I lavoratori dell’ azienda di Grottaglie raggiungono le 10000 adesioni on line
L’iniziativa è partita da un ristretto gruppo di dipendenti di Grottaglie ma in pochi giorni ha raggiunto 10mila adesioni online: “La nostra azienda mantiene solidi rapporti commerciali e di cooperazione militare con Tel Aviv, contribuendo di fatto alla prosecuzione delle operazioni belliche”
La petizione “Non in mio nome, non con il mio lavoro”, é stata lanciata su Change.org.
“Vogliamo ricordare che l’azienda – spiega Pasquale Caniglia, della Fiom Cgil Taranto – prima della crisi produceva fusoliere, e non armi.A marzo scorso l’azienda – continua Caniglia – ha reso nota ai suoi azionisti l’intenzione di instaurare una joint venutre con un fondo monetario arabo. Il pericolo è che l’intensificarsi di alcune relazioni possa spostare definitivamente il baricentro della Leonardo sulla produzione di armi, con la cessione del ramo civile, del quale chiediamo un rilancio”.
Nel testo, i firmatari denunciano come “Leonardo, con il benestare del Governo italiano, mantenga solidi rapporti commerciali e di cooperazione militare con Israele, contribuendo di fatto alla prosecuzione di operazioni belliche che colpiscono sistematicamente la popolazione civile palestinese, priva di ogni capacità di difesa, in evidente violazione del diritto internazionale umanitario”.
La petizione ha come destinatario anche il governo italiano. “La Leonardo – dice Francesco Brigati, della Fiom Taranto – non ha assunto impegni autonomamente con Israele. Ma, essendo un’azienda a controllo statale, esistono dei contratti non ancora scaduti fra Italie a Israele che utilizzano la Leonardo come punto di riferimento per le forniture belliche”.
La petizione, indirizzata ai vertici di Leonardo, all’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento del Ministero degli Affari Esteri e al Consiglio europeo, lancia questo messaggio da parte dei lavoratori: “Rifiutiamo di essere complici nelle violazioni dei diritti umani e nei crimini internazionali. Rifiutiamo che i nostri atti e il nostro ingegno possano contribuire a un’economia che guida, fornisce e abilita il genocidio del popolo palestinese”.


