L’associazione di categoria chiede la riattivazione di tubifici e laminatoi, fermi da anni, e invita i commissari a chiarire il piano industriale per garantire occupazione, competitività e continuità produttiva
Riattivare rapidamente l’area a freddo dell’ex Ilva per salvaguardare produzione, occupazione e filiera industriale. È la richiesta che Confartigianato Taranto rivolge ai Commissari straordinari dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano che impone un’accelerazione sugli interventi nell’area a caldo dello stabilimento.
“Nella fase delicatissima che si è aperta dopo il provvedimento della magistratura occorre assumere decisioni immediate per tutelare produzione, occupazione e imprese dell’indotto. Tra queste, la priorità è riportare rapidamente in funzione l’area a freddo”, afferma il segretario generale di Confartigianato Taranto, Fabio Paolillo.
Secondo l’associazione, proprio perché il decreto interviene sulle criticità dell’area a caldo, diventa fondamentale valorizzare le attività produttive non direttamente interessate dalle prescrizioni giudiziarie. Eppure, osserva Paolillo, tubifici e gran parte dei laminatoi sono fermi da tempo, nonostante rappresentino la parte dello stabilimento che trasforma l’acciaio in prodotti finiti ad alto valore aggiunto.
“Quando questi impianti erano pienamente operativi sostenevano il lavoro di numerose imprese dell’indotto e degli autotrasportatori, contribuendo alla competitività del sito industriale. Oggi è attivo soltanto un treno nastri, destinato prevalentemente ad alimentare gli stabilimenti del Nord”, evidenzia.
Per Confartigianato, le lavorazioni dell’area a freddo presentano inoltre caratteristiche diverse rispetto al ciclo primario dell’acciaio e non sono direttamente coinvolte nelle principali criticità ambientali e giudiziarie che da anni interessano l’area a caldo. Da qui una serie di interrogativi rivolti alla struttura commissariale: perché non si è puntato con maggiore decisione sull’area a freddo? Quali motivazioni industriali hanno determinato il prolungato fermo di tubifici e laminatoi? Esistono reali ostacoli tecnici o commerciali alla loro riattivazione oppure ci sono le condizioni per farli ripartire?
“Imprese, lavoratori e territorio hanno diritto a risposte chiare”, sostiene Paolillo, sottolineando come il dibattito pubblico sia oggi concentrato sulle prescrizioni della magistratura e sulla ricerca di nuovi investitori, mentre resta in secondo piano il tema delle scelte industriali che potrebbero essere adottate nell’immediato.
Per questo Confartigianato chiede ai Commissari di illustrare pubblicamente la strategia per lo stabilimento, chiarendo il ruolo che intendono assegnare all’area a freddo e l’eventuale esistenza di un piano per la rapida riattivazione degli impianti.
“L’amministrazione straordinaria ha il compito di preservare un patrimonio industriale di interesse nazionale, ma anche il dovere di fare impresa valorizzando ogni attività produttiva tecnicamente ed economicamente sostenibile”, prosegue il segretario generale.
Se gli ostacoli alla riattivazione esistono, aggiunge, devono essere spiegati con la massima trasparenza; in caso contrario è necessario mettere in campo ogni iniziativa utile per rilanciare produzioni in grado di rafforzare competitività, occupazione e filiera.
Tra le proposte avanzate da Confartigianato c’è anche il ricorso all’approvvigionamento di bramme acquistate sul mercato. “È una soluzione già adottata in numerosi siti siderurgici internazionali e consentirebbe di mantenere attive produzioni ad alto valore aggiunto, salvaguardando competenze e posti di lavoro in attesa della piena decarbonizzazione dello stabilimento”, osserva Paolillo.
L’associazione richiama infine l’attenzione sui ritardi accumulati nel percorso di transizione industriale della città. “Negli ultimi anni si sono susseguiti annunci, commissariamenti, piani di decarbonizzazione e si è reso disponibile perfino il Just Transition Fund, ma la transizione industriale di Taranto non è ancora realmente iniziata. Il forno elettrico resta lontano dall’essere realizzato e una parte significativa dell’area a freddo continua a rimanere inutilizzata”, afferma Paolillo. “Taranto ha già aspettato abbastanza. Oggi il territorio ha diritto a una strategia industriale chiara, a decisioni concrete e all’avvio di cantieri che trasformino finalmente gli annunci in realtà”.



