Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso critica Bruxelles. Gli ambientalisti presentano un ricorso
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha criticato duramente le dichiarazioni dell’Ufficio del portavoce della Commissione europea in merito al caso dell’ex Ilva di Taranto, oggi gestita da Acciaierie d’Italia. Lo si apprende da askanews che fa sapere che giovedì 12 giugno, il ministro ha definito “improvvide” le osservazioni dell’UE riguardo alla mancata consultazione del pubblico e della società civile nella revisione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), insinuando che dietro quelle affermazioni ci sarebbe una manovra ostile ai danni dell’Italia. “Sembrano più un intervento su commissione che una posizione della Commissione”, ha dichiarato Urso.
Nella stessa giornata, Urso aveva già espresso preoccupazioni sulle “interferenze” che, secondo lui, mirano da tempo a ostacolare la produzione siderurgica italiana. Ha quindi lanciato un appello alla responsabilità, alla luce delle sfide europee in tema di sicurezza e difesa.
La Commissione europea, per voce della portavoce Paula Pinho, ha preferito non replicare direttamente: “Non commenterò i commenti del ministro italiano”, ha dichiarato il 13 giugno.
Le affermazioni contestate da Urso risalgono a un briefing dell’11 giugno a Bruxelles, quando il portavoce per l’Ambiente della Commissione, Maciej Berestecki, ha ribadito l’importanza della partecipazione pubblica nei procedimenti ambientali. Ha inoltre ricordato che l’Italia è attualmente oggetto di una procedura di infrazione proprio per le carenze nell’attuazione della Direttiva sulle emissioni industriali. Il 7 maggio 2025, Bruxelles ha inviato una nuova lettera di costituzione in mora, concedendo due mesi di tempo al governo italiano per rispondere.
Nel frattempo, le associazioni ambientaliste Legambiente e Peacelink hanno presentato un ricorso formale alla Commissione europea per ‘violazione della parità di trattamento nel procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) relativo allo stabilimento ex Ilva di Taranto’ da parte delle autorità responsabili. Denunciano la mancanza di trasparenza e l’esclusione della società civile dal processo di revisione dell’AIA per l’impianto di Taranto. Secondo le associazioni, mentre Acciaierie d’Italia ha avuto accesso privilegiato al processo, il pubblico non è stato consultato, in violazione della Direttiva Ue sulle emissioni industriali, della Convenzione di Aarhus e dei principi di equità procedurale sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Ue.
Le accuse si concentrano sulla modifica di 477 prescrizioni tecniche presenti in un Parere Istruttorio Conclusivo del 2 aprile, mai reso pubblico. Secondo le associazioni ambientaliste, un nuovo parere, aggiornato su richiesta dell’azienda, sarebbe stato redatto il 4 giugno, sempre senza alcuna consultazione pubblica.
Le associazioni chiedono ora alla Commissione di avviare una procedura d’indagine per verificare la regolarità del procedimento AIA; valutare una nuova procedura di infrazione per violazione del diritto europeo; sollecitare le autorità italiane a garantire parità di accesso alle informazioni e una reale partecipazione pubblica.
Anche quattro europarlamentari verdi italiani – Cristina Guarda, Benedetta Scuderi, Leoluca Orlando e Ignazio Marino – hanno sollevato il caso in una interrogazione scritta inviata alla Commissione il 12 maggio, alla quale però non è ancora stata data risposta.
La vicenda dell’ex Ilva si conferma così al centro di una crescente tensione tra Roma e Bruxelles, con implicazioni ambientali, industriali e istituzionali ancora tutte da chiarire.


