Martino (Confapi Puglia): “L’acciaieria di Taranto è, di fatto, la manifattura italiana. Il sogno di un Mezzogiorno modernizzato. L’accanimento terapeutico in corso da diversi anni non serve a nessuno…”
“Basta tergiversare. Sull’Ilva di Taranto è in atto, da troppo tempo, la logica del rinvio”. A dichiararlo è il presidente pugliese di Confapi, Carlo Martino. “La situazione dell’acciaieria pugliese – continua – è cartina di tornasole dell’immobilismo del Paese. Dell’assenza di una vera politica industriale. Del prolungare all’infinito la soluzione di problemi da troppo tempo sul tappeto”.
L’impresa vive, attualmente, una gestione commissariale. Brucia 50 milioni di euro circa al mese. Produce appena un milione di tonnellate di acciaio all’anno, rispetto ai 9 milioni dello scorso decennio. E, i laminati piani, ormai vengono acquistati in Cina. La cassa integrazione aumenta nel numero dei dipendenti e delle ore mensili. Le imprese dell’indotto soffrono crisi di liquidità in maniera permanente.
“Questa situazione – conclude Martino – deve avere uno sbocco. L’Ilva è, di fatto, la manifattura italiana. Il sogno industriale per un Mezzogiorno europeo. Modernizzato. Se vogliamo disperdere tutto questo, qualcuno lo dica chiaro e tondo. Gli accanimenti terapeutici non piacciono a nessuno…”.



