Dodici ordinanze di custodia cautelare e ulteriori 23 indagati: sono accusati, a vario titolo e con vari ruoli, di detenzione e spaccio di droga, estorsione e usura. Sequestrati oltre 6 kg tra hashish e cocaina
Nel corso delle prime ore di questa mattina la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Taranto, su richiesta della Procura, nei confronti di dodici persone.
Gli indagati sono gravemente indiziati dei reati di spaccio di cocaina, hashish e marijuana, di detenzione e porto di un’arma comune da sparo, nonché dei reati di estorsione ed usura.
L’indagine, denominata operazione “Mediterraneo”, si è sviluppata tra il febbraio 2019 e il giugno 2020 ed ha preso spunto da alcuni elementi investigativi acquisiti nel corso delle indagini seguite alla sparatoria avvenuta nel dicembre 2018 all’interno di un esercizio commerciale di Talsano.
L’8 febbraio 2019 furono arrestate per questo episodio cinque persone: proprio gli approfondimenti su uno dei corresponsabili, che al momento era già in carcere per altra causa, consentiva di gettare luce su una fiorente piazza di spaccio di droga, situata tra i cortili del complesso edilizio di via Mediterraneo 81, a Talsano.
Nello specifico è emerso che uno degli arrestati gestiva le attività di spaccio all’interno del suo appartamento in via Mediterraneo e che, durante la carcerazione, aveva passato il testimone alla moglie e al figlio, vincendo le iniziali reticenze dei clienti.
Le successive indagini hanno permesso di identificare i principali fornitori della “famiglia di spacciatori” in noti pregiudicati locali e di accertare che uno di questi gestiva, con la complicità di altre persone, una strutturata piazza di spaccio attiva nei cortili del medesimo complesso edilizio di via Mediterraneo in cui, ciascuno dei complici (anche coadiuvato dai propri familiari) aveva un preciso ruolo (spacciatore, vedetta, custode dello stupefacente, corriere).
L’attività di spaccio gestita dal gruppo, oltre a svilupparsi nei citati cortili dove, quotidianamente, decine di “clienti” si approvvigionavano di cocaina, marijuana ed hashish, rivolgendosi a qualunque ora del giorno e della notte ai propri pusher, è proseguita anche nel periodo dell’emergenza Covid quando, oltre allo spaccio sul posto, gli indagati, per venire incontro alle difficoltà di spostamento degli assuntori, effettuavano consegne a domicilio a prezzi, naturalmente, maggiorati.
In caso di ritardo nei pagamenti da parte dei propri clienti, inoltre, il gruppo ricorreva a forme violente e minacciose per recuperare il proprio illecito profitto.
Le indagini hanno consentito di documentare saltuari rapporti “commerciali” e frequenti scontri legati a “invasioni di territorio” o “storno di clienti” tra gli appartenenti al gruppo e altri spacciatori attivi nel medesimo quartiere e in altre zone del capoluogo jonico , come Lama, Città Vecchia e Paolo VI.
I rapporti con gli spacciatori operanti in quest’ultimo quartiere si sono registrati, in particolare, nel periodo pandemico, quando le restrizioni agli spostamenti hanno precluso la possibilità a questi di rivolgersi ai loro usuali canali di approvvigionamento foggiani e brindisini, costringendoli a ripiegare su fornitori locali.
Tratti comuni a gran parte degli indagati sono, inoltre, il reimpiego dei ricavi dello spaccio in un’abusiva attività creditizia che, almeno in un caso, ha assunto le caratteristiche della vera e propria usura, nonché la disponibilità di armi, come documentato in corso di attività e riscontrato anche in successivi sequestri a carico di uno degli indagati.
Al termine dell’operazione nove persone sono finite in carcere e due gli arresti domiciliari, mentre per un indagato è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Altre 23 persone sono indagate in stato di libertà e ritenute responsabili, a vario titolo e con vari ruoli, dei medesimi reati e, nel corso dell’intera attività. Sequestrati, infine, oltre 6 kg di droga, tra hashish e cocaina.
Resta ferma la presunzione di innocenza sino alla conclusione del giudizio con sentenza irrevocabile.



