di Rosa Elenia Stravato
Oltre milleduecento chilometri di fatica, sole e speranza. Il viaggio in solitaria di Antonio Laneve, che trasforma i sogni dei piccoli pazienti oncologici nelle ali del suo viaggio attorno alla Sardegna
L’umanità non è un traguardo biologico, né una semplice eredità genetica. È una conquista quotidiana, una pratica fragile e straordinaria che si rigenera ogni volta che decidiamo di guardare l’altro non come un confine, ma come uno specchio.
In un tempo dominato dall’accelerazione tecnologica, dall’efficienza algoritmica e da una strisciante mercificazione delle relazioni, riflettere sull’importanza dell’umanità significa fare un atto di resistenza. Significa rivendicare il diritto alla vulnerabilità, all’imperfezione e alla cura. Donare non significa semplicemente cedere qualcosa che ci appartiene; significa, nel senso più antropologico e profondo, creare uno spazio in cui l’altro possa esistere.
La parola stessa “dono” deriva dal latino donum, legato alla radice del dare, ma che porta con sé un’eco sacra: il dono è un ponte invisibile che trasforma due estranei in nodi della stessa rete. In un’economia globale regolata dal contratto e dal profitto — dove ogni cosa ha un prezzo e ogni interazione richiede un ritorno immediato — la cultura del dono rappresenta un’anomalia rivoluzionaria. È l’atto con cui l’essere umano dichiara che non tutto è merce, che la gratuità è ancora possibile e che il valore di un legame supera di gran lunga il valore di un bene.
Ci sono storie che non si misurano in chilometri, ma in battiti cardiaci. Quella che Antonio Laneve si appresta a scrivere a luglio è una poesia a pedali, un atto d’amore puro che unisce la polvere della strada alla leggerezza dei sogni più puri. Insegnante di sostegno a Taranto, presso la Scuola Secondaria di primo grado “Pirandello”, Antonio ha deciso di sfidare il sole cocente dell’estate mediterranea per un’impresa che va ben oltre lo sport: il periplo completo della Sardegna in solitaria.
Sul contachilometri leggerà più di 1.200 chilometri e 14.000 metri di dislivello positivo; nel cuore, invece, custodirà la forza invisibile ma immensa dei piccoli guerrieri dei reparti di Oncoematologia Pediatrica e Pediatria dell’ospedale SS. Annunziata della sua città. Nelle borse della sua bicicletta, Antonio non trasporterà solo lo stretto necessario per sopravvivere alla strada, ma un tesoro inestimabile: i disegni dei bambini, nati tra le mura dell’ospedale grazie alla dedizione dei volontari dell’associazione S.I.M.BA. ODV.
Fogli di carta che racchiudono speranze, navi spaziali, cieli infiniti e il futuro di chi, così piccolo, si trova a combattere la battaglia più grande. Quei colori si tufferanno nel vento sardo, liberati da ogni catena. “Ogni giorno a scuola vivo accanto ai ragazzi, alle loro fragilità e alla loro straordinaria capacità di guardare il mondo con speranza”, racconta Antonio, la cui grandezza d’animo traspare da ogni parola. “Respiro quotidianamente una città, Taranto, che porta sulle spalle ferite ambientali e sociali che colpiscono troppo spesso i più piccoli. Questo progetto vuole essere un inno alla vita, alla forza e alla leggerezza che solo i bambini sanno insegnarci”.
Spesso siamo portati a pensare che la bontà sia un evento raro, confinato nelle grandi biografie della storia o nei gesti eroici da prima pagina. La verità è che siamo immersi in una marea silenziosa di altruismo, in una fitta trama di “storie belle” che accadono quotidianamente, a pochi metri da noi, sotto i nostri occhi spesso troppo distratti o stancamente sintonizzati sul rumore di fondo del cinismo. Se provassimo a cambiare la messa a fuoco del nostro sguardo sul mondo, ci accorgeremmo che la cultura del dono si manifesta in micro- storie straordinarie: nessun feticismo del dolore, dunque.
Ogni goccia di sudore versata sulle pendenze sarde diventerà un inno alla rinascita. Una bussola mossa dall’altruismo: la bicicletta è uno strumento di giustizia, un prolungamento del suo spirito di servizio. Questo viaggio è solo l’ultimo capitolo di un’antologia della solidarietà che parte da lontano. Tre anni fa ha pedalato da Bologna a Lampedusa, unendo l’Italia sotto il segno dei diritti dei bambini migranti. Lo scorso anno, poi, ha percorso 2.000 chilometri tra le strade della sua Puglia, dedicando ogni pedalata ai bambini di Gaza in collaborazione con Save The Children.
Quest’anno, la sua bussola interiore lo ha riportato a casa. Ha scelto di curare le ferite della sua terra, di pedalare per i “suoi” bambini, trasformando la fatica fisica in un abbraccio concreto al territorio tarantino. Un viaggio del genere ha bisogno del soffio di tutti noi per diventare tempesta di bene.
Il progetto è legato a una raccolta fondi attiva sulla piattaforma Rete del Dono. Ogni contributo si trasformerà direttamente in laboratori creativi, attività ludiche e supporto psicologico che l’associazione S.I.M.BA. ODV garantisce quotidianamente ai piccoli pazienti e alle loro famiglie durante il difficile periodo del ricovero.
Ci sono, per chi volesse saperne di più, due strade: la prima con la campagna “Buon Vento” su la Rete del dono; la seconda è seguire le tappe, il diario di bordo e gli incontri ravvicinati di Antonio attraverso i suoi canali social ufficiali. Perciò, mettiti in ascolto: c’è un vento buono che sta per alzarsi, e ha il profumo del mare e della speranza.


