di Rosa Elenia Stravato
Alda Merini e i suoi anni felici in quel di Taranto
Immaginate, per un attimo, di non aver mai visto nella vostra vita il mare. D’improvviso ve lo trovate davanti e vi si riempiono gli occhi di blu, lucente. È, forse, questo il miglior biglietto da visita che Taranto ha offerto ad una delle autrici più conosciute del secondo Novecento. Taranto, città che con il suo mare e la sua storia incide il cuore di chi la visita, è stata per Alda Merini un luogo di rifugio e ispirazione. Nel periodo più turbolento della sua vita, la poetessa milanese ha trovato a Taranto un angolo di serenità e di confronto che le ha permesso di scrivere alcune delle sue opere più intense.
Era il 1978 quando Alda Merini arrivò a Taranto, un periodo che segnava un punto di svolta nella sua vita. Dopo anni di sofferenza, spesso legati a ricoveri in ospedale psichiatrico e a una lotta interna contro il dolore e la solitudine, la poetessa cercava un nuovo spazio dove potersi rigenerare. Taranto, con la sua bellezza, ma anche con la sua tranquillità rispetto al caos della grande Milano, sembrava l’ambiente ideale per un’anima tormentata ma sensibile come la sua. Non fu solo la necessità di un cambiamento di scenario a spingerla verso il Sud Italia. Ad accompagnare Alda Merini fu anche un altro motivo: l’amore. Durante il soggiorno a Taranto, incontrò un uomo che avrebbe cambiato il corso della sua vita, un incontro che ebbe il potere di risvegliare in lei emozioni forti e nuove ispirazioni. Quell’uomo era un amore difficile da raccontare, un incontro che non sarebbe mai stato dimenticato dalla poetessa. Si trattava di un uomo che, come molti amori tormentati, portava con sé una miscela di passione e sofferenza. Alda Merini lo descrisse come una figura che segnò il suo destino. Non solo per l’amore che provava per lui, ma per la profondità del legame che si stabilì. Come spesso accade nelle sue poesie, la scrittura di Alda divenne una sorta di “cura” per il suo cuore, la sua ricerca di una stabilità che, purtroppo, non sarebbe mai giunta. Quell’uomo era un autore, forgiato dalla stessa sostanza delle parole. Quelle che, la poetessa sapeva ammaestrare con maestria. L’incontro fu con il poeta Michele Pierri nel 1984, che sposo e con cui visse per un periodo a Crispiano, dove trascorreva tempo nella villa del suocero. Le poesie che Alda scrisse in questo periodo sono caratterizzate da un forte senso di vulnerabilità e di desiderio di riscatto, come se il suo amore per quell’uomo fosse il tentativo di sfuggire alla solitudine e alla sofferenza interiore che l’avevano seguita per tutta la vita. Era una scrittura che esplorava l’amore, la passione, ma anche la ferita che spesso accompagna le relazioni.
Nel periodo trascorso a Taranto, Alda Merini scrisse alcune delle sue opere più intense e significative. Una delle più importanti fu La terra Santa (1984), un’opera che risente in modo evidente dell’esperienza del Sud e della riflessione sulla religiosità, sull’amore e sulla morte. La poetessa si sentiva fortemente legata alla città, e proprio a Taranto l’ispirazione per la sua poesia diventò ancora più viscerale. La città, con il suo contrasto tra il mare limpido e la dura industrializzazione, divenne una metafora per la poetessa di quella dualità che caratterizzava la sua vita