Durante l’audizione convocata dalla Commissione Ambiente della Regione Puglia, presieduta da Michele Mazzarano, si è discusso dell’accordo sullo stabilimento siderurgico di Taranto
Si è svolta oggi una significativa audizione presso la Commissione Ambiente della Regione Puglia, presieduta da Michele Mazzarano, dedicata allo “Stabilimento Siderurgico di Taranto” e incentrata sull’accordo ai sensi dell’art. 29 quater, comma 15 del D. Lgs. 152/2006.
Francesco Brigati (Fiom-Cgil Taranto): “Ambiente, salute e occupazione vanno tenuti insieme. ”
«Il fatto che il presidente della commissione Ambiente della Regione, Michele Mazzarano, abbia convocato in audizione lo organizzazioni sindacali, lo riteniamo un fatto altamente positivo». Così Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil Taranto, a conclusione dell’incontro.
In particolare, Francesco Brigati, ha evidenziato l’importanza, che poi è una condizione imprescindibile, di tenere insieme ambiente, salute e occupazione. «Su questo versante – ha ricordato il segretario generale Fiom Cgil Taranto – come organizzazioni sindacali i prossimi 22, 23 e 24 luglio abbiamo programmato tre momenti assembleari con i lavoratori per costruire, insieme a loro, una piattaforma rivendicativa che sarà poi presentata, nel corso del Consiglio di fabbrica del 25 luglio, ai presidenti di Regione Puglia e Provincia di Taranto, Michele Emiliano e Gianfranco Palmisano, e ai sindaci dei Comuni di Taranto, Piero Bitetti, e di Statte, Fabio Spada, invitati per l’occasione in quanto soggetti istituzionali titolati alla sigla dell’Accordo di programma il cui scopo è quello di trasformare il sito tarantino in un’ottica di progressivo abbandono del ciclo integrale. Personalmente – aggiunge Brigati – ho espresso l’importanza oggi più che mai dell’Accordo di programma perché abbiamo verificato che, così come accaduto in occasione del rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, il rischio è di lasciare ogni decisione in mano del governo centrale mentre è importante e indispensabile che sia il territorio a riappropriarsi del proprio futuro e determinare noi, come è stato già fatto nelle bozze dell’Accordo di programma, l’accorciamento dei tempi per chiudere il processo di decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico, l’utilizzo dei forni elettrici con il Dri, inevitabile se vogliamo mantenere in vita lo stabilimento».
Al presidente della task force regionale per l’occupazione, Leo Caroli, presente alle audizioni delle organizzazioni sindacali, la Fiom-Cgil Taranto, tramite il suo segretario generale, ha affrontato le tematiche, che saranno trattate anche nelle assemblee con i lavoratori, relative agli strumenti straordinari da mettere in campo rispetto al problema occupazionale «a partire – ha sottolineato Brigati – dai lavoratori ex Ilva in as, 1.550 unità» senza tralasciare il discorso legato »all’accesso per i lavoratori dello stabilimento ai benefici previdenziali legati all’esposizione all’amianto, ai prepensionamenti eccetera. Abbiamo chiesto – ha poi concluso Brigati – una gestione di misure straordinarie per gestire la nuova fase di transizione ecologica e sociale».
Mercurio (USB): “Serve una soluzione definitiva che tuteli davvero i lavoratori”
Tra gli interventi di rilievo, quello di Vincenzo Mercurio, coordinatore dell’USB Taranto, che ha posto l’accento sulle ricadute occupazionali e sociali del percorso in atto.
“Un momento importante e prezioso quello di oggi in Commissione Ambiente della Regione Puglia, che può servire a noi tutti per fare ancora un passo in avanti nella direzione che porterà alla decisione e alla individuazione di una soluzione definitiva. – ha dichiarato – Quelle prospettate finora sembrano solo proporre un escamotage per tamponare una situazione tutt’altro che semplice. Noi ci sentiamo ancora di richiamare l’attenzione sulla ricaduta dell’accordo di cui si parla sull’occupazione, quindi i riflessi appunto sul numero di lavoratori cui viene garantita la fonte del reddito, quindi sull’economia tutta e anche sul piano sociale.”
Il sindacalista ha ribadito con forza la necessità di affrontare da subito le ricadute occupazionali dell’accordo.
“Ballano davvero molti posti di lavoro: – ha aggiunto – questo significa che va stilato un piano preciso che consenta di blindarli e di gestire eventuali esuberi ricollocandoli in altre realtà. Questo va deciso ora contestualmente all’accordo. Non è ammissibile che si rimandi a dopo la definizione delle questioni sindacali. Noi saremo d’accordo solo nell’ambito del perimetro da noi tracciato con assorbimento degli eventuali esuberi in enti locali, Arsenale e Acquedotto Pugliese, ma anche riconoscimento del lavoro usurante e incentivo all’esodo per coloro che ritengono di poter dare un contributo diverso all’economia locale”.
Dipino (UGL Metalmeccanici): “Si scongiuri la chiusura della fabbrica”.
La UGL Metalmeccanici, rappresentata dal Segretario Provinciale Alessandro Dipino, ha espresso il desiderio che, dopo 13 anni di questa vertenza che ha causato logorio e riduzione drastica della capacità economica dei lavoratori dell’ex Ilva e delle loro famiglie, si possa scongiurare la chiusura della fabbrica il cui accadimento si trasformerebbe in una bomba sociale.
“È necessario, dichiara Dipino, che l’accordo di programma preveda contestualmente la salvaguardia dell’ambiente, della salute e dell’occupazione, abbandonando le lotte ideologiche ed i NO a prescindere ma che rappresenti un punto d’inizio di un percorso condiviso da parte di tutti gli stakeholders istituzionali affinché si possano conciliare queste tematiche ed evitare la chiusura della fabbrica”.
“Come UGL Metalmeccanici abbiamo ribadito che sia necessario mettere in campo tutte le misure possibili per sostenere i lavoratori attraverso la riapertura dei termini per l’esposizione all’amianto, il riconoscimento del lavoro usurante per tutti i lavoratori interessati, oltre a forma di incentivo all’esodo per quei lavoratori oramai esausti e/o disponibili a lasciare la fabbrica in maniera anticipata.”
“Ma per fare ciò è necessario che ognuno degli attori faccia un passo in avanti e, responsabilmente, si assuma la responsabilità politica della tutela sociale, imponendo i vincoli necessari ad accelerare il processo di ambientalizzazione attraverso la decarbonizzazione del complesso siderurgico.”
“Taranto, i lavoratori e i cittadini non possono attendere ulteriori 12 anni per vedere realizzato questo processo”, ha concluso Dipino.