Gianni Cataldino, assessore del Comune di Taranto, ha recentemente sentito il bisogno, a titolo personale, ci tiene a precisare lui, di rassicurare la città: la politica locale sarebbe del tutto estranea alle vicende del Taranto Calcio. Una dichiarazione limpida, quasi ascetica. Peccato solo che il messaggio sia comparso sui canali istituzionali dell’amministrazione comunale e che la firma in calce recitasse, con encomiabile coerenza: Assessore al Coordinamento Strategico dell’Azione di Governo
Il coordinatore strategico e il pallone che rotola da solo. C’era una volta, ma potrebbe essere stato ieri, un assessore con una delega lunga abbastanza da sembrare una trama: coordinamento strategico dell’azione di governo. Un titolo che evoca mappe, bussole e orizzonti lontani, ma che, nella pratica quotidiana, finisce talvolta per incrociare un pallone che rimbalza capriccioso sul prato spelacchiato del calcio cittadino.
Gianni Cataldino, assessore del Comune di Taranto, ha recentemente sentito il bisogno, a titolo personale, ci tiene a precisare lui, di rassicurare la città: la politica locale sarebbe del tutto estranea alle vicende del Taranto Calcio. Una dichiarazione limpida, quasi ascetica. Peccato solo che il messaggio sia comparso sui canali istituzionali dell’amministrazione comunale e che la firma in calce recitasse, con encomiabile coerenza: Assessore al Coordinamento Strategico dell’Azione di Governo.
Ora, è certamente possibile che l’assessore custodisca una doppia vita comunicativa: cittadino privato al mattino, rappresentante istituzionale al pomeriggio. Ma il lettore distratto potrebbe confondersi e pensare che, quando si parla dalla stanza dei bottoni, sia difficile togliersi la giacca del ruolo, anche volendo.
La favola, però, non finisce qui. Perché se è vero che la politica, ufficialmente, non si occupa di calcio, è altrettanto vero che, nei fatti, qualche scarpata sul campo l’ha già messa. Basti ricordare l’incontro estivo, tutt’altro che immaginario, tra una rappresentanza di ultras e due esponenti di vertice della civica amministrazione: il vicesindaco Mattia Giorno e lo stesso Cataldino. Tema? Chiarimenti sull’affidamento del titolo sportivo e molto altro. Argomento evidentemente così estraneo alla politica da richiedere la presenza dei suoi massimi interpreti.
E poi c’è la vicinanza mai smentita, anzi spesso visibile, tra l’assessore e gli attuali gestori del calcio rossoblù, i fratelli Ladisa. Presenze, sorrisi, partecipazioni pubbliche. Fino alla presentazione alla città della nuova compagine societaria, evento che avrebbe dovuto parlare di calcio e che invece si è rapidamente trasformato in una raffinata illustrazione del futuro stadio Iacovone, ancora avvolto dalle impalcature in vista dei Giochi del Mediterraneo 2026. Il campo resta un’idea, il cemento una certezza.
Nel suo comunicato, non comunicato, Cataldino ha voluto anche dispensare una lezione di metodo: “La programmazione non è un esercizio teorico… è fatta di scelte, di correzioni, di passaggi organizzativi che servono a evitare personalismi e dipendenze da un solo uomo.”
Parole condivisibili, quasi da manuale. Se non fosse che, guardando la realtà del Taranto Calcio, la teoria inciampa rovinosamente nella pratica. Una classifica deficitaria, una struttura societaria fragile, una città che fatica a riconoscersi nella propria squadra. Una governance formalmente al plurale, ma sostanzialmente accentrata: un Amministratore Unico affiancato, di tanto in tanto, da un Consiglio di Amministrazione più evocato che realmente operativo.
E qui la favola si fa morale. Perché mentre si predica l’allontanamento dai personalismi, dalle stanze del Palazzo, non ufficialmente, sia chiaro, sembrano essere arrivati suggerimenti, indicazioni, consigli. Inserimenti di figure prive di reale esperienza calcistica, ma dotate di un solido pedigree di prossimità politica. Scelte legittime, forse, ma i risultati sportivi e organizzativi raccontano una storia diversa. E nel calcio, come nelle favole, il finale e la morale raramente mentono.
Non va dimenticato, infine, un precedente che aleggia come un capitolo rimosso: il coinvolgimento di Cataldino, in un tempo relativamente recente, seppur marginale e sempre a sostegno di terzi, in una passata trattativa per l’acquisizione del Taranto Calcio. Un’operazione poi naufragata per la modestia delle risorse economiche dell’aspirante acquirente. Un nulla di fatto che, col senno di poi, ha avuto il merito di restare tale.
In conclusione, più che una volontà ufficiale del Palazzo comunale, sembra emergere una predisposizione individuale, interna al gruppo politico che governa la città, a manifestare vicinanza agli attuali gestori del calcio tarantino. Una vicinanza fatta di attenzioni, di suggerimenti spesso discutibili, di interferenze negate, ma percepite. E il campo, ancora una volta, presenta il conto: risultati deludenti e una cronica carenza strutturale.
Il coordinatore strategico, in questa storia, appare allora come un personaggio da favola moderna: sempre pronto a spiegare come dovrebbe funzionare il mondo, meno fortunato quando il mondo reale decide di applicare le sue regole. Un politico per tutte le stagioni, capace di muoversi con disinvoltura tra teoria e pratica, tra dichiarazioni personali e ruoli istituzionali. Peccato solo che, è importante ricordarlo, il pallone non ama le ambiguità: rotola dove lo spingono i fatti, non dove lo indirizzano le parole.


