Agricoltori in allarme per la nuova legge sulle falde. Preoccupano i vincoli su estrazione e utilizzo delle risorse idriche sotterranee per l’irrigazione
La nuova legge regionale sulle acque sotterranee in Puglia rischia di mettere in difficoltà il settore agricolo. È quanto emerso dal primo convegno tecnico organizzato da Confagricoltura Puglia per analizzare l’impatto della normativa approvata lo scorso maggio, che per la prima volta definisce regole e procedure per l’estrazione e l’uso delle risorse idriche dal sottosuolo.
“La conferenza ha fatto emergere numerose criticità segnalate da produttori e tecnici del territorio”, ha dichiarato Antonello Bruno, presidente di Confagricoltura Puglia. Particolare preoccupazione destano le sanzioni previste, giudicate “eccessivamente punitive” in un contesto già segnato da siccità e salinizzazione.
Durante l’incontro online, moderato dalla direttrice Beatrice Brizi e dal vicedirettore Gianni Porcelli, sono state evidenziate le principali criticità della legge, tra cui la revoca della concessione per il superamento del 20% del volume autorizzato o per il malfunzionamento dei dispositivi di misurazione.
L’organizzazione degli agricoltori ha anche sollevato dubbi sulla compatibilità tra la nuova normativa e le moderne esigenze colturali, in particolare per quanto riguarda gli impianti superintensivi di olivo e mandorlo. Problematico anche il sistema dei pareri vincolanti dell’Autorità di bacino, che sta rallentando il rinnovo delle concessioni.
“L’acqua sotterranea è la nostra unica risorsa irrigua stabile”, sottolinea Confagricoltura Puglia, “ma per difenderla e usarla con equilibrio servono regole certe, coerenti e calate nella realtà”. L’organizzazione chiede inoltre una revisione del Piano di Tutela delle Acque e una semplificazione delle procedure digitali, soprattutto per le realtà collettive che gestiscono più particelle.