Di Rosa Elenia Stravato
Lucio Dalla: la voce che ha cantato l’anima dell’Italia tra poesia, musica e il calore del Sud
Il clima sanremese ha iniziato ad attraversare le nostre routine, ricordandoci qualcosa di cui ci sentiamo parte integrante perché – in fondo- in questo Festival ci riconosciamo in quanto italiani. Eppure, questo Festival ci si presenta con grandi vuoti: Ornella, Armani, Valentino, Baudo, etc… Qualcuno, tra gli artisti che vengono sempre nominati come fari a cui tendere, manca da un pò. Non solo da Sanremo. Se c’è un artista che è riuscito a scolpire l’Italia con le sue note e a raccontarne le sfumature più intime, quello è senza dubbio Lucio Dalla.
Il suo percorso musicale, che attraversa generi, stili e tendenze, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica italiana. Dalla, cantautore poliedrico e dall’animo indomabile, ha saputo toccare con delicatezza temi universali, ma anche parlare di sé con una sincerità che ha conquistato intere generazioni. Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943, ma, sebbene la sua città fosse il suo rifugio creativo, è l’Italia intera a diventare il palcoscenico del suo genio.
La sua carriera prende il volo negli anni ’60, quando entra a far parte del gruppo “Lilly e i Gents”. Ma è negli anni ’70, con l’ingresso nel mondo della musica leggera italiana, che Dalla esplode, mescolando jazz, pop, rock e canzone d’autore in un calderone musicale unico. Con il suo talento, Dalla porta una ventata di freschezza nella musica italiana, puntando su testi evocativi e una voce capace di raccontare storie più che cantarle. Il suo timbro inconfondibile, la sua capacità di improvvisare e di giocare con le parole lo rendono un narratore perfetto per i turbolenti anni ’70.
Negli anni ’80 arriva l’apice del successo, con album che diventano colonne sonore della vita di milioni di italiani. “Caruso” (1986), forse la sua canzone più celebre, è un esempio perfetto della sua capacità di intrecciare narrazione e melodia. Dalla non canta solo la storia del celebre tenore, ma ci regala una riflessione poetica sull’amore, sul dolore e sulla passione. La canzone è un piccolo capolavoro che evoca l’intensità dei sentimenti umani, con un accompagnamento musicale che cresce in intensità, quasi a voler seguire il destino di Caruso stesso.
E poi, come dimenticare “L’anno che verrà” (1979), con il suo ritornello che si fa inno di speranza? Il brano, sebbene scritto a metà degli anni ’70, parla di un futuro incerto, ma colmo di attesa per un cambiamento che, purtroppo, in molti casi non è mai arrivato. Ma la canzone vive nella memoria collettiva come un simbolo di resilienza, della speranza che si rinnova ogni anno.
“4/3/1943”, scritta nello stesso anno di “Caruso”, è l’altro pezzo intramontabile di Dalla: una riflessione sulla memoria e sul tempo, sulla capacità di non dimenticare e sull’importanza di guardare indietro per poter andare avanti. Qui, come in tanti altri suoi brani, la poesia non è mai distaccata dalla vita reale, ma diventa il mezzo per una connessione profonda con l’ascoltatore. Anche se Lucio Dalla è noto per essere legato indissolubilmente alla sua Bologna, è nella Puglia che il suo cuore ha trovato una seconda casa. La regione del Sud, con le sue terre calde e la sua gente appassionata, è sempre stata un luogo speciale per lui.
La Puglia non è solo la sua meta per il relax, ma anche un punto di riferimento per la sua ispirazione artistica. Il mare, le tradizioni popolari e il profondo spirito della gente sono stati per Dalla una fonte inesauribile di motivi per scrivere e per cercare un contatto più diretto con il pubblico. Taranto, in particolare, è una città che Lucio ha amato profondamente. Un legame che risale a diversi concerti e a una certa affinità che il cantautore ha sempre avuto con i luoghi dove la tradizione e la modernità si mescolano. Durante un concerto a Taranto, infatti, Dalla ha dichiarato di sentirsi “a casa”, una dichiarazione che ha fatto vibrare le corde più intime della città pugliese.
L’intensità delle sue performance, la sua energia durante i live, sono sempre state apprezzate da un pubblico che lo ha visto come uno dei più grandi interpreti della musica italiana. Non sono mancate le collaborazioni con artisti pugliesi e altre figure culturali della regione, confermando quanto il Sud fosse un punto di riferimento sia nella sua musica che nel suo spirito.
La sua connessione con la Puglia non si limita ai concerti, ma è un affetto che va al di là della scena musicale, un amore che si riflette anche in alcune delle sue liriche. In fondo, come scriveva in una delle sue canzoni più iconiche, “C’è una vita che ti scorre dentro / senza che tu possa farci niente”, un po’ come il mare che bagna la Puglia e che scorre incessante, senza mai fermarsi. Dalla ha sempre avuto un’abilità unica nel collaborare con i migliori talenti del panorama musicale, sia italiano che internazionale. Le sue collaborazioni con artisti come Ron, Francesco De Gregori e soprattutto con Lucio Battisti sono passate alla storia della musica italiana. Il sodalizio con De Gregori, in particolare, ha dato vita a brani straordinari come “Banana Republic” (1979), che non solo è un viaggio musicale, ma anche un manifesto di un’epoca, un atto di resistenza culturale a un’Italia che cambiava rapidamente.
L’artista ha anche lavorato con grandi della musica internazionale, come i jazzisti statunitensi. Il suo incontro con la musica jazz, insieme alla passione per il rock e il pop, ha creato un mix musicale che lo ha reso un artista senza confini, capace di attraversare generi senza mai perdere la propria identità.
Oggi, a distanza di anni dalla sua morte nel 2012, Lucio Dalla continua a essere una figura imprescindibile della cultura musicale italiana. Le sue canzoni non sono solo brani, ma veri e propri tesori che continuano a raccontare storie di vita, di amore e di speranza. Il suo legame con la Puglia, e in particolare con Taranto, resta una traccia indelebile di un artista che sapeva ascoltare il cuore del Sud, per poi restituirne le emozioni al mondo intero. In un’Italia che cambia, la sua musica rimane la stessa, calda e accogliente come il sole pugliese, come il mare che ha ispirato le sue note, e come la voce che ha cantato per tutti noi, per sempre.


