso sono io che mi rivolgo al sindaco di Taranto da imprenditore a imprenditore: si può gestire un’impresa, qualsiasi impresa, con perdite così cospicue e reiterate nel tempo? Si può fare calcio, in questo particolare frangente storico poi, con le risorse che scarseggiano a tutti i livelli, senza avere contezza di quando ti verrà riconsegnato lo stadio?”.

In questi anni di presidenza del sodalizio jonico ha mai ricevuto offerte di acquisto della società?

“Mai. Questa è un’altra leggenda metropolitana che, di tanto in tanto, viene tirata fuori ad arte. Qualche avventuriero, si. Mi ha chiesto notizie, si è informato. Ma non lascerei mai il Taranto nelle mani di sconosciuti e perdigiorno di professione. Non me lo perdonerei. Io sono un tifoso malato di questa maglia, che gioisce per una vittoria, che si deprime per una sconfitta, prim’ancora di essere il presidente della società”.

La stagione era iniziata sotto i migliori auspici. Con programmi ambiziosi, con la tifoseria che era tornata in massa allo stadio. Nella prima gara di campionato, lo Iacovone è stato – assieme al Massimino di Catania – l’impianto con il maggior numero di presenze dell’intera Lega Pro.

“Vero? Questo dato del raffronto, tra noi e la città etnea, mi era sfuggito. E’ stata costruita una squadra forte, capace di piazzarsi nei primi cinque posti della graduatoria finale. E, gli oltre 10 mila tifosi accorsi per assistere al derby con il Foggia, rendevano e rendono possibile qualsiasi sogno. Nessun risultato può essere precluso ad una piazza come la nostra. Una realtà che vive, da sempre, di pane e calcio”.

Come si fa a riformare il calcio italiano?

“Costruendo stadi moderni e sostenibili. Mi ha colpito leggere che la Turchia, Paese che organizzerà assieme all’Italia i Campionati Europei nel 2032, abbia stadi con un’età media di 10 anni contro i 72 dei nostri. E’ un’oscenità che segna, per intero, in maniera inequivocabile, i ritardi culturali e infrastrutturali accumulatisi da noi nell’ultimo quarto di secolo. E poi bisognerà puntare sui vivai e sulla rivisitazione del ruolo dei procuratori, oggi debordante. Senza correttivi urgenti, il nostro calcio già parecchio ammalato, rischia di rimetterci le penne”.

Si aspettava maggiore considerazione da Marani, il presidente della Lega Pro, sul delicato momento che vive il Taranto?

“ Questa non è una piazza qualsiasi, lo ripeterò sino alla noia. Marani dovrebbe tenerne conto. Qui il calcio è fenomeno sportivo e culturale al tempo stesso. Incrocia speranze e sogni collettivi. Accende passioni. E’un deterrente verso possibili scivolate sociali. Credo che il pallone come mi piace definire il nostro ambiente, e tutto ciò che ruota attorno allo stesso, sia l’esempio più fulgido di socialismo reale”.

Socialismo reale? Adesso si mette a fare concorrenza a Marx? Non aveva detto che non le interessava la politica?

“Si (ride, ndr), certo. Intendo dire, con questa espressione, che il calcio azzera le differenze di censo. Ci rende tutti uguali. Stretti in un abbraccio ideale, in una sorta di fratellanza spontanea, per le vicende della propria squadra. Le ideologie possono passare, appannarsi, il tifo no. Quello permane, resiste nonostante tutto e tutti”.

Ad ascoltarla sembra un presidente nel pieno delle sue funzioni, calato nel ruolo, altro che disimpegno.

“Devono riaprirci lo Iacovone, mercoledì 25 ottobre giochiamo contro la Turris. Per quella data, e per quella gara, non dovranno esserci più problemi o alibi farlocchi. Disputare l’ennesima partita di questa stagione a porte chiuse comporterebbe un danno economico irreparabile per il Taranto”.

Tra un paio di ore si disputerà Taranto-Crotone. Lei sarà allo stadio?

“Non glielo so dire. Ma questo ha poca importanza. Mi terrò informato comunque. E la domenica come sempre, come per ogni tifoso rossoblu, sarà stata una bella o brutta giornata a seconda di cosa avrà fatto il Taranto alla fine”.

Con lo stadio riaperto, il Taranto potrà raggiungere gli obiettivi che si è prefisso ad inizio stagione?

“Con lo Iacovone agibile, questa società non ha problemi di alcun tipo. Sappiamo cosa vogliamo e come fare a prendercelo”.

Faccio una previsione: il suo è un disimpegno a tempo, una provocazione. Lei non ha mai pensato realmente di abbandonare la società.

“Devono darci lo stadio per la gara contro la Turris, la  prova del nove sarà questa. Nessuno pensi di prendere in giro ulteriormente questa città e la sua straordinaria tifoseria”.

Forza Taranto, presidente.

“Forza Taranto, sempre”.

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