Volatilizzati 5000 abitanti negli ultimi cinque anni. La questione demografica che diviene questione democratica. Politica modesta, imprenditoria locale subappaltata da sempre, associazione di categoria composte in molti casi da un solo referente. Abbondano i convegni, ma essere comunità significa altro
Taranto è la città pugliese che perde più abitanti. Quella che vede assottigliare maggiormente la propria popolazione residente. Negli ultimi cinque anni il saldo negativo è pari al 2,69%. Che, tradotto, significa all’incirca 5000 mila abitanti in meno. Per la precisione: 5141. Passando dal 2020 al 2025, il periodo preso in considerazione, da 191.050 abitanti a 185.509. Ogni anno mancano all’appello all’incirca 1000 abitanti. Una situazione più da era glaciale che da inverno demografico. Sulla scena nazionale, Taranto si piazza al decimo posto di questa particolare classifica. Tolti i grandi centri urbani (Roma, Milano, Napoli e Palermo), peggio fanno soltanto realtà come Messina, Reggio Calabria e Salerno.
Questione demografica. Questione democratica. Il passo tra i due concetti è breve, contiguo. Taranto paga una vicenda produttiva ai titoli di coda, senza alternative credibili. Un porto fermo, l’unica infrastruttura in grado di poterla rendere nuovamente grande. L’assenza di una precisa identità culturale. La qualità modesta delle proprie classi dirigenti. Un’imprenditoria locale subappaltata. L’inflazione di sigle associative composte, in molti casi, da un solo referente. Non siamo comunità, per questo diventiamo sempre meno.



