di Rosa Surico
Da Taranto e da Sant’ Antioco, tracce di un’ arte antichissima del Mar Mediterraneo
Con il brevetto industriale n.343624 del Ministero delle Corporazioni nel 1936, Rita del Bene registrò il “Procedimento di fabbricazione di tessuti mediante la utilizzazione dei filamenti fibrosi della Pinna nobilis”.
Nata a Massafra nel 1909 ,si appassionò abilmente alla lavorazione della seta del bisso di Taranto frequentando all’Istituto Adele Sovena Donati di Roma, il corso per l’insegnamento dei lavori femminili e diplomandosi come sarta. Ebbe la potente intuizione che il bisso si poteva trasformare in filo tramite una lunga serie di procedimenti in rammollimento, lavaggio, asciugatura, stropicciatura, pettinatura, cardatura, filatura e ammassamento. Diventando così un’alternativa alla seta del baco.
Come ogni storia di successo che si rispetti però, incontrò la diffidenza e l’ invidia di molti tanto da far nascere addirittura su di lei una leggenda senza alcun fondamento storico.
Rita era una donna, brillante e per di più con l’ ago tesseva sia la preziosa seta di mare ma anche il suo personale ingranaggio economico.
Di riflesso cuciva abilmente e preziosamente la difficile evoluzione storica di un’ intera generazione di donne.
La cosiddetta “maledizione del bisso marino” su di lei non si abbatté. Non morì a 39 anni sul ponte di pietra dopo aver venduto nel 1948, 3500 kg di bisso alle seterie Sale di Como, le cui macchine tessili si incepparono per la durezza del filo portando alla chiusura della fabbrica.
Rita morì nel 1998 all’ età di 89 anni.
A Taranto, quando le venne negata una cattedra per insegnare nelle scuole, aprì la sua scuola privata in Via Pitagora 22.
Ha lasciato la sua traccia indelebile a Taranto.
Il bisso, noto anche come “seta del mare”, è una fibra animale secreta dal mollusco bivalve “Pinna nobilis” la cui lavorazione oggi è rara, la raccolta della materia prima è vietata perché la Pinna nobilis è una specie a rischio di estinzione. Dal 1992 la legge vieta la raccolta della nacchera e così anche la vendita del bisso.
Da quello che è stato definito mare della resilienza, il Mar Piccolo di Taranto, già nel 2015, al 46° Congresso della S.I.B.M. (Società Italiana Biologia Marina), ci arrivano segnali incoraggianti e di ripresa di alcuni suoi esemplari proprio nelle sue acque.
Nello studio “Recent observations of Pinna Nobilis in the Mar Piccolo basin (Gulf of Taranto, Mediterranean Sea)”, pubblicato sulla rivista scientifica Mediterranean Sea e a partire dal 2016 la popolazione aveva subito un grave tracollo a causa di un’infezione prodotta da un protozoo.
Il monitoraggio di “Mare Per Sempre” ha riportato però dei dati sorprendenti grazie alla collaborazione con il personale della Guardia Costiera: il ritrovamento di alcuni esemplari vivi fa sperare almeno nella conservazione della specie.
Oggi è la Sardegna, precisamente Sant’ Antioco ad essere considerata, l’ ultima custode dell’ antichissima arte del Mediterraneo. Ma non dimentichiamoci di Taranto.Di Rita del Bene.
In foto riproduzione di Pinna Nobilis presso la Chiesa di Santa Maria della Scala a Taranto (via Duomo 178)


