giovedì 3 Aprile 25

Taranto, la credibilità non si compra a boccali

di Vittorio Galigani

A questa altezza non interessa chi sia, nella sua identità, Mark Campbell. Un portavoce, un uomo marketing, un magnate mago della finanza? Va bene tutto. Di Apex, in giro per il mondo, ce ne sono a bizzeffe. Con mille interessi. Se il Sindaco Melucci ed il suo Vice Azzaro sostengono l’operazione, a spada tratta, bisogna ragionare in positivo. Esistono però realtà incontrovertibili. La programmazione. La precisione. La puntualità nel rispetto delle scadenze

Il prolungato “spezzatino” della quindicesima giornata, di Lega Pro Now, lo hanno aperto Catania e Trapani. Una festa, prima del calcio d’inizio, tra due tifoserie da sempre gemellate. In 17 mila sugli spalti del Massimino, al grido “vogliamo vincere…”, incitando i rossoazzurri a interrompere il loro lungo digiuno. Primo tempo arrembante per gli uomini di Toscano.

Stoppa il più intraprendente e positivo di tutti, ma anche il più “sciupone”. Seculin gli si è opposto alla grande. Negandogli, nei primi 45 minuti, la soddisfazione del gol. Gara non bella come espressione di gioco, ma combattuta. Catania più determinato. Alla resa dei conti merita la vittoria. Anche se Castellini ha gettato alle “ortiche” il rigore del possibile tre a uno. Padroni di casa che “riassaporano” la vittoria dopo sei giornate. Tre punti determinanti per l’autostima del gruppo. Per rasserenare l’ambiente tutto. Per permettere a Toscano di lavorare con maggiore serenità.

Trapani deludente. Centrocampo abulico. Privo di qualità. Celiento non è uno che può giocare di fioretto e dettare i tempi di gioco. Lescano, nell’occasione, servito poco e male, non “vede” mai la porta avversaria. Bifulco, discontinuo, non sa esprimersi da sotto punta. Sabatino è un capitano obsoleto e distratto. Non si può subire un rigore su una ripartenza avversaria, dopo aver battuto un angolo a proprio favore. Non si può ripartire dal basso, con il gioco, per poi “fiondare” palloni alti a 40 metri. Incontrollabili ed ingestibili per gli avanti. Non ha senso. Si allena soltanto la difesa avversaria. La squadra vive di espressioni dei singoli. Non di collettivo. Al Massimino, senza i “miracoli” di Seculin, sarebbe stato cappotto. Aronica rifletta. Finché si è in tempo.

Foggia e Casertana chiudono a reti inviolate. La classifica “piange” per entrambe. La “cura” Zauri non fa ancora effetto. Rossoneri rimangono in zona play out. I campani, usciti dal campo tra gli applausi, recriminano sul risultato. In avvio di gara commovente partecipazione del pubblico presente allo Zaccheria nel ricordo dei tre giovani tifosi tragicamente scomparsi in un recente incidente stradale.

Caturano. Buon sangue non mente. Un “palmares” di oltre 140 gol tra i professionisti. Ennesima doppia cifra imminente. Ritrova la via del gol, dopo cinque giornate di “digiuno”. Ottimo il suo secondo tempo di Giugliano. Il capitano è autore della doppietta, in rimonta, che regala la vittoria al Potenza. Rossoblu lucani ora a ridosso delle prime della classe. I risultati confermano le capacità di De Giorgio alla prima esperienza, da titolare, su una panchina professionista. Una riflessione a margine della gara e del suo risultato. Una nota di merito per le due Società (Giugliano e Potenza). Entrambe interpretano al meglio il “significato” intrinseco della terza serie. Mandano in campo l’una sei e l’altra cinque “under”. Validi. Sono due dei club più giovani della categoria. Con una media punti di grande valore. Ed una classifica invidiabile.

