di Maria D’Urso
L’ex Amiu avanza la proposta di suddivisione della pulizia urbana in quattro aree. Documento ostaggio degli assessori che non hanno ancora convocato le associazioni
Fa discutere la mancanza di confronto sulla nuova “Proposta di rimodulazione complessiva di igiene urbana per macro aree”, di Kyma Ambiente, sull’organizzazione dello spazzamento e raccolta differenziata del suolo comunale. A meno di un mese dalla sottoscrizione del “Patto di civiltà per Taranto” in consiglio comunale, permangono ancora una serie di incognite e criticità sulla gestione dell’igiene urbana del territorio comunale. Con quel documento di indirizzo politico, sottoscritto dalla maggioranza durante lo scorso consiglio comunale monotematico del 29 dicembre, la massima assise si impegnava a rispettare una serie di punti per riorganizzare il servizio della raccolta differenziata e risanare Kyma Ambiente, la municipalizzata della pulizia urbana che, com’è noto, versa in uno stato di crisi debitoria da diversi anni. Obiettivi da raggiungere, secondo quanto stipulato nel Patto, nella condivisione e collaborazione dell’assise (assessori e consiglieri), unitamente al consiglio di amministrazione aziendale e alle associazioni che hanno preso parte al dibattito. Tuttavia, queste ultime denunciano proprio dello “spirito collaborativo” non vi è traccia, dal momento che non è stato ancora istituito un tavolo di confronto sulla “Proposta di rimodulazione complessiva di igiene urbana per macro aree”, divulgata di recente dalla stampa e annunciata, a grandi linee, ai sindacati che erano in presidio per la vertenza dei lavoratori ex Amiu.
La “Proposta di rimodulazione complessiva di igiene urbana per macro aree” di Kyma Ambiente: cos’è
Nello specifico, questa proposta prevede la suddivisione del territorio comunale in quattro macro aree, con rispettivi capi ufficio che possano coordinare i servizi di spazzamento e raccolta differenziata, così suddivise: Città Vecchia e Borgo; Paolo VI, Tamburi, Lido Azzurro; Italia-Montegranaro, Tre Carrare, Solito Corvisea, Salinella, Taranto 2; San Vito, Lama, Talsano e Marina di Taranto. Ancora, al lavoro di queste quattro aree seguirà quello delle unità funzionali trasversali, ovvero dei centri di raccolta delle utenze anche non domestiche e del Numero Verde, che coordina i servizi di attività di chiamata e pronto intervento, quali i ritiri degli ingombranti e altri servizi di emergenza. Proposta che, come si legge nel documento ufficiale, dovrebbe rappresentare una soluzione temporanea fino all’entrata in vigore del nuovo Contratto di Servizio. Quest’ultimo, com’è stato scritto su questo giornale, è il documento più importante dell’azienda perché ne detta le linee e l’organizzazione dei servizi, ma di cui non si sa ancora a che punto della stesura si trovi. È da precisare, inoltre, che questa proposta è un atto amministrativo dell’azienda, approvato dal CdA lo scorso 12 gennaio. Dunque, prima ancora di approdare nelle commissioni di competenza e in consiglio comunale, dovrebbe passare al vaglio degli assessori di riferimento, ovvero quelli all’Ambiente e alle Municipalizzate (rispettivamente Fulvia Gravame e Gianni Cataldino) che dovrebbero discuterla con le varie associazioni di categoria. Convocazioni che, secondo fonti di Palazzo, non sarebbero ancora arrivate a causa di un distinguo interno alla giunta.
La mancata convocazione delle associazioni di categoria
Monta, ancora una volta, il disappunto tra le associazioni datoriali. Tra quelle contattate da CosmoPolis, ha risposto il referente provinciale di Unsic, Cisberto Zaccheo, che spiega con un velo di amarezza: “Durante l’ultimo consiglio monotematico, dopo averci ascoltati, ci era stato promesso che avremmo realizzato un tavolo permanente per soluzioni condivise. Convocazione che non abbiamo ricevuto finora e poi apprendiamo di soluzioni temporanee tramite la stampa. La politica deve dare consequenzialità alle scelte”. Zaccheo, inoltre, ribadisce che “ciò che ancora non si comprende è che i commercianti pagano il doppio delle utenze, sia in qualità di cittadini che di esercenti”. Dello stesso avviso è anche Casartigiani Taranto, per cui il segretario provinciale Stefano Castronuovo ribadisce quanto sia necessario un confronto diretto con chi rappresenta il mondo delle imprese, che “non chiedono privilegi, ma regole chiare”. Chiarisce Castronuovo: “Un servizio efficiente e un dialogo costante dovrebbero essere le azioni prioritarie di chi è chiamato ad amministrare la città. Ogni riforma può funzionare solo se nasce dal confronto. Ogni scelta calata dall’alto rischia invece di creare ulteriori conflitti, inefficienze e disagi. Le associazioni, come la nostra, sono pronte a dare il proprio contributo con spirito costruttivo, com’è sempre accaduto. Chiediamo che il Comune apra ufficialmente questo confronto” ha concluso il segretario.
Sotto il segno dell’unità
Di questa proposta, di cui non è questa la sede per esprimere valutazioni sulla sua rilevanza, se ne contestano i tempi entro cui si sta sviluppando. Si starebbe temporeggiando su una questione molto critica come l’emergenza rifiuti, visibile in ogni angolo della città, che continua a incassare comportamenti scorretti da parte di chi non osserva le regole civiche. Come già evidenziato, nelle righe precedenti, la proposta non è stata discussa direttamente nelle commissioni consiliari preposte, perchè secondo l’articolo 42 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali), svolgono una funzione meramente consultiva e non deliberativa. Le decisioni politiche e operative, infatti, competono agli assessori, cui spetta anche il compito di definire la linea politica e di istituire i tavoli di confronto. Un confronto che, per l’appunto, contrariamente a quanto promesso nel Patto di civiltà, tarderebbe ad arrivare. L’amministrazione approva documenti per “ricostruire fiducia e responsabilità tra istituzioni e cittadini” (articolo 14 del Patto) per poi, a conti fatti, operare diversamente. Motivo per cui, sorge un quesito spontaneo: com’è possibile ricostruire tale rapporto se ciò che viene approvato nell’aula più importante della città (il consiglio comunale ndr.) finisce per ridursi a carta straccia, rimanendo confinato a semplici slogan politici? Si sta gettando fumo negli occhi? L’impressione è che si continui a procedere senza una linea chiara, in modo approssimativo. E certamente non sarebbe questo il metodo, più efficace, per colmare il divario che si è creato tra la politica e i cittadini. Piuttosto, serve concretezza.


