di Cinzia Cavallo
Oggi si celebra la giornata della Salute Mentale. Un invito a superare le etichette per rimettere al centro le esperienze vissute, il corpo e la prevenzione
In occasione del 10 ottobre, Giornata Mondiale della Salute Mentale, è fondamentale riflettere sull’importanza di dare valore alle esperienze vissute per promuovere un benessere autentico. La salute mentale non comincia quando compare un disturbo, ma molto prima: nel modo in cui impariamo a sentirci al sicuro, in relazione e pienamente vivi.
Che cosa significa davvero ascoltare una persona che sta soffrendo? Non significa soltanto lasciare parlare e non significa nemmeno raccogliere una serie di sintomi per arrivare a una diagnosi. Ascoltare significa riconoscere che l’ esperienza di quella persona contiene una conoscenza che nessun manuale può sostituire. È questo è il cuore del tema scelto dall’ OMS per la Giornata Mondiale della salute mentale del 10 ottobre 2026 : “Lived experiences heard: real voices,real change”.
Esperienze vissute, ascoltate , voci reali, cambiamento reale. L’ OMS richiama così l’attenzione nella necessità di coinvolgere le persone che hanno vissuto direttamente un’ esperienza di sofferenza mentale nelle decisioni, nella progettazione dei servizi e nelle politiche che riguardano la salute. È una sfida culturale importante. Perché la diagnosi può dirci qualcosa della sofferenza di una persona. Non può dirci però tutto di quella persona. Due individui con la stessa diagnosi possono vivere mondi completamente diversi : per qualcuno l’ ansia può essere una costante sensazione di pericolo, per qualcun altro un peso nel petto, un corpo che non riesce più a rilassarsi. La depressione può essere vissuta come vuoto, isolamento, perdita di desiderio o come una fatica che rende difficile persino iniziare la giornata. E allora forse la prima domanda no n dovrebbe essere soltanto: ” Che cosa hai? ” ma invece : ” Come vivi quello che ti sta accadendo? “
LA PERSONA È PIÙ DEL SUO SINTOMO
La Psicologia Funzionale, nella prospettiva del Neo Funzionalismo elaborata dal Professore Luciano Rispoli, offre una chiave interessante per comprendere questa complessità. L’ essere umano considerato come un sistema unitario nel quale pensieri, emozioni, sensazioni, movimento, postura , voce e respiro partecipano all’ esperienza della persona. Al centro di questa prospettiva troviamo le Esperienze di Base del Sé, che sono i ” mattoni della vita” : esperienze fondamentali come il poter stare, amare, nutrirsi, affidarsi, tenere e lasciare, sviluppare una forza calma.
Sono possibilità che, se attraversate positivamente, possono diventare risorse disponibili lungo l’ arco della vita. Questa prospettiva permette di formulare una domanda diversa: “Quale possibilità di vita si è impoverita?” Una persona può sapere razionalmente di essere al sicuro e nello stesso tempo, non riuscire a sentirsi al sicuro. Può sapere di essere amata e non riuscire a lasciarsi andare. Può desiderare di fermarsi e tuttavia, non riuscite a farlo, è la differenza tra sapere qualcosa e poterla vivere. Anche il sintomo allora , può essere guardato in modo diverso, non soltanto come qualcosa da eliminare, ma come una modalità che in una certa fase della vita, può avere avuto una Funzione protettiva. La cura non è semplicemente togliere ciò che non funziona. È aiutare la persona a non avere più bisogno di funzionare in quel modo.
IL CORPO RACCONTA CIÒ CHE LE PAROLE NON RIESCONO A DIRE
Le neuroscienze contemporanee hanno evidenziato il ruolo dell’ intero sezione, cioè dei processi attraverso i quali il sistema nervoso percepisce e interpreta i segnali provenienti dall’ interno del corpo: battito i cardiaco, respirazione e sensazioni corporee partecipano alla⁶6 regolazione dell’ organismo e alle esperienze emotive. E questo ci ricorda quanto sia difficile separare ciò che pensiamo da ciò che sentiamo. Quando una persona, dice : “Non so spiegarlo , ma sento qualcosa qui” e indica il petto, la gola, lo stomaco o le spalle, quella sensazione merita ascolto, perché è una parte della storia.
Maurice Merleau-Ponty ha scritto: “Il corpo è il nostro mezzo generale per avere un mondo”. Non abbiamo semplicemente un corpo. Attraverso il corpo facciamo esperienza di noi stessi, degli altri e del mondo. Per questo , in psicoterapia , ascoltare non significa raccogliere parole ma significa anche accorgersi di ciò che accade mentre quelle parole vengono pronunciate.
LA PREVENZIONE COMINCIA PRIMA DEL SINTOMO
Rispoli invita a intervenire molto prima che arrivino problemi e sintomi, rafforzando nelle persone, nelle famiglie e nei contesti le capacità necessarie a mantenere salute e benessere. Quindi la prevenzione, non coincide soltanto con l’ evitare una malattia, significa anche creare le condizioni nelle quali la salute può svilupparsi. Non aspettare che una persona stia male per chiederci di cosa aveva bisogno per stare bene, invece significa domandarci se un bambino può sentirsi visto, se può essere contenuto quando ha paura, se può esprimere la propria vitalità , se può imparare a chiedere aiuto senza vergognarsi. Significa riconoscere i segnali del disagio prima che diventino necessariamente sintomi. La prevenzione più profonda non insegna soltanto a evitare la malattia. Insegna a costruire le condizioni nelle quali la salute può mettere radici.
ASCOLTARE SIGNIFICA CAMBIARE
C’è una differenza fondamentale tra essere lasciati parlare e sentirsi veramente ascoltati. Possiamo raccontare la nostra storia e continuare a sentirci invisibili. Per questo il tema dell’ OMS contiene due parole inseparabili: voce e cambiamento.
Una voce ascoltata che non produce alcuna trasformazione rischia di diventare un’ altra forma di silenzio. La salute mentale dovrebbe invece restituire alla persona la possibilità di sentirsi protagonista della propria esistenza. Non significa vivere senza dolore, paura o difficoltà ma significa poter attraversare ciò che accade senza sentirsi completamente privati della possibilità di scegliere, desiderare, entrare in relazione chiedere aiuto ed immaginare ancora un futuro.
Forse è questo che dovremmo ricordare ogni 10 ottobre: prima della diagnosi c’è sempre una persona, prima del sintomo c’è sempre un’esperienza, prima di cercare una risposta, c’è qualcuno che chiede di essere ascoltato. E quando quella voce viene veramente accolta, la persona non è più soltanto destinataria della cura ma diventa parte del cambiamento.
La domanda non è soltanto come rendere le persone più forti ma come costruire un mondo nel quale non siano costrette a essere forti continuamente.



