di Rosa Surico
Vico degli Innocentini nella città Vecchia di Taranto, come Rue Belleville del quartiere operaio di Parigi.Due personalità magnetiche della musica e dello spettacolo accomunate dallo stesso destino di nascita, dallo stesso successo in vita ma dalla differente risonanza dopo la morte. La strada diede i natali a entrambe. Storie di resilienza e resistenza di una vita tutta in salita
Il 19 dicembre del 1915, secondo la leggenda, sugli scalini del portone situato al civico 72 di Rue Belleville a Parigi, nacque Edith Piaf, pseudonimo di Édith Giovanna Gassion. La realtà storica però, indica la sua nascita in ospedale, sebbene un cartello oggi, sul portone del palazzo, riporta una verità che va oltre i carteggi dell’ epoca.”Qui nacque nella più cruda povertà Édith Piaf, la cui voce qualche anno più tardi avrebbe incantato il mondo”. Il lavoro dei genitori di Édith, artisti di strada non permetteva loro di accudirla. Fu affidata alla nonna materna inizialmente ma come lei stessa ricorda nelle sue ” Mémoirs” i suoi biberon, venivano riempiti di vino rosso “per uccidere i microbi”.
La voce del ” passerotto di Francia” fu scoperta a 20 anni. Piaf ( nel dialetto parigino significa proprio “passerotto”) Nel 1935, Louis Leplée, proprietario del cabaret Gerny sugli Champs-Élysées, la scoprì mentre cantava in Rue Pigalle.
Tra amori difficili, abbandoni, miseria e difficoltà occupò la scena canora internazionale dei primi 40 anni del ‘900 e fino alla morte avvenuta nel 1963 a soli 47 anni.
A Taranto, 21 anni prima della nascita di Edith Piaf, il 9 luglio del 1894, nel vicolo degli Innocentini, nacque Maria Annina Laganà Pappacena, protagonista indiscussa del teatro di varietà e del cinema muto. Per il suo nome d’arte si ispirò a quello della celebre vedette internazionale delle Folies Bergère Eugénie Fougère. Vita difficile, la sua. La storia della star più pagata del varietà italiano di primo ‘900, inizia tristemente. Fu subito abbandonata dalla madre, la sciantosa Teresa Catalano, nella ruota degli esposti. Fu affidata a una famiglia di pescatori che però, non la dichiarò. Solo sette anni dopo, alcuni parenti materni ottennero prima l’affidamento e poi l’adozione, nel 1916, dandole il cognome Laganà.Già a soli 8 anni debutterà come bambina prodigio su un palco di Ventimiglia. Di lì il successo fino in Francia e tutta Italia.
Le due artiste non si incontrarono mai. Ma le loro personalità sono state accomunate per la prima volta in uno spettacolo negli anni ’90 dall’ indimenticata artista napoletana Marina Pagano. Tra l’altro nel 1940, l’8 dicembre nel teatro partenopeo Politeama , la diva tarantina, si esibì per l’ ultima volta. Si ritirò dalle scene trasferendosi in una villa a Santa Marinella, in provincia di Roma, dove continuò a vivere da diva fino al 1966 quando morì a 72 anni. Riposa nel Cimitero di Taranto come richiesto espressamente dalle sue ultime volontà in vita.
Non aggiungeremo altro che non si sappia già sul talento delle due artiste. Il concetto di Vie en rose, vita in rosa, da vivere con ottimismo nonostante le difficoltà, sembra accomunarle ancora una volta e rispondere indirettamente alla domanda sulla diva di Taranto.
Quale fu il motivo del successo di Anna Fougez? Indubbiamente aveva la carta della bravura,della bellezza e del fascino che seppe sfruttare adeguatamente. Ma furono le sue origini difficili che la resero una donna piena di creatività, inventiva. Si cuciva anche gli abiti di scena da sola. Incarnò già da allora il concetto moderno tutto maschile americano del “self made man”. La donna che si creò da sé con orgoglio.
A distanza di più di 100 anni, se il successo della diva francese però, è celebrato ancora oggi attraverso vie in tutta Parigi e nel Mondo, la dimenticata indimenticabile Anna Fougez, ha un solo rondò nella città dei Due Mari, tra corso Italia e via Ancora grazie a una delibera n.376 del 20 marzo 1990, dell’allora sindaco di Taranto prof. Mario Guadagnolo e la successiva n.498 del 2002.
Allora lanciamo un appello all’ attuale Primo Cittadino della Città dei due mari, Piero Bitetti e chiediamo : “Nella Taranto dalle 1500 vie dove solo 24 sono intitolate timidamente a donne della società civile, come riportato dai dati che provengono dal sito Toponomastica Femminile, dov’ è la via intitolata alla prima cantautrice della storia italiana Anna Fougez?
Ma “La speranza, si sà, è un sogno fatto da svegli, diceva un tale famoso”.E se oltre una via ad esserle intitolata, per la diva dalla personalità eclettica, che da Parigi introdusse in Italia la novità delle fontane luminose nei suoi spettacoli, ci fosse, anche una fontana vera e propria?
In uno dei suoi testi più famosi, “Addio mia bella signora” , questi furono alcuni versi:
“Segui pure il tuo destin; saprò dire al mio cuor: E’ finito l’amor,la chimera fragile passò!”
Per l’ occasione la licenza poetica, intonerebbe:
“Hai seguito pure il tuo destino; Taranto saprà dire al tuo cuore: Non è finito l’ amor, la chimera non fragile ritornò. Bentornata bella Signora, bentornata Anna Fougez”


