Nella nota stampa il Collettivo culturale chiede di non spegnere il ricordo e che si realizzi un murales in onore della vittima maliana
“Quello che è accaduto la notte tra l’8 e il 9 maggio scorso a Taranto, ha lasciato un’ intera comunità attonita. È come se la città si fosse svegliata da un torpore e avesse scoperto, incredula, quanto sia estremamente facile trasformare la percezione di una comunità da accogliente a violenta. Bakari Sako, giovane uomo, proveniente dalle terre lontane maliane, non c’è più. Ad ucciderlo, il disagio sociale, l’ esclusione e la marginalità” così spiega nella nota stampa il Collettivo Fluxa-Lab, connessioni culturali, formato da Ilaria Pagliarulo, Annalisa De Florio, Greta Marraffa, Lucia Francioso.
Per Bakari Sako e per tutte le vittime di ingiustizie sociali, di razzismo, discriminazione di ogni genere, il collettivo culturale Fluxa-Lab chiede l’impegno delle istituzioni per la realizzazione di un murales che ricordi l’efferatezza perpetrata a Piazza Fontana. Un simbolo, una luce di speranza per non dimenticare e per continuare a sostenere che non ci sono alternative all’antirazzismo e che una società migliore si può costruire con l’impegno di tutte e di tutti.
Politiche sociali, culturali, contrasto alla dispersione scolastica, educazione emotiva, sarebbero utili ingredienti per rafforzare welfare sociale e prevenire episodi di atrocità come quella che ha colpito la comunità e quella maliana:”Di fronte all’emergere dei dettagli dell’omicidio, la comunità si è ritrovata coinvolta in una presa di coscienza collettiva: tutti quanti sotto la bandiera dell’antirazzismo. Una città che si pone, anche geograficamente, come ponte tra diverse culture alla vigilia dei Giochi del Mediterraneo, deve sapersi rappresentare come un buon esempio di interculturalità ed integrazione. Ciò che è accaduto non può leggersi in modo isolato. Assistiamo ad una fase storica in cui un’ intera nazione fa i conti con un dilagante impoverimento culturale, una depressione sociale ed economica che conducono, inevitabilmente, al verificarsi di eventi tragici, abbruttimento collettivo, mancanza di empatia e di solidarietà. Taranto deve tornare ad interrogarsi sui principi della inclusione e della tolleranza. Deve sentirsi parte di un processo di cambiamento che, in chiave sistemica, partendo dalle periferie, traduca in concreto l’idea di pace e di uguaglianza” concludono



