di Armando De Vincentiis
L’esperienza della guerra in Ucraina dimostra quanto sia pericoloso ignorare la logica sistemica: ogni azione provoca reazioni che si sommano, creando un circolo vizioso difficile da interrompere. Solo attraverso una lettura scientifica delle interazioni e delle percezioni reciproche è possibile progettare strategie di mediazione efficaci e interventi che minimizzino i rischi
Questo articolo propone una lettura della guerra in Ucraina che unisce l’analisi sociologica di Max Weber e la teoria generale dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy. L’approccio weberiano utilizza il concetto di tipo ideale per comprendere le motivazioni e le logiche interne degli attori, mentre la visione sistemica osserva Stati, organizzazioni e individui come sistemi interconnessi, le cui azioni producono reazioni e feedback reciproci.
Non è né una presa di posizione tra le parti né un tentativo di giustificare un paese che ha, senza dubbio, violato un diritto internazionale. Si vogliono solo comprendere le dinamiche sociologiche e sistemiche che non stanno consentendo la soluzione del conflitto.
La teoria generale dei sistemi
La teoria generale dei sistemi, sviluppata da Ludwig von Bertalanffy, è un approccio interdisciplinare che descrive sistemi con componenti interagenti, applicabile a biologia, cibernetica e altre discipline. Essa postula che esistano principi validi per sistemi in generale, indipendentemente dalla loro natura o dai loro componenti.
Tra i principi fondamentali vi sono: Interconnessione, le parti di un sistema sono interconnesse; un cambiamento in una parte influenzerà le altre; Circolarità e interconnessione arbitraria, le relazioni tra le componenti di un sistema possono creare feedback circolari, in cui un’azione genera una reazione che a sua volta influenza altre parti del sistema in modi non lineari e non prevedibili.
Il tipo ideale di Max Weber
Il “tipo ideale” è una costruzione teorica utilizzata da Max Weber per analizzare e comprendere fenomeni sociali complessi. Non rappresenta una realtà storica concreta, ma un modello astratto che evidenzia le caratteristiche essenziali di un fenomeno. Ad esempio, Weber ha sviluppato tipi ideali di “capitalismo” o “burocrazia” per confrontare e contrastare diverse società o istituzioni, evidenziando le differenze e le somiglianze tra vari fenomeni sociali.
Applicazione al conflitto in Ucraina
Guardando alla Russia attraverso il tipo ideale di Weber, emerge un modello di nazione fortemente orientato alla sicurezza e da questo si evince chiaramente come le sue azioni siano guidate dalla percezione, quasi paranoica, di minaccia alla sicurezza dei propri confini e dalla protezione dei propri interessi strategici. Gli Stati Uniti e la NATO, pur conoscendo questi timori esistenziali, hanno continuato ad espandersi e a rafforzare la propria presenza negli anni, ignorando in gran parte i segnali di allarme percepiti da Mosca.
Ogni avanzamento verso l’Europa orientale e ogni esercitazione militare vicino ai confini russi è stato interpretato come provocazione, alimentando un circolo vizioso di escalation in cui ogni azione genera una reazione che a sua volta aumenta la tensione. L’Europa, seguendo questa linea, sostiene l’Ucraina con armi, risorse e sanzioni economiche, come il congelamento dei beni russi, azioni che Mosca percepisce ulteriormente come minaccia. Anche la percezione del ruolo dell’Europa, vista fin dal principio come subordinata agli Stati Uniti e incapace di agire autonomamente, rafforza la continuità delle reazioni negative e ostacola qualsiasi riduzione del conflitto. Il ruolo di Zelensky va letto tenendo conto della realtà sistemica: pur apparendo un attore autonomo, le sue decisioni sono influenzate fortemente da Stati Uniti ed Europa. La Russia percepisce l’Ucraina come parte di un sistema più ampio guidato da attori esterni, e questo contribuisce a consolidare la paura esistenziale alla base delle sue decisioni strategiche.
Una lettura scientifica e sistemica permette di distaccarsi dai giudizi politici e dal “tifo da stadio” tipico dei talk show o dei social, dove le opinioni sono spesso mosse da emozioni, istigazioni propagandistiche o attribuzioni di etichette superficiali come “criminale” o “aggressore”. Questo approccio osserva le azioni, le paure e le percezioni reciproche, applicando il metodo comprendente di Weber e analizzando le interazioni circolari che regolano i comportamenti dei protagonisti, invece di assegnare colpe.
