Il corto circuito tra potere e consenso: il caso Edital e la deriva della comunicazione politica a Taranto
La vicenda Edital crediamo segni in modo vertiginoso la parabola politica del sindaco di Taranto, già in precario stato di salute. Ciò che emerge e sconcerta, oltre a modalità e criteri di affidamento, è la volontà di operare scelte utili a leve di potere e al proprio fabbisogno di audience. Sì, perché è nell’audience, in quella appetibilità politica che langue oramai da tempo la sua azione. Non solo, ma la sua stessa autorevolezza istituzionale ci pare minata da quella necessaria esigenza di consensi e simpatie in miseria dal suo mandato.
Va detto però che concedere quote di potere (seppur modeste) alla qualunque non si rivela nel tempo un’operazione furba o strategica, in quanto formalizza o istituzionalizza chi in questa città ambisce a calcare palchi e palchetti e far cassa, vestendosi della legittima denuncia “civile”.
Un altro tratto è l’impoverimento del dibattito pubblico, fino a che punto la comunicazione sia degenerata perchè affidata a circoletti e a scaramucce botta e risposta nei teatri minori. Tra allusioni, accuse, rivendicazioni, e puntualissimi colpi sotto la cintura, sembriamo tollerare le biascicate più immonde. Da giorni assistiamo a pallide corride dove presunti strateghi, aspiranti ras dei social o cortigiani del clic, rimbalzano non con argomenti ma tra fragilità private, dileggio e povertà. È il trionfo del grottesco elevato a metodo.
Tali figure acquisiscono peso perché una parte della politica, e talvolta anche dell’opinione pubblica, (in questo siamo direttamente responsabili) continua a considerarle utili al sistema: ora per colpire un avversario, per orientare una polemica, per muovere consenso nei sottoscala digitali. Finché servono, vengono legittimate, ci strappano una risata grassa e unta, distorcono le vie del dibattito sano e dis-orientano le posizioni.
Il rischio (concreto) è che sfuggano e ci sfuggano di mano, dando adito a pericolose derive alimentate, e anche questo va detto, da pagine seguitissime (vedi Tel), amplificatori digitali di frustrazioni e cassa di risonanza del cittadino frustrato.
In controluce leggiamo “i biglietti si staccano qui”, sintesi più brutale di una certa idea di adesione: una platea da filtrare, indirizzare, autorizzare. È un linguaggio antico, miserabile e profondamente antidemocratico. Facciamo attenzione. Scegliamo strade senza caselli. I biglietti stacchiamoceli da soli.



