Di Rosa Elenia Stravato
Alla scoperta di un intellettuale molto particolare: poeta e giornalista, cantore del Sud
Nel complesso e variegato mosaico delle “persone illustri” di Taranto troneggia il nome di un uomo che – probabilmente- le nuove generazioni conoscono come eco lontano. Un uomo che, per la potenza delle parole utilizzate come mezzo perfetto per sintetizzare una filosofia pragmatica e coesa, merita una riscoperta. Un uomo che non si deve accontentare di etichette, quello di cui narreremo. Un uomo che ha raccolto informazioni ed emozioni mettendole assieme con un rigore soave. Un personaggio che non rientra nei soliti “linguaggi confezionati”, nelle “categorizzazioni banali”. Raffaele Carrieri (Taranto, 1905 – Milano, 1984) occupa una posizione singolare nel panorama letterario italiano del Novecento. Poeta appartato e insieme giornalista di razza, la sua opera si colloca in un territorio di confine tra lirica e cronaca, tra memoria personale e immaginario collettivo, tra Sud e Nord, tra mare e parola. La sua figura è oggi riconosciuta come una delle voci più autentiche nella costruzione di una poetica mediterranea moderna, capace di coniugare radicamento identitario e apertura cosmopolita.
Nato a Taranto, città anfibia per eccellenza, Carrieri assorbe sin dall’infanzia una visione del mondo profondamente segnata dal mare, che diviene nella sua poesia non mero elemento paesaggistico, bensì principio ontologico e simbolico. Il mare è luogo dell’origine, spazio della memoria, archivio di miti e di storie minori; è al tempo stesso grembo e orizzonte, stabilità e inquietudine. Nelle raccolte poetiche – tra cui Il trofeo di Zara, La civiltà marinara, Le notti della paura – Carrieri sviluppa una lirica limpida, priva di sperimentalismi aggressivi, ma sorretta da una forte tensione etica e conoscitiva. Il suo Mediterraneo non è quello idealizzato della classicità retorica, bensì uno spazio vissuto, umano, talvolta ferito, abitato da marinai, pescatori, esuli, figure liminari che incarnano una civiltà antica in via di dissoluzione. Carrieri appartiene a quella generazione di intellettuali meridionali che, pur vivendo a lungo lontano dalla terra d’origine, non smettono mai di pensarla come chiave interpretativa del reale.
Il Sud, nella sua opera, non è mai oggetto di folklorismo né di denuncia ideologica diretta; è piuttosto una categoria dello spirito, un modo di percepire il tempo, il dolore, la bellezza. Egli rende il Sud destino ma anche sguardo sgranato. In questo senso, la sua poesia si distingue tanto dal neorealismo quanto dall’ermetismo: Carrieri predilige una lingua chiara, narrativa, capace di accogliere il racconto e la memoria senza rinunciare alla densità lirica. Il Sud diventa così luogo di una nostalgia attiva, non regressiva, che alimenta la riflessione sul destino dell’uomo contemporaneo. Accanto all’opera poetica, l’attività giornalistica di Carrieri – svolta per importanti testate nazionali – rappresenta un aspetto essenziale della sua eredità culturale. I suoi reportage e articoli di viaggio, spesso dedicati al mare e ai popoli che lo abitano, condividono con la poesia la stessa attenzione per l’umano, la stessa scrittura sorvegliata e partecipe.
In Carrieri, poesia e giornalismo non sono ambiti separati, ma forme complementari di conoscenza: la prima coglie il senso profondo dell’esperienza, il secondo ne registra le manifestazioni storiche. Questa duplice vocazione contribuisce a definire un modello di intellettuale non ideologico, ma moralmente responsabile, capace di osservare il mondo senza semplificarlo. L’eredità di Raffaele Carrieri risiede nella sua capacità di aver dato voce a una civiltà mediterranea in trasformazione, sottraendola tanto all’oblio quanto alla mitizzazione. La sua opera continua a offrire strumenti preziosi per comprendere il rapporto tra identità locale e dimensione globale, tra memoria e modernità. Nel nostro tempo segnato da nuove migrazioni, da conflitti sul mare e da una rinnovata centralità del Mediterraneo nello scenario geopolitico e culturale, la testimonianza e la riscoperta di Carrieri si rivela sorprendentemente attuale. Esorta, coinvolge ed invoglia ad uno sguardo lento, empatico, capace di riconoscere nell’altro non una minaccia, ma una storia. Raffaele Carrieri resta così un cantore discreto ma necessario, testimone di un Sud che parla al mondo attraverso il linguaggio universale del mare e della poesia.


