“Nessuna parola su quanti posti di lavoro saranno salvaguardati o su quali saranno gli strumenti straordinari che si intendono attivare per gestire la transizione e proteggere il reddito delle persone coinvolte. Il dibattito appare monco e pericoloso: si ragiona di soluzioni ‘A, B o C’ senza chiarire cosa realmente comportano sul piano occupazionale e industriale”
“Mentre si decide del futuro della più grande acciaieria d’Europa, e con essa del nostro modello produttivo e della transizione ecologica, assistiamo a un confronto che oscilla tra interessi di bottega e schermaglie politiche, dove i lavoratori continuano a essere i grandi assenti.” Lo affermano in una nota i rappresentanti dell’Esecutivo Nazionale Confederale di Usb, Francesco Rizzo e Sasha Colautti.
“L’incontro avvenuto ieri tra le istituzioni ha determinato l’aggiornamento del bando di gara per l’ingresso di un nuovo partner industriale, fissando la totale decarbonizzazione come condizione vincolante. Un obiettivo che riteniamo necessario e che USB ha sempre sostenuto: il futuro della siderurgia deve essere compatibile con la salute e l’ambiente.
Ma su questo non può reggere l’ennesima narrazione che riduce tutto ad una partita industriale, senza affrontare la questione sociale.
Nessuna parola su quanti posti di lavoro saranno salvaguardati o su quali saranno gli strumenti straordinari che si intendono attivare per gestire la transizione e proteggere il reddito delle persone coinvolte. – Sottolineano i due sindacalisti – Il dibattito appare monco e pericoloso: si ragiona di soluzioni ‘A, B o C’ senza chiarire cosa realmente comportano sul piano occupazionale e industriale. Così si lascia campo libero a chi pensa che la transizione sia solo una questione di tecnologia e non di diritti, dignità e futuro delle persone.
USB al tavolo odierno presso Palazzo Chigi lo ha ribadito con forza: la presenza dello Stato è condizione imprescindibile in tutta l’operazione. Non come semplice arbitro, ma come soggetto attivo e garante di una strategia industriale di lungo periodo. – Prosegue la nota – La siderurgia è un settore strategico per il Paese: non può essere lasciata alla logica del massimo profitto di un singolo operatore privato.
Serve un piano nazionale per la siderurgia, integrato nella strategia di politica industriale, che indichi investimenti, tempi e strumenti per una transizione ecologica giusta e socialmente sostenibile.
È urgente definire degli strumenti straordinari per la tutela dell’occupazione, la protezione del reddito per i lavoratori, pensando anche a un futuro ‘oltre la fabbrica’ per chi non potrà essere ricollocato all’interno degli impianti. Questi strumenti devono riguardare tutto il bacino dell’occupazione, dai lavoratori diretti a quelli di Ilva in AS e dell’appalto.
II 12 agosto, Comune e Regione saranno riconvocati per sottoscrivere l’Accordo di Programma Interistituzionale, ma ci sembra evidente che saremo punto e a capo, con la politica che non fa la politica, che decide di non decidere scaricando su altri le proprie responsabilità. – Concludono Rizzo e Colautti – Ma il futuro della siderurgia non è una questione locale. È una questione nazionale, che riguarda la tenuta industriale del Paese, la sua autonomia produttiva e migliaia di famiglie che vivono di lavoro. USB continuerà a chiedere che questo confronto torni sui binari giusti: un processo trasparente, con obiettivi industriali chiari, garanzie sociali vincolanti e un ruolo pubblico forte, capace di guidare la transizione ecologica senza sacrificare i diritti dei lavoratori sull’altare del profitto.”