Nell’incontro di oggi al Ministero del Lavoro Acciaierie d’Italia ha manifestato l’intenzione di presentare alla Regione Puglia l’istanza per accedere allo strumento previsto dal Jobs Act
Fallito anche il secondo incontro di oggi pomeriggio al ministero del Lavoro sulla cassa integrazione in deroga, Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha fatto partire oggi stesso una nuova richiesta di procedura. Immutato il numero dei dipendenti di Taranto interessati: 2.500.
Utilizzando una modifica al Jobs Act introdotta con la legge di bilancio del 2022, l’azienda chiede ora la cassa straordinaria in deroga per la “prosecuzione del programma di riorganizzazione dello stabilimento siderurgico di Taranto”. La richiesta è sino a fine dicembre 2023. AdI evidenzia nella lettera inviata a ministeri delle Imprese e del Lavoro e alla Regione Puglia che “l’accesso a tale strumento è ammesso per quelle imprese che non solo abbiano esaurito il tetto massimo di cig fruibile nel quinquennio mobile di riferimento, ma siano anche nell’impossibilità di ricorrere alle misure straordinarie tipizzate nel D.lgs. 148/2015”, il Jobs Act appunto. Già nell’incontro odierno al ministero del Lavoro, Acciaierie d’Italia ha manifestato l’intenzione “di presentare in tempi brevi istanza, presso la Regione Puglia, di accesso allo strumento della cigs ex art. 44, comma 11 ter del d.lgs. n. 148/2015”.
Così si legge nel verbale ministeriale di mancato accordo sulla cassa in deroga. A sua volta, “la Regione Puglia ha manifestato la propria disponibilità a convocare in tempi ristretti le parti, previa verifica della competenza territoriale della Regione in materia. La Regione – si legge nel verbale del ministero – ravvisa la necessità che le Istituzioni competenti, in particolare il Mimit, si attivi a convocare le parti, la Regione Puglia ed il ministero del Lavoro al fine di valutare le ragioni che hanno determinato il mancato accordo registrato in data odierna.
La Regione Puglia – si legge ancora nel verbale odierno – ritiene che, cambiando meramente lo strumento di protezione sociale con la causale di cigs senza affrontare le cause che hanno visto il sindacato esprimere unanimemente parere negativo, sarà impossibile trovare un accordo sull’ammortizzatore sociale si in sede ministeriale quanto in sede regionale”. (AGI)


