Paolillo: “Serve un piano industriale concreto”
“Il tempo della verità è adesso: senza chiarezza e realismo, la transizione
rischia di restare uno slogan.”Questo è quanto riportato nella nota da Confartigianato Taranto che accoglie, come sottolinea, con rispetto l’impegno del Governo verso la piena decarbonizzazione del sito siderurgico di Taranto, espresso dal ministro delle Imprese Adolfo Urso
nel corso dell’interessante convegno promosso da Legambiente Taranto sul tema “Taranto dopo il carbone”. Un appuntamento importante, -aggiunge- che ha visto anche gli interventi dei rappresentanti di Confindustria e Confapi, a testimonianza dell’attenzione e della partecipazione di parti significative del sistema produttivo locale.
A margine dell’iniziativa, Confartigianato Taranto invita però a una riflessione franca e realista.
“La direzione è giusta – afferma Fabio Paolillo, Segretario generale dell’associazione – ma, insistiamo, sulla stagnante situazione serve dire la verità. L’esito della gara di vendita dell’ex Ilva ha confermato ciò che da tempo sosteniamo: così com’è, lo stabilimento di Taranto non lo vuole nessuno. E nessun investitore, oggi, è disposto a mettere le risorse necessarie per decarbonizzare un impianto obsoleto e, allo stesso tempo, mantenerne le attuali dimensioni e livelli occupazionali.
Allora la domanda è inevitabile: con quali soldi e con quali tempi, si farà davvero questa transizione?”
Confartigianato sottolinea le contraddizioni di un dibattito che, da mesi, parla di futuro ma evita di affrontare i nodi del presente.
“Parlare di acciaio verde e forni elettrici è importante – prosegue Paolillo – ma serve un piano industriale concreto, con risorse certe, cronoprogrammi e scelte tecniche definite. Senza questo, la decarbonizzazione rischia di restare solo uno slogan. La verità è che il ciclo produttivo di Taranto va profondamente ripensato e ridimensionato. Siamo sempre più convinti che sia meglio una fabbrica
più piccola ma sostenibile, che un gigante malato che continua a divorare risorse pubbliche e speranze.”
Altro nodo cruciale è la gestione dell’inevitabile massa di esuberi.
“Non si può continuare a sottacere – aggiunge Paolillo – che la riconversione industriale comporterà oltre cinquemila lavoratori da ricollocare. La vera sfida è gestire questa transizione sociale con strumenti seri, non improvvisati. Bene, dunque, chi richiama la necessità di coesione e collaborazione tra istituzioni e imprese: è un principio che, come Confartigianato, condividiamo. Ma serve un tavolo operativo stabile, che definisca numeri, fondi e strategie concrete, evitando frammentazione e propaganda.
Confartigianato avverte poi sul rischio di sprecare le risorse destinate alla formazione.
“Non serve concentrarsi nella formazione in aula, né moltiplicare attestati inutili. Non parliamo di studenti da orientare, ma di maestranze esperte e qualificate, che non hanno bisogno di pezzi di carta ma di esperienze pratiche. Quelle risorse devono essere destinate a percorsi di riqualificazione
veri, direttamente nei laboratori artigiani, nelle officine e nei cantieri, cioè all’interno delle imprese.Gli artigiani sono pronti: possono accogliere questi lavoratori, accompagnarli nella ricollocazione professionale, formarli e, in molti casi, assumerli stabilmente. Nelle piccole imprese c’è fame di competenze e di mani qualificate: questa può diventare una grande occasione per tutti.”
Emblematica, ricorda Confartigianato, l’espressione emersa durante il convegno: “Il treno della diversificazione sta partendo ed è bene sapere che non bisogna perderlo.”
“Giusto – commenta Paolillo – ma aggiungiamo che bisogna anche sapere dove porta quel treno, perché non possiamo permetterci di restare fermi su un binario morto, con un bel cerino acceso tra
le mani legate.”La posizione di Confartigianato è chiara:“Ognuno deve fare la propria parte, senza più alibi né divisioni. Tornando al convegno di Legambiente, cogliamo l’appello dei rappresentanti degli industriali a fare squadra sul territorio, con senso di responsabilità e senza protagonismi, per costruire una piattaforma unitaria da portare al
Governo. Confartigianato sostiene da tempo questa linea di collaborazione e, oggi più che mai, considera fondamentale unire le forze di tutti per dare a Taranto una strategia comune, concreta e credibile.”
“La transizione ecologica – conclude Fabio Paolillo – non può esistere senza una transizione sociale e produttiva. Taranto ha bisogno di un piano industriale realistico e condiviso, non di auspici o promesse. Gli artigiani sono pronti a fare la loro parte, ma si aspettano quelle certezze che ancora
mancano: chi deve realizzare, quante risorse servono, chi le deve mettere, in quali tempi e con quale visione di lungo periodo. Il tempo delle illusioni è finito: adesso serve dire le cose come stanno, prendere decisioni, adottare i giusti metodi e, soprattutto, avere il coraggio della verità e delle scelte.”


