Al SS. Annunziata è ancora vietata la presenza di una persona di fiducia in sala travaglio sebbene in altri ospedali della provincia questo sia un diritto garantito
Portare al mondo un figlio è un atto di amore e di coraggio. È un momento di grande intensità fisica ed emotiva, che ogni donna vive con la consapevolezza di trovarsi di fronte a un passaggio unico e irripetibile. In quel tempo sospeso, fatto di attesa, dolore, speranza e lacrime, la vicinanza di una persona amata non è un dettaglio: è un sostegno prezioso, che dona forza, rassicurazione e sollievo.
Eppure all’ospedale SS. Annunziata di Taranto tutto questo è negato. Dal 2020, in piena emergenza Covid, le donne vengono lasciate da sole per ore ad affrontare il travaglio senza il supporto di una persona di fiducia.
Una misura allora comprensibile, ma che ancora oggi non è stata rivista, a differenza di quanto accaduto negli ospedali vicini di Martina Franca e Castellaneta, dove la presenza di una persona al fianco delle gestanti è stata giustamente reintrodotta, riconoscendone il valore umano e clinico.
Prima della pandemia, al SS. Annunziata la donna poteva contare sul supporto di una persona a lei vicina, riconosciuta come un sostegno fondamentale, sia dal punto di vista emotivo che psicologico. Oggi, invece, le future mamme subiscono un’ingiustificata discriminazione che rischia di trasformare un momento speciale in un’esperienza segnata da solitudine, sofferenza e paura.
Le future mamme chiedono quindi al commissario straordinario della Asl di Taranto, Vito Gregorio Colacicco, e al direttore di Ginecologia e Ostetricia del SS. Annunziata, Emilio Stola, di intervenire con urgenza per ripristinare al più presto un servizio essenziale e restituire dignità, serenità e vicinanza alle donne che si apprestano a dare alla luce i propri figli.
“Non chiediamo privilegi – dichiarano le mamme in attesa – ma il riconoscimento di un diritto umano e sanitario che in altre strutture è già garantito. Nessuna donna dovrebbe affrontare da sola ore di dolore e di incertezza, quando la presenza di una persona cara può fare la differenza. La nascita non è solo un evento clinico: è un atto d’amore che merita di essere vissuto nella dignità e nella pienezza che ogni madre e ogni bambino portano con sé”.