di Rosa Surico
Festival di Sanremo 2026: pure vincere a volte, “s’ adda sapè fa”
A funtan. Il numero 76 nella smorfia napoletana è associato al significato dell’ acqua che scorre e alla fortuna, all’ abbondanza, al sogno realizzato. Tra sacro e profano, e per restare in tema alle critiche più negative, per la vittoria del cantante napoletano, ci aggiungiamo l’ analisi dal punto di vista della lunga tradizione folkloristica partenopea, quella che trasforma gli eventi in numeri da giocare a lotto andando però prima ad indagare il significato visionario nascosto.È Trash, no!? Ci andiamo fino in fondo a questo punto per turbare gli esperti aulici da Aulin da che da ieri sera possono non rassegnarsi.
L’ evento imprevedibile, la “carta ha girato” e come non accadeva dal 1988, l’ ambito premio della città Sanremese l’ ha vinto un cantautore di Napoli. Sal Da Vinci, classe 1969.
Nome d’ arte di Salvatore Michael Sorrentino, cantautore, attore teatrale e di cinema, con cittadinanza statunitense. Un enfant prodige, figlio d’ arte, che a soli sei anni si esibisce per la prima volta davanti ad un pubblico pagante. Cresciuto nella zona di Margellina a musica e mare.È il padre, Mario Da Vinci, cantante,che porterà tutta la famiglia in America perché impegnato nelle tournée d’ oltreoceano.
Una carriera, quella di Sal, tutta in salita ma attiva fin dai primi anni ’70. Si affermerà nel panorama musicale però solo nel 1992.
È la sua seconda partecipazione al Festival, ci aveva già provato nel 2008 con la canzone ” Non riesco a farti innamorare” arrivando terzo. Il brano fu scritto con Vincenzo D’ Agostino, autore napoletano, scomparso recentemente e al quale lui ha dedicato sia il testo che la vittoria di ieri sera.
Dicevamo, l’ ultimo cantante napoletano a vincere Sanremo, fu Massimo Ranieri nel 1988 con ” Perdere l’ amore”. Nel 2026, con Sal Da Vinci trionfa invece, trionfa l’ amore demodée che sembra stonare con tutto il resto. Una promessa con la mano sul petto e le dita incrociate sulla bocca come i bambini. Il giuramento, davanti a Dio, quello che non ha bisogno di carta scritta.
“Io e te per sempre”. Ma chi ci crede più?? La musica e il sogno di Sal Da Vinci. Sal Da Vinci e la sua famiglia che lo ha sempre sostenuto. Sal Da Vinci e la sua città Napoli che non l’ ha mai abbandonato.
Ed è quello che ha fatto sognare, perfino la sala stampa, ripresa a cantare il ritornello sin dalla prima serata. Ha vinto la semplicità di un verso e l’ autenticità di un’ emozione. Così fuori moda. Trash!? Fino in fondo. A ripulirla però per un attimo, ieri sera. Un appiglio, una forma di speranza, in uno scenario surreale( reale) tra distruzione e incertezza, il palco ha tremato ( mentre tutto intorno trema davvero) con la sua voce potente, quella della vecchia scuola che gli fa aprire le spalle e non risparmia il diaframma nemmeno per un attimo. Nessun trucchetto. È melodia, non la neo tanto stigmatizzata, a ragione, dagli aulici da Aulin.
Sal Da Vinci, non il ” boss delle cerimonie”, ma il melodico colto della canzone napoletana. Quella che ha fatto da maestra nel mondo.
Pierangelo Bertoli, Fabrizio De André, Lucio Battisti, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Lucio Dalla non hanno mai vinto il Festival. Qualcuno si spiega così la vittoria di Sal Da Vinci. È ” il ritratto dell’ Italia che va a rotoli”. È stato trovato il colpevole, oltre che il vincitore e viene pure da Napoli.
O è stato il 76. Ha girato la carta. Ha vinto Napoli. Il pubblico lo avrebbe già incoronato vincitore. Stavolta sarebbe sembrato troppo abbassare il volume.
Che piaccia o no, Ha vinto Sal Da Vinci che non ha mai vinto niente. È sì. Sarà per sempre sì.
Festival di Sanremo 2026: pure vincere a volte, “s’ adda sapè fa”.


