lunedì 22 Luglio 24

La terra senza rimorso

Splendida presentazione alla Factory della raccolta dedicata a Raffaele Carrieri, ‘Un doppio limpido zero’, a cura di Stefano Modeo: alla (solita) Taranto immemore e ingrata rispondono tarantini ancora capaci di volergli, volerle e volersi bene

di Marco Tarantino

QUANTO VALORE ci camminerebbe affianco. Poi se ne vola via, mangiato (o no) dalla malinconia e diseredato dalla necessità: senza per questo regalare lacrime allo straniamento. Uno così è il tarantino Stefano Modeo, appena 32enne, filologo, docente a Treviso prima e a Ferrara ora, critico letterario per una rivista norvegese (sic!), blogger e poeta egli stesso ( ‘La terra del rimorso’, 2018). Stavolta Stefano si è prodotto da curatore: ‘Un doppio limpido zero’ (Interno Poesia Ed.), raccolta che mette insieme liriche scelte di Raffaele Carrieri relativamente ai decenni 1945-80. Un modo per far rivivere il Maestro e un tributo oggettivo a uno dei più grandi poeti del Novecento europeo; che da Taranto fuggì 13enne, clandestino verso l’Albania, senza infilare rimpianti nella bisaccia: “Non provavo rimorso per quelli che avevo abbandonato. Il diavolo che avevo in corpo era sveglio”. Il ritorno del Fuggiasco, dunque: non poteva che essere presentato, sabato 18 sera, nella tana degli artisti, la Factory di Alessandra Pischetola, Francesco Maggio ed Eligio ‘Landru’ Palasciano, il divoratore di mogli (generalmente per apericena). Sponda a Modeo è stata proposta da Gabriele Forte, ricercatore tarantino, e da Gabriele Benefico, che alla Factory artisticamente abita e che non ha più bisogno di riassunti tra il premio Lucca Comics, esposizioni, copertine, successi fumettistici (‘Dupin’ uno e due, ‘Basquiat’). Anche Gab dovette mettersi lo zaino ad armacollo, Lecce, Berlino, Milano, Varese, per poi riuscire a tornare due anni fa (docente d’arte al ‘De Ruggieri’ di Massafra). Gli dobbiamo dallo scorso dicembre, complice la regia della solita Factory (come ha svelato la bravissima Alessandra Pischetola nell’introduzione), la panchina tematica fronte al Castello che proprio da una poesia del Maestro, ‘Pietà per i cuori duri’, è tratta: una regina senza regno dal petto bucato, essendo il cuore evaso (fuggiasco) da una mare-mondo che è di pietra oramai.

E infine, but non least, le emozioni che solo i reading di Giorgio Consoli, altro tarantino illustre, possono donare: il modo in cui Giorgio ha declamato ‘Lamento’ di Carrieri, in assoluto una delle più scavanti liriche del nostro patrimonio, ha donato poesia alla poesia. Attore professionista premiato al Rome Europe Awards, interprete di film come ‘Classe Z’, ‘Dead star’ e ‘La sabbia negli occhi’ tra gli altri, musicista, fondatore della band ‘Leitmotiv’ (2001), performer e itinerante coach d’espressione, Consoli un anno fa ha pubblicato uno straordinario audiolibro illustrato in 24 tracce che in realtà è molto più di questo: ‘Coralli cotti a colazione’, portato in giro tra i teatri italiani con strameritato successo. Un vanto (potenziale), per la città. Ennesimo e pressoché disconosciuto.

Ma solo in loco.

Vittorini va parafrasato per forza: leccaculi, e no.

Gli uomini sono un’altra cosa.

 

MODEO, SICCHE’. Ha detto sabato e scritto nei suoi dotti interventi tra le linee, in presenza e online, un bel po’ di cose e mai nessuna banale. Per esempio, che del Maestro questa è solo la terza in assoluto ma anche la prima stampa dall’84, cioè da quando morì: quasi 40 anni, incredibile. Che nella Città Vecchia non c’è uno sputo di targa (e lui è andato a verificarlo di persona) che riveli la casa natìa. Che Taranto al massimo si è degnata di intitolargli un Circolo Didattico, una via cieca in periferia e un Premio tardivo, sei anni fa. Che solo la buona volontà di un’associazione partorì l’iniziativa che celebrò il secolo dalla nascita, nel 2005. Che staremmo parlando, se non è chiaro, di un (eclettico) gigante del Novecento, pittura e critica incluse, riconosciuto e omaggiato da autori ed esegeti come Mario Praz, Carlo Bo, Francesco Flora. Che altrove, per esempio a Montemurro in provincia di Potenza, sanno onorare valore e memoria della propria gloria (lì Leonardo Sinisgalli, che di Carrieri fu amico e ammiratore) con una fondazione istituzionale che se ne occupa di promozione e tutela. Eh sì, Maestro, (vana) ‘Speranza’: L’infanzia \ del mare \ mescolai \ alla mia (…) Non ha memoria \ l’acqua \ sulla rena.

No, Maestro. Non ce l’ha.

O non questa, che è pure due.

Quale perfetta sintesi, di un doppio limpido zero.

 

LA SERATA è volata in un battito etereo stracolmo d’incanti e dii contenuti, con la Factory stipata di appassionati d’ogni età. La poesia ha dunque ancora un sentiero immortale, Stefano? Chi lo sa, ha risposto: risposta esatta. E che cos’è? Me lo chiedo ogni giorno, ha sorriso: risposta più esatta ancora.  Rovistando ne ‘La terra del rimorso’, Modeo stesso stavolta in prima stilografica trasmette l’incurabile guasto dentro che ti lascia l’amore per le tue radici se non è ricambiato: (…) mi dirà forse un giorno a che punto è la guerra \ riconoscerà a fondo ciò che io chiamo: \ la terra. Si addice a tutti questi versi e altri l’andamento leggiero del Maestro, che ebbi l’onore di intervistare per CP quasi tre anni fa in diretta dalle Celesti Praterie, che fu pastore in Montenegro, legionario e lesionato quindicenne a Fiume con D’Annunzio, doganiere a Palermo, sguattero, muratore, cenciaiolo, modello per Picasso a Parigi, idolo di Apollinaire, pittore futurista ma anche no, vincitore del ‘Viareggio’ e del ‘Taormina’, direttore del ‘Tre arti’, cinquanta tra canzonieri, saggi e romanzi, cento collaborazioni tra saggi e riviste. Non basta una vita, e nemmeno tre. Sì, si addice: come l’odore bruciato \ del fuggiasco.

Perché fuggiaschi siamo, anche restando, ma soltanto se siamo capaci di meritarlo: (non) svanire è un’ambizione. Penso agli incanti evocativi tra i coralli di Giorgio Consoli, ancora, nel suo straordinario ‘Autoritratto’: Mi sono visto forestiero \ d’una patria persa continuamente \ e irrequieta \ ho domandato sorte \ al vento culla e tregua.

Ma serve rimorso, a questa terra, perché sia irrequieta. Per sé stessa. Per voi.

E’ una cosa che non si compra.

 

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