A seguire un pomeriggio, della domenica, pirotecnico. Scoppiettante. Il “pitone”, al Ciro Vigorito, culla il sogno di aver riaperto il campionato sino ai minuti finali della partita. Sino a quando il subentrato Starita, con un geniale “colpo” di tecnica, pone Viviani nella condizione di accompagnare in rete, a porta sguarnita, il pallone che fissa il risultato sul pari. Auteri tira un lungo respiro di sollievo e mantiene intatto il vantaggio. Avellino, forse troppo presto rinchiuso nella propria metà campo, rimane a sei lunghezze dalla vetta. La qualità di D’Ausilio e Palmiero, ritornati in campo, “rinvigorisce” certamente il gioco dei biancoverdi, ma non è sufficiente per portare a casa i risultato pieno.

Benevento (sconfitto a Picerno e pareggio in casa con Avellino) passa indenne un doppio turno non proprio positivo. In attesa del derby pugliese, tra Monopoli e Cerignola, gonfia il petto e si gode la testa della classifica.

Il giovane Crotone fa poker a Latina. Gli ultimi risultati di pitagorici premiano il lavoro certosino di Longo. Vanno in rete un po’ tutti oltre Gomez e Tumminiello. Sintomo di una manovra fluida e piacevole. Emerge la qualità tecnica di Silva, un vero lusso per la categoria. Rossoblu che riagganciano la zona play off. Possono diventare la mina vagante del campionato.

Mettete insieme la Cavese ed Enzo Maiuri e vedrete che diventa impossibile, per il Taranto, ottenere un risultato positivo. Cazzarò non può fare sempre miracoli. Difesa rossoblu in “bambola”, sul gol subito nei primi minuti di gioco. L’atteggiamento morbido, di tutta la squadra, ha favorito il largo successo dei “blues” campani. Ma non è contro la Cavese, al Simonetta Lamberti, che si debbono andare a raccogliere i punti salvezza.

La permanenza in categoria va “costruita” dalla struttura societaria. O meglio, dalla futura/promessa struttura societaria. Con l’auspicio che il rincorrersi di “chiacchiericci” e congetture, di varia natura, stia arrivando al termine. A questa altezza non interessa chi sia, nella sua identità, Mark Campbell. Un portavoce, un uomo marketing, un magnate mago della finanza? Va bene tutto. Di Apex, in giro per il mondo, ce ne sono a bizzeffe. Con mille interessi. Se il Sindaco Melucci ed il suo Vice Azzaro sostengono l’operazione, a spada tratta, bisogna ragionare in positivo. Esistono però realtà incontrovertibili. La programmazione. La precisione. La puntualità nel rispetto delle scadenze. Il denaro.

Il denaro appunto. Indispensabile su tutto. Perché senza la necessaria provvista si va alla deriva. Un segnale forte? Posare immediatamente sul banco il denaro per sostituire la fidejussione. “Sciolto” quel nodo, il percorso potrebbe rivelarsi meno “accidentato”. Tra poco più di un mese andrà poi approvato il bilancio e, se necessario, bisognerà ricapitalizzare. Con moneta sonante e “senza indugio”, come recita il codice civile. La stessa moneta che occorrerà a metà dicembre per pagare stipendi ed oneri riflessi di settembre ed ottobre scorsi. La stessa moneta necessaria per “convincere” competenti professionisti, del settore, a sposare (eventualmente) il nuovo progetto del calcio rossoblu.  Infine il denaro, come iniezione di fiducia, per “scavalcare”, nel modo meno traumatico possibile, la prossima, preannunciata penalizzazione. Per dare credibilità a un progetto che sembra faccia fatica a decollare. Con il persistere di rinvii non sempre plausibili.

Al denaro si associa la trasparenza. La credibilità. E la credibilità non si compera a boccali. Come la birra. Il Taranto, quella maglia, sono un bene della città. Da sempre. E’ giusto, allora, che la città sia informata con i fatti. Non con la divulgazione “inquinata” di indiscrezioni. Spesso di parte. Melucci ed il suo vice Azzaro, che si sono arrogati la paternità dell’operazione, lo hanno spiegato a chi di dovere?

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