Il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica per le aree inquinate italiane coordinato dall’ISS, valuta l’impatto sulla salute delle popolazioni residenti in Siti di Interesse Nazionale (SIN) per supportare bonifiche e interventi di salute pubblica
In Italia sono 42 i Siti di Interesse Nazionale (SIN) che necessitano di bonifica. Intere aree vaste e gravemente inquinate che rappresentano un elevato rischio ambientale e sanitario. Nonostante i procedimenti di bonifica siano in corso, i progressi sono ancora insufficienti. Le bonifiche di questi siti,
sono gestite dal Ministero dell’Ambiente con il supporto di ISPRA e regioni.
La loro individuazione avviene d’intesa tra il Ministero dell’Ambiente (ora MASE) e le Regioni, con supporto tecnico da parte del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e l’ISS.
Le principali aree, SIN, istituiti anche decenni fa (es. 1998), presentano ritardi enormi. Tra i più noti e con alto livello di criticità, ci sono:
Puglia: Taranto, Brindisi, Manfredonia.
Sardegna: Sulcis Iglesiente.
Sicilia: Gela, Priolo, Milazzo.
Campania: Napoli (Bagnoli, Orientale), Area Vasta Giugliano.
Liguria: Cengio e Saliceto, Cogoleto.
Piemonte: Pieve Vergonte, Casal Monferrato, Balangero.
Veneto: Venezia (Porto Marghera), Caffaro di Torviscosa ( in Friuli Venezia Giulia).
Toscana: Piombino, Livorno, Orbetello.
Lazio: Bacino del Fiume Sacco.
Lombardia: Pioltello e Rodano, Sesto San Giovanni, Brescia.
Una percentuale molto bassa dei suoli è stata bonificata definitivamente (circa il 6% dei suoli, secondo alcune stime).
Si parla in totale di circa 992 anni di ritardo accumulato sulle bonifiche.
Stasera, su Rai 3, alle 20.30, la trasmissione condotta dal giornalista Sigfrido Ranucci, affronterà proprio la questione dei SIN – Siti di Interesse Nazionale, aree inquinate e della chiusura dell’Osservatorio “Sentieri”.


