di Maria D’Urso
La riforma Nordio, che prende il nome dall’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio, è in realtà un tema su cui si discute e che divide il Paese da molti anni. È una partita politica di valenza nazionale, che non incide in alcun modo sulle amministrazioni e questioni locali. Tuttavia, è è interessante comprendere come si schiereranno e cosa voteranno gli esponenti politici tarantini a livello nazionale, regionale e locale
Gli italiani sono chiamati alle urne per votare al Referendum Giustizia. Si tratta di una riforma costituzionale, in programma per il 22 e 23 marzo, che incide sull’organizzazione della magistratura. Il voto deciderà se la riforma, già approvata dal Parlamento, debba entrare definitivamente in vigore oppure no. La riforma introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. Non incide sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura, ma interviene sulla sua organizzazione interna e sui meccanismi di autogoverno. Come accade per tutti i referendum costituzionali, anche in questo caso non è previsto un quorum: la validità del voto non dipende dalla percentuale di affluenza, ma esclusivamente dal numero di voti favorevoli o contrari espressi dagli elettori. Questo significa che l’esito del referendum sarà determinato dalla maggioranza dei voti validi, indipendentemente dal livello di partecipazione.
Cosa si voterà?
Votare Sì significa approvare l’intera riforma costituzionale: la separazione delle carriere, i due Consigli Superiori, la Corte disciplinare e il nuovo sistema di selezione entreranno in vigore dopo l’approvazione delle necessarie leggi di attuazione. Non ci saranno effetti immediati sui processi. Al contrario, votare No comporta il mantenimento dell’assetto attuale: magistratura unitaria, un solo Consiglio Superiore e nessuna modifica costituzionale. Il Parlamento potrà comunque intervenire con leggi ordinarie, ma ogni ipotesi di separazione delle carriere richiederebbe un nuovo iter di revisione costituzionale. La riforma Nordio, che prende il nome dall’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio, è in realtà un tema su cui si discute e che divide il Paese da molti anni. È una partita politica di valenza nazionale, che non incide in alcun modo sulle amministrazioni e questioni locali. Tuttavia, è interessante comprendere come si schiereranno e cosa voteranno gli esponenti politici tarantini a livello nazionale, regionale e locale.
Il Sì della destra (e amici) tarantina
I patrioti tarantini che confermeranno la fiducia al proprio Governo saranno la senatrice Maria Nocco, gli onorevoli Dario Iaia e Giovanni Maiorano, i consiglieri regionali Giampaolo Vietri e Renato Perrini, i consiglieri provinciali Roberto Puglia, Francesco Marra e comunali Tiziana Toscano e Luca Lazzaro. Convintamente per il Sì voteranno anche, dai banchi dell’opposizione in Consiglio comunale, Massimiliano Stellato e Rosario Ungaro (Forza Italia), Francesco Tacente e Adriano Tribbia (Lega). Anche il civico Mirko Di Bello (Italia Oltre), barrerà Sì al Referendum Nordio e ci tiene a sottolineare che non sia per ragioni politiche ma per riflessioni personali. Ancora, secondo alcune fonti, Salvatore Brisci (Fortemente Liberi) ed Emiliano Messina (Unione di Centro) dovrebbero essere favorevoli alla riforma, su indicazione dello stesso Tacente. Spunta infine, dalla maggioranza Bitetti, il caso di Antonio Quazzico: il consigliere, espressione del partito Liberal Democratico, pur sedendo dalla parte opposta, dovrebbe votare come indica il partito, a livello nazionale, ovvero Sì.
No, no e ancora no: ecco la fazione contraria alla riforma
Del resto, com’era prevedibile per una maggioranza a trazione centrosinistra come quella di Bitetti, prevale la cordata del No. Tra i promotori della contrarietà alla riforma della giustizia figurano gli esponenti del Partito Democratico: a livello nazionale la neoeletta in Parlamento Francesca Viggiano; a livello regionale l’assessore Donato Pentassuglia e il consigliere Mino Borraccino; fino al presidente della Provincia Gianfranco Palmisano, alla segreteria locale e alla massima assise cittadina. Quest’ultima, si ricordi, che attualmente in consiglio comunale a Taranto esprime in maggioranza il vicesindaco Mattia Giorno, gli assessori ai Lavori Pubblici e al Patrimonio, rispettivamente Lucio Lonoce e Federica Stamerra (tecnica indicata da Vincenzo Di Gregorio) e i sette consiglieri Alexia Serio, Stefano Panzano, Luca Contrario, Vincenzo Di Gregorio, Virginia Galeandro, Marilena Devito e Luana Riso. Si schierano convintamente per il No, a Taranto, anche il MoVimento 5 Stelle con a capo il senatore Mario Turco, seguito dalla consigliera regionale Annagrazia Angolano e dal neo subentrato in consiglio comunale Gregorio Stano. Anche i Verdi, con l’assessore all’Ambiente Fulvia Gravame e il consigliere Antonio Lenti, non sostengono la riforma della giustizia. Dello stesso avviso, seppur civici, sono Giovanni Liviano (Demos) e Fatbardha Boshnjaku, transitata dal Partito Democratico al Gruppo Misto subito dopo l’insediamento della giunta Bitetti. Esprimeranno voto contrario alla riforma Nordio anche i civici di maggioranza di Unire Taranto Giandomenico Vitale e Patrizia Boccuni.
Chi ancora deve decidere
Il voto del primo cittadino, Piero Bitetti, resta al momento un’incognita. Lo stesso vale per il suo gruppo consiliare Con Bitetti, composto da Massimo Vozza, Daniela Galiano, Patrizia Mignolo e Vittorio Mele. Tuttavia, il coordinatore provinciale Francesco Falcone, contattato da CosmoPolis, riferisce che hanno lasciato libertà agli iscritti di votare secondo coscienza propria, perché alcuni esponenti di rilievo del movimento sostengono la posizione del SI a livello nazionale, come il presidente Fedele Moretti oggi presidente dell’Organismo Congressuale Forense in seno al Consiglio Nazionale degli Avvocati. Molti altri come Falcone voteranno No, insieme ad alcuni circoli in provincia, come Ginosa. Vale lo stesso anche per il gruppo civico Per Bitetti, composto da Gianni Tartaglia e Cosimo Festinante, che in giunta esprime l’assessore allo Sviluppo economico Francesco Cosa. Si riservano ulteriori approfondimenti, nei prossimi giorni, anche gli assessori alle Partecipate e alla Pubblica Istruzione rispettivamente Giovanni Cataldino e Mary Simeone. Restano, infine, un punto interrogativo i voti di Nicola Catania (Democrazia Cristiana) e Giovanni Azzaro (Riformisti per Taranto). Quest’ultimo starebbe operando da mesi per rientrare in maggioranza e, qualora dovesse seguire una linea di riferimento, sarebbe orientato a votare No.
Dunque, tra le fazioni politiche tarantine, secondo un calcolo approssimativo sembrerebbe prevalere la linea del Sì. Ma al di là dell’appartenenza politica, il referendum sulla giustizia dovrebbe rappresentare un momento di riflessione che va oltre gli schieramenti e le contrapposizioni, trattandosi di una materia complessa e ancora fortemente divisiva.


