Mercoledì 20 maggio alle 21:30 la prima visione del film di Edoardo De Angelis. Dai canti d’epoca imposti, al cast, fino al principio di ipotermia in mare: l’incredibile avventura invernale dei giovani attori e delle comparse del territorio
C’è molta Taranto, e non solo per le splendide inquadrature costiere, nel film “Comandante” che mercoledì 20 maggio, alle ore 21:30, farà il suo debutto in prima serata su Rai 1. La pellicola – fanno sapere – diretta da Edoardo De Angelis e interpretata da Pierfrancesco Favino, forte di ben 10 nomination ai Premi David di Donatello e reduce dal successo come film d’apertura alla Mostra del Cinema di Venezia, si svela al grande pubblico televisivo portando con sé un pezzo d’anima della città dei due mari.
La forza della storia e il legame con il territorio
Il film ripercorre le gesta eroiche di Salvatore Todaro, comandante del sommergibile Cappellini durante il secondo conflitto mondiale. Nell’ottobre del 1940, contravvenendo agli ordini superiori pur di seguire la secolare “legge del mare”, Todaro trasse in salvo i 26 naufraghi belgi del mercantile Kabalo, da lui stesso affondato in battaglia, navigando in emersione a rischio della propria vita.
Un’opera cinematografica imponente – sottolineano – un vero e proprio kolossal italiano da quasi 15 milioni di euro, prodotto da Indigo Film e O’ Groove con Rai Cinema, Tramp Limited, VGroove e Wise Pictures, in associazione con The Match Factory Production. Fondamentale è stato il patrocinio e l’assistenza tecnica della Marina Militare e il supporto di Apulia Film Commission.
Un set blindato tra l’Arsenale e Cinecittà
Le riprese – informano – hanno preso vita nell’inverno del 2023, dividendo la produzione tra interno ed esterno: se i dettagliati interni del sommergibile sono stati ricostruiti nei teatri di posa di Roma e una scena è stata girata in Belgio, l’Arsenale Militare di Taranto e le aree limitrofe sono stati il fulcro di tutte le riprese esterne. Proprio qui è stato ricostruito, a grandezza naturale, il leggendario sommergibile Cappellini, trasformando l’area in un brulicante set a cielo aperto.
Dietro le quinte: una grande squadra di talenti locali
Coordinare un set di queste proporzioni ha richiesto un lavoro monumentale sul territorio, magistralmente gestito dal responsabile delle figurazioni speciali e comparse Vincenzo Cataleta. Dietro la riuscita della pellicola c’è lo sforzo di un’immensa squadra invisibile: centinaia di giovani del posto, tra instancabili maestranze dietro le quinte, piccoli ruoli e comparse, che hanno dato un contributo fondamentale alla macchina produttiva.
A farsi portavoce di questa indimenticabile avventura collettiva – affermano – sono oggi alcuni dei ragazzi che hanno vissuto il set in prima persona. Tra le testimonianze spicca quella di Nicola Digregorio, che nel film ha interpretato il ruolo del saldatore del sommergibile, affiancato da diversi giovani di Taranto e provincia che hanno vestito i panni dei marinai dell’equipaggio, come Stefano Vernengo, Marco Mele e Davide Nasole. I loro racconti accendono i riflettori su una vera e propria comunità di lavoratori e appassionati locali per cui il film ha rappresentato, a seconda dei casi, un’esperienza unica nella vita o il trampolino di lancio per una carriera nel cinema.
Il percorso per arrivare davanti alla macchina da presa è stato un vero e proprio “battesimo del fuoco” per tutto il gruppo. Nei giorni precedenti i ciak, i ragazzi hanno dovuto affrontare un rigoroso addestramento militare sotto la guida di un sottufficiale sommergibilista, assimilando la postura, i codici e la dura disciplina di bordo. Non solo: è stato richiesto anche uno sforzo di ricostruzione storico-musicale, dovendo imparare a memoria l’Inno dei Sommergibilisti e la celebre canzone del 1939 “Una ora sola ti vorrei” (nella storica versione di Fedora Mingarelli) per le intense scene corali.
Le riprese in mare aperto, affrontate nel pieno dell’inverno, hanno testato la resistenza fisica di tutti. Le condizioni più dure sono state vissute da chi interpretava i naufraghi del Kabalo: le scene in acqua erano del tutto reali e la lunga permanenza in mare ha portato alcuni di loro a soffrire di leggeri sintomi di ipotermia. Un’esperienza estrema – concludono – che ha però cementato un profondo spirito di squadra e legami solidi che durano ancora oggi tra tutti i partecipanti.


