Confindustria e Governo si dimenticano dell’Ilva di Taranto all’assemblea di Roma. Leggere il Piano “Made in Italy 2030” per averne conferma. La fabbrica, alla fine, verrà chiusa no per le morti e le malattie dispensate. Per il futuro ipotecato. Per la pessima politica prodotta da tutti, nessuno escluso. Ma per una mera scelta economica. La vittoria, ancora una volta, del capitalismo dal volto poco umano
L’assemblea nazionale di Confindustria, svoltasi nei giorni scorsi a Roma, si dimentica dell’Ilva. Il Governo, presente con i suoi più importanti rappresentanti ai lavori dell’associazione del presidente Orsini, si dimentica dell’Ilva. In due giorni di confronti, dibattiti, approfondimenti, non c’è stato un solo cenno – alcun riferimento – alla fabbrica tarantina. Caduta in disuso: sia dal punto di vista produttivo che, per così dire, culturale. Nel senso di una sensibilità politica nutrita verso l’argomento.
Come ripreso sul Foglio da Luciano Capone, il siderurgico sparisce finanche dal Piano 2030 del Mimit. Il libro bianco dell’industria italiana da qui ai prossimi anni. Il Piano Made in Italy 2030 è talmente minuzioso che c’è persino una sezione destinata ai francobolli, alla filatelica. Ma nelle 324 pagine, ripetiamo, la parola Ilva non compare mai. Perché? Facile. Ovvio. Per il Governo Meloni, il polo siderurgico dell’Ilva non ci sarà più. No nell’Italia che s’immagina possa vedere la luce nel 2030.
Una scelta, questa, che conferma quanto noi di CosmoPolis andiamo scrivendo – e sostenendo – da tempo. L’Ilva chiuderà no per le morti. Per le malattie. Per l’ambiente compromesso. Per il lavoro cassaintegrato. Per le commistioni tra politica e affari. Per un’idea di futuro ipotecato. Per i cambiamenti climatici che, qui, in questo fazzoletto di Puglia, sembrano essere arrivati in anticipo che altrove. No, chiuderà per una mera legge economica La fabbrica accumula perdite, non consegue profitti. E’ un ferro vecchio che nessuno vuole ritirare. Un sito non bonificabile: ci vorrebbero tanti, tantissimi soldi che non si sa dove andare a trovare. E’ il capitalismo, il cinismo di certi calcoli finanziari che non tornano, a decretarne la fine. La sua dipartita definitiva. Il suo addio impunito. A Taranto, e ai tarantini, non verrà concesso neanche l’onore delle armi. Una brutta storia. Triste sino alla fine. Mai come in questo caso vale la massima: cornuti, battuti e cacciati di casa.