Questa prospettiva mostra che la guerra non è il frutto di singole volontà aggressive o scelte isolate, ma il risultato di interazioni complesse tra percezioni, paure e reazioni reciproche. Ignorare le dinamiche sistemiche significa alimentare un circolo in cui ogni azione genera una reazione e ogni reazione aumenta la tensione, rendendo il conflitto sempre più difficile da gestire.
Un esempio chiave riguarda la posizione della Russia e di Putin. Il mancato accettare un cessate il fuoco non è dovuto a un desiderio di distruzione, ma nasce da considerazioni strategiche precise: una tregua può bloccare un vantaggio militare e dare tempo alla controparte di organizzarsi per un eventuale contrattacco. Dal punto di vista strategico, accettare una tregua senza garanzie concrete significherebbe rischiare che la controparte acquisisca posizioni più favorevoli.
La paura esistenziale, come descritta dal tipo ideale weberiano, impedisce l’accettazione della tregua. Comprendere le ragioni della Russia non significa giustificarla, ma applicare semplicemente il metodo comprendente di Weber, osservando il significato delle azioni nel loro contesto. Dal punto di vista esterno, il mancato cessate il fuoco viene spesso percepito come volontà di continuare la conquista. Invece, se si comprendessero le radici della paura esistenziale, si aiuterebbe a conciliare le parti. La guerra continua perché nessuno dei protagonisti pratica una lettura scientifica e sociologica delle posizioni altrui.
Inoltre, le interazioni circolari tra NATO, Europa e Russia sono il perno fondamentale che mantiene attivo il conflitto. Ogni azione occidentale viene interpretata come provocazione, ogni reazione russa unicamente come offesa e l’insieme alimenta continuamente l’escalation. Anche le azioni dell’Europa, come il sostegno militare all’Ucraina e le sanzioni economiche, ritenute legittime sul piano politico, contribuiscono alle reazioni circolari negative e rendono più difficile trovare una tregua.
In sintesi, la guerra in Ucraina non è determinata da scelte isolabili o da volontà aggressive individuali, ma emerge dall’intreccio complesso di percezioni, timori, reazioni reciproche e paure esistenziali. La NATO ha ignorato i timori percepiti da Mosca, l’Europa ha seguito la linea di sostegno al conflitto, e la Russia agisce secondo una logica di protezione dei propri interessi vitali. Solo attraverso una lettura scientifica e sistemica di queste interazioni, senza pregiudizi ideologici, è possibile iniziare a comprendere i meccanismi profondi del conflitto e ipotizzare strategie realistiche per ridurre le tensioni.
Questa prospettiva scientifica è essenziale perché distacca l’osservatore dai giudizi emotivi e dalle semplificazioni mediatiche, consentendo di analizzare il conflitto con rigore e obiettività. I modelli proposti in questo articolo, sia dal punto di vista sistemico sia attraverso i tipi ideali, non sono meri strumenti teorici: rappresentano linee di lettura capaci di prevedere reazioni, identificare punti critici e persino contribuire a evitare escalation pericolose. In altre parole, comprendere le dinamiche profonde che guidano le azioni dei protagonisti non è solo un esercizio accademico, ma una possibilità concreta di salvaguardare vite e ridurre sofferenze.
L’esperienza della guerra in Ucraina dimostra quanto sia pericoloso ignorare la logica sistemica: ogni azione provoca reazioni che si sommano, creando un circolo vizioso difficile da interrompere. Solo attraverso una lettura scientifica delle interazioni e delle percezioni reciproche è possibile progettare strategie di mediazione efficaci e interventi che minimizzino i rischi. La conoscenza dei modelli interpretativi proposti permette di anticipare le mosse, di dialogare con maggiore consapevolezza e di costruire scenari realistici per la riduzione del conflitto.
In sintesi, l’adozione di un approccio scientifico, capace di integrare la visione sistemica e il metodo comprendente di Weber, rappresenta, dal mio punto di vista psicologico e da esperto di sistemi umani, un passo fondamentale per chi vuole capire davvero le dinamiche della guerra, prevenire escalation e, soprattutto, salvare vite umane. Il valore di questa prospettiva non sta nel giudicare o assegnare colpe, ma nel fornire strumenti per leggere la realtà in tutta la sua complessità e intervenire con maggiore efficacia.


