Senza acciaio non c’è futuro
Al Festival dell’Economia di Trento, il Sole 24 Ore ha presentato oggi la sesta edizione della classifica sulla Qualità della vita di bambini, giovani e anziani. Taranto – fanno sapere nella nota – si colloca all’ultimo posto in Italia per la qualità della vita dei giovani. Noi di AIGI non siamo sorpresi. Siamo, semmai, amareggiati. Perché questi numeri raccontano anche la nostra storia.
A Taranto – aggiungono – la disoccupazione tra gli under 35 raggiunge il 44%, oltre dieci punti sopra Agrigento, seconda da fondo classifica. Una cifra che non è un’astrazione statistica: è il volto concreto di migliaia di giovani che hanno visto i propri padri e i propri fratelli perdere il lavoro nelle imprese di appalto dello stabilimento siderurgico, e che oggi non trovano sbocco occupazionale nella città in cui sono nati.
Il tasso di occupazione complessivo si ferma al 24,6%, il peggiore d’Italia, a fronte del 74% di Bolzano e Prato. Le imprese associate ad AIGI conoscono bene le ragioni di questo abisso. La crisi di Acciaierie d’Italia non ha colpito soltanto i lavoratori diretti dello stabilimento: ha travolto l’intera filiera dell’appalto, centinaia di piccole e medie imprese locali, famiglie che per generazioni avevano costruito la propria esistenza intorno al ciclo dell’acciaio.
Già nella classifica annuale 2025, Taranto aveva perso cinque posizioni scendendo al 99° posto su 107 province, con un crollo particolarmente marcato nella categoria Ricchezza e Consumi. Non è una coincidenza: quei consumi crollano quando le imprese chiudono, quando i cantieri si fermano, quando i contratti di appalto non vengono rinnovati o vengono rescissi senza preavviso. Il tessuto economico locale è strettamente intrecciato con le sorti dello stabilimento, e chi governa questo Paese deve finalmente prenderne atto.
AIGI – sottolineano – lo ripete da quando è iniziata la crisi commissariale: non esiste piano di rilancio credibile per Taranto che prescinda da una soluzione industriale ambientalizzata chiara e definitiva per il sito siderurgico. Ogni mese di stasi, ogni rinvio, ogni annuncio senza seguito si traduce in contratti non rinnovati, in maestranze disperse, in giovani che emigrano o restano senza prospettive.
Il quadro nazionale che emerge dalla ricerca è quello di un Paese spaccato, con il Nord che domina le classifiche e il Sud sistematicamente in coda. Questo divario si chiude solo con il lavoro. E il lavoro, a Taranto, passa ancora — e necessariamente — attraverso la ripresa del ciclo produttivo dell’acciaio e la tutela delle imprese che in quella filiera operano ogni giorno.
Chiediamo al Governo risposte certe: un piano industriale per Acciaierie d’Italia che garantisca continuità agli appalti, misure di sostegno straordinario per le imprese della filiera colpite dalla crisi, e una visione di lungo periodo per la riconversione e la diversificazione economica del territorio ionico.
Taranto – concludono – ultima per i giovani è una vergogna nazionale. Non un’emergenza locale da gestire, ma un fallimento di sistema da correggere. Subito.



