Il fallimento della gestione Marani. Gli affanni e le anomalie della Lega Pro. La Terza Serie ricorda un malato agonizzante
Lega Pro da commissariare. Matteo Marani ha fallito su tutti i fronti. Triestina penalizzata di 9 punti e Rimini di 4, per inadempienze pregresse, vivono entrambe con affanno l’appropinquarsi del primo di agosto. Quando si dovrà dimostrare di aver pagato retribuzioni ed oneri riflessi relativi alle mensilità sino al 30 giugno scorso.
Gli alabardati hanno inutilmente “bruciato” oltre venti milioni di euro in tre stagioni, gli adriatici necessitano di circa un milione per chiudere decentemente le mensilità di maggio e giugno. Rischiano entrambe di non iniziare il campionato. Trapani ai nastri di partenza penalizzato di otto punti per pregresse inadempienze amministrative. La Brescia del calcio “miracolata” dalla Feralpisalò per non ripartire, da penalizzata, dalle categorie dilettantistiche. Messina che, retrocesso, sconterà in serie D i 14 punti di penalizzazione accumulati nell’ultimo campionato di serie C. Sorvoliamo sulle tristi vicende che hanno viste coinvolte Turris, Lucchese, Taranto e Spal.
L’accumulo di scadenze, perentorie, nel periodo peggiore della stagione, quando i flussi di cassa sono ridotti all’osso, mette in ginocchio tutta la terza serie. Molti club si “reggono” facendo ricorso alle entrate per il minutaggio e per le valorizzazioni. La maggior parte dei contratti economici dei tesserati non supera i 30 mila euro lordi. Diverse società, per risparmiare quattro soldi sulla contribuzione, ricorrono a mezzucci ridicoli, al limite dei regolamenti, che spesso danno adito a ricorsi al Collegio arbitrale per dirimere l’insorgere di controversie.
E questo lo vogliamo ancora chiamare professionismo? Marani ha recentemente dichiarato che l’esercizio della sua lunga carriera giornalistica gli era stato utile nel renderlo edotto sui tanti problemi, relativi alla scarsa sostenibilità, che nel tempo hanno “tormentato” i club della serie C. Bene, è stato come volersi dare la zappa sui piedi perché, pur a conoscenza dei fatti, non è stato capace di incidere come il suo ruolo imporrebbe.
La sua è una gestione anonima. Le sue proposte sono elementari. Non hanno nulla di sostanziale, innovativo, determinante. Le palesi difficoltà di gestione economica, anziché essere risolte, si acuiscono e rimangono, irrisolte, sul tavolo.
Le classifiche stravolte dalle anomalie dello scorso campionato ed il pessimo avvio della nuova stagione sportiva, certificano la mediocrità di una situazione che appare irrecuperabile. Si giocano tre gironi nei quali non esiste equilibrio di nessun genere. Né finanziario, tantomeno tecnico, quanto strutturale.
La terza serie del calcio italiano va riformata, va avviata una ristrutturazione radicale. La Lega Pro va commissariata. Con una indispensabile presa di coscienza della crescente precarietà economica e strutturale. Il calcio italiano non è in grado di sostenere tre serie professionistiche. Tre Leghe con un totale di 100 società, la maggiora parte delle quali, nella categoria minore, arrancano nel faticoso tentativo di mantenere il passo imposto dalle norme federali.
Gli esempi da scongiurare e da combattere? Ce ne sono in quantità industriale. Oltre al proliferare di inadempienze amministrative che conducono alle penalizzazioni se non addirittura alla esclusione dai campionati. Il più eclatante, sul quale sarebbe stato opportuno che anche il presidente di Lega avesse approfondito, quello clamoroso, evidenziato da una recente inchiesta televisiva, promossa da “Le Iene”. Quel malvezzo, dilagante, dei genitori che vogliono avviare i propri figli alla professione di calciatori pagando. Un passaggio, quello de “Le Iene”, che ha evidenziato talune diponibilità che squalificano l’ambiente. Il ricorso a decisioni, non condivisibili, nel tentativo di ovviare a evidenti carenze di cassa imposte dalla crisi finanziaria della categoria. Marani e cosciente che la terza serie è ridotta a tanto?