L’arcivescovo invita lavoratori e cittadini a superare le divisioni e a rivendicare un modello di sviluppo diverso. L’appello alla politica: “Servono prospettive occupazionali alternative e una legge speciale per Taranto”
“Condivido con voi la stessa preoccupazione e siamo angosciati per il precipitare di una situazione che sapevamo da tempo non avrebbe avuto esito favorevole”. È il messaggio lanciato questa mattina dall’arcivescovo di Taranto, monsignor Ciro Miniero, che interviene sulla crisi che coinvolge il territorio e richiama lavoratori e cittadini alla necessità di restare uniti.
Il rischio, sottolinea il presule, è che le legittime richieste di salute e quelle di lavoro finiscano per contrapporsi, alimentando divisioni che non giovano alla comunità. “Abbiamo chiesto salute e siamo stati ignorati. Abbiamo chiesto lavoro e lo stiamo perdendo. Il mio appello è quello di non continuare a dividerci. Abbiamo il coraggio di non contrapporre il dolore di chi chiede salute alla voce di chi chiede lavoro: faremmo il gioco di chi per anni ha solo usato Taranto”, afferma Miniero.
Da qui l’invito a costruire una rivendicazione comune per un modello di sviluppo differente, fondato sull’”ecologia integrale” insegnata da Papa Francesco. Una prospettiva che, nelle parole dell’arcivescovo, impone di superare un sistema produttivo che non può più riproporre le logiche del Novecento.
“Non si può continuare a produrre acciaio come nel ’900, non si può morire per l’acciaio e non si può tenere un’intera comunità in ostaggio”, è il monito del presule. Il siderurgico, riconosce, ha generato ricchezza, ma ha anche imposto costi elevati alla città. “È tempo di risarcirla”, afferma, chiedendo insieme ai cittadini nuove prospettive occupazionali e una legge speciale per Taranto.
Una richiesta che si lega alle difficoltà di un territorio che, nonostante la sua rilevanza strategica, secondo Miniero continua a scontare criticità nella qualità della vita, mentre molti giovani sono costretti a partire in cerca di opportunità migliori. L’arcivescovo esprime infine la propria vicinanza ai lavoratori dell’ex Ilva, preoccupati per il futuro occupazionale e per la tenuta dei salari, e invita a mantenere aperto il dialogo con una città stremata da anni di richieste rimaste senza risposte.
“Restiamo vicini agli operai giustamente preoccupati per il loro salario ed essi siano vicini a una città esausta per le rivendicazioni ignorate”, conclude Monsignor Miniero, rivolgendosi anche alla politica, alla quale chiede “chiarezza e lungimiranza” dopo decenni di sottovalutazioni.
L’appello finale è all’unità e alla responsabilità collettiva: “Uniamoci per il bene comune, per coltivare la speranza di una rinascita lì dove oggi tutto vacilla”.



