di Maria D’Urso
Domani con la sottoscrizione del protocollo Movida responsabile dovrebbe essere revocata l’ordinanza per le attività commerciali sugli orari, da osservare nel week end, per il rispetto della quiete pubblica. Monta lo sgomento degli esercenti
Non c’è pace per gli esercenti tarantini. Dopo la stretta sulla raccolta differenziata arriva anche la stangata sulle chiusure e sugli orari, da osservare nel week end rigorosamente per il rispetto della quiete pubblica. Un’ordinanza che, secondo alcune fonti vicine al Palazzo di Città, potrebbe essere revocata nei prossimi giorni, in seguito alla riunione che si terrà domani con l’assessorato alle Attività produttive e le associazioni di categoria, per la sottoscrizione del protocollo “Movida responsabile”.
Cosa prevede l’ordinanza
Nello specifico, l’ordinanza di giunta n. 26/2025 impone agli esercizi commerciali e artigiani di alcune zone periferiche della città (ovvero viale Trentino; via Lago d’Arvo; via Umbria; viale Virgilio, su entrambi i lati; viale Jonio e viale Ancona) il divieto di vendita di bevande alcoliche nelle ore notturne, oltre a imporre la chiusura dell’attività dall’1:00 alle 6:00. Lo stesso vale per le attività d’asporto e per i distributori automatici h24. Questa disposizione nasce in seguito alle numerose lamentele e degli esposti di alcuni residenti della zona, che da diverso tempo segnalano situazioni di fastidio e rumore molesto causate dalla movida attorno ai locali e ai distributori automatici h24. L’ordinanza è entrata in vigore lo scorso 29 novembre e si protrarrà, nei weekend, fino al 14 dicembre, salvo eventuali revoche.
Lo sgomento degli esercenti
“Non capisco perché noi lavoratori di serie B siamo costretti a scontare questa pena. Sia chiaro, io non ce l’ho con nessuno e credo fermamente che tutti dobbiamo lavorare; tuttavia non capisco perché, a fronte delle situazioni di disagio che si creano ovunque in città, ne paghiamo solo ed esclusivamente noi le conseguenze”. Sulla differenza di classe tra i lavoratori, Fabrizia ci ironizza un po’. Tuttavia, è delusa. E parecchio, perché “lavora e non fa del male a nessuno”. La titolare quarantenne, di un’attività in via Lago d’Arvo, non comprende per quale motivo solo alcune zone della città siano state sottoposte alla stretta. “Nei pressi del mio locale – continua l’esercente – non si sono mai verificate situazioni di particolare disagio. Ogni qual volta ce ne sia l’occasione, io sono la prima a sorvegliare e segnalare movimenti poco raccomandabili”.
Sul vigilare ed essere selettivi è d’accordo anche il signor Pino, che lavora nel settore della ristorazione di nicchia da più di vent’anni: “È un’ordinanza ridicola. Piuttosto – commenta – servono più pattuglie da parte degli organi di controllo. Lo sappiamo e non è una novità: il popolo della notte ha bisogno di essere seguito in maniera particolare. E, per quanto ci riguarda, nessuno di noi ha mai dato modo affinché si creassero situazioni ambigue. Bisognerebbe che lo facessero tutti, che siano più selettivi: non bisogna pensare solo a fatturare. Ci vuole coerenza e rispetto reciproco da entrambe le parti”.
É dello stesso parere anche Antonio, che conduce l’attività di famiglia, attiva da più di trent’anni, nei pressi di viale Trentino: “È ingiusto prendersela con noi. Vorrei, precisare che, in tutti questi anni, non c’è mai stato un controllo. Siamo un bar tranquillo, con un’utenza alta: essere colpiti in questo modo è scorretto”. È molto dura Giovanna, giovane titolare di un locale in viale Virgilio: “Spesso si fa propaganda sulla tutela e sul supporto alle attività commerciali. Chi ci sta tutelando ora? Dobbiamo pagare tredicesime, le tasse e i fornitori. Auspichiamo che questa stretta possa decadere, perché influenzerebbe la nostra sopravvivenza economica” conclude, con un filo di amarezza.


