Azzaro. Di Gregorio. Entrambi non partecipano ai lavori del Consiglio comunale da un pò di tempo. La guerra di Piero continua. L’adagio di Pietro Nenni capovolto. Con un ribaltamento del suo significato
Entrambi non si fanno vedere in Consiglio comunale da un po’ di tempo. Entrambi sono risentiti con il sindaco. Per entrambi, insomma, l’adagio di Pietro Nenni va bene. A patto che se ne capovolga il significato: “La politica si fa con i sentimenti, ma ancor di più con i risentimenti”. Destini diversi, eppure uguali, quelli riferibili ad Azzaro e Di Gregorio.
Per il primo, il passaggio in maggioranza è stato apostrofato con distinguo tutt’altro che gentili nei giorni scorsi. Da parte di alleati che guardano con malcelato fastidio ad una coalizione che allarghi il perimetro numerico del governo cittadino. Che muti forma rispetto al risultato decretato dagli elettori. Che restringa spazi da occupare da chi c’era già e no da eventuali sopraggiunti. Il secondo, invece, è rimasto senza l’assessore di riferimento dopo le dimissioni della Stamerra. Dopo che il sindaco – e il prete laico che presiede, senza brillare, il Consiglio comunale – hanno cambiato lo Statuto comunale. Pur di consentire ad un solo consigliere, e non a due come da sempre stabilito, di costituire un gruppo a sé. Cioè: a Di Gregorio.
Due spine, due nuovi casi, per Bitetti. Per la guerra di Piero che attraversa, dopo solo un anno, questa legislatura. Azzaro aspetta delle scuse formali dal primo cittadino per il trattamento ricevuto. De Gregorio si aspetta di poter indicare il nuovo presidente di Kyma Ambiente. Se mi lasci non vale. Se ci lasci non vale. La politica trasformatasi in telenovela.


