di Rosa Elenia Stravato
Dalle radici pugliesi ai contesti internazionali, storia di un interprete totale che trasforma il teatro in uno strumento di condivisione e crescita umana
Il teatro, fin dalle sue origini più antiche, non è mai stato una semplice forma di intrattenimento o un passatempo per le sere di festa. È un’artigianalità complessa, una disciplina rigorosa che si consuma nel tempo e sul corpo, un’opera di precisione che richiede una devozione quasi monastica. È il mestiere del teatro; un mestiere fatto di ore silenziose trascorse in sale prove spoglie, di studio ossessivo sui testi, di una ricerca incessante della verità del gesto, della dizione, dell’intonazione e del movimento. Dietro i pochi minuti di applausi a sipario aperto, si cela una macchina invisibile e imponente, composta da attori, registi, drammaturghi, maestranze, scenografi e tecnici, tutti uniti da una dedizione al lavoro che richiede una resistenza fisica e mentale fuori dal comune.
Eppure, nella percezione collettiva della società contemporanea, questo percorso sconta ancora un pregiudizio atavico. Troppo spesso il teatro non viene riconosciuto nel suo statuto di professione reale, finendo per essere relegato nella dimensione del mero hobby, del talento estemporaneo o del capriccio creativo. Il celebre e amaro interrogativo – «Sì, fai l’attore, ma di lavoro vero cosa fai?» – rivela l’incapacità di un sistema orientato quasi esclusivamente alla produttività materiale di comprendere il valore di un lavoro immateriale, le cui ore di preparazione, ricerca e sacrificio non si traducono immediatamente in un bene fisico o in una merce standardizzata. Questa svista culturale tende a dimenticare che l’arte drammatica non è un dono spontaneo che si improvvisa, ma una professione che richiede competenze specifiche, contratti, diritti, tutele e una formazione continua. In un’epoca dominata dalla fretta, dalla digitalizzazione e dalla fruizione rapida e solitaria dei contenuti, le figure che scelgono con caparbietà il mestiere del teatro assumono il valore di un faro prezioso. Coloro che decidono di dedicare la propria vita alla scena compiono un atto d’amore e di profondo coraggio: accettano l’incertezza economica e la fatica quotidiana pur di custodire un rito collettivo unico, l’ultimo spazio in cui esseri umani in carne ed ossa si incontrano dal vivo per condividere emozioni, storie e riflessioni. Gli artigiani del teatro sono i custodi della memoria, della parola e della complessità; con il loro lavoro sotterraneo e tenace illuminate le ombre del presente, offrendo alla comunità uno specchio in cui guardarsi, mettersi in discussione e, infine, riscoprirsi profonda mente umana.
Ebbene, detto questo, la figura di Giovanni Di Lonardo si distingue per una ricerca espressiva profonda, camaleontica e costantemente rivolta alla scoperta dell’umano. Nato nel 1981 a Taranto, l’artista ha saputo edificare una carriera solida e versatile, distinguendosi come attore, formatore e speaker pubblicitario. La sua identità artistica trova linfa vitale in una passione autentica per la recitazione, vissuta non soltanto come mestiere o pura esibizione, ma come linguaggio d’elezione per connettere culture, sensibilità ed emozioni differenti. Il cammino di Di Lonardo prende forma attraverso uno studio rigoroso e una curiosità intellettuale mai appagata. Nel 2004 consegue il diploma presso l’Accademia dell’Attore dell’Istituto Teatrale Europeo di Roma, punto di partenza di un itinerario formativo di altissimo profilo. L’attore tarantino sceglie di perfezionare la propria maestria al cospetto di grandi maestri del panorama nazionale e internazionale, tra cui Giorgio Rossi, Daniele Salvo, Cesare Ronconi, César Brie ed Andrea Cramarossa. A consacrare la sua vocazione per un teatro di ricerca denso e fisico interviene poi l’esperienza vissuta in Danimarca presso lo storico Odin Teatret, luogo simbolo della pedagogia scenica mondiale. Questo prezioso bagaglio di conoscenze ha permesso a Di Lonardo di muoversi con straordinaria disinvoltura tra i grandi classici, la drammaturgia contemporanea, i tempi comici e i codici poetici del teatro-danza. L’attività interpretativa di Giovanni Di Lonardo supera ben presto i confini nazionali, trasformando il suo lavoro in un’esperienza nomade e internazionale.
Le sue interpretazioni lo hanno portato a solcare le scene in Italia e in numerosi paesi esteri, spaziando dalla Francia alla Polonia, dall’Ungheria alla Svezia, fino a raggiungere contesti suggestivi e lontani come l’Ucraina, il Brasile e persino la Groenlandia. In ambito teatrale spiccano le sue partecipazioni a opere di rilievo dirette da Nicasio Anzelmo, tra cui Sette contro Tebe e Il Vantone. parallelamente alla prosa, l’attore ha saputo conquistare il pubblico televisivo e cinematografico partecipando a produzioni di grande successo come le serie Sei donne su Rai 1, I Fratelli Caputo e Come quando fuori piove, oltre alla presenza sul grande schermo nel film La prima regola e in vari spot pubblicitari.
La versatilità di Di Lonardo trova una delle sue declinazioni più intime ed efficaci nell’uso della voce; in qualità di speaker e doppiatore, è diventato la voce narrante di numerosi audiolibri per piattaforme come Audible, mettendosi al contempo al servizio di importanti iniziative di solidarietà sociale mediante la registrazione di opere destinate ai non vedenti per il Centro Internazionale del Libro Parlato. Accanto al percorso di interprete, risalta l’anima illuminata del formatore; con l’intento di trasmettere la propria passione e democratizzare l’arte drammatica, nel 2017 fonda a Martina Franca la realtà formativa “Teatro? Sì, grazie!” insieme a Laura Sammataro. Attraverso laboratori dedicati ad appassionati di ogni livello, Di Lonardo guida i propri allievi in un viaggio alla scoperta dell’interpretazione, dell’espressione corporea, della dizione e della lettura poetica. Il suo approccio pedagogico, volto a stimolare l’ascolto e la consapevolezza di sé, conferma il valore del teatro come percorso di crescita personale e testimonia la generosità di un artista capace di mettere la propria arte costantemente al servizio della comunità.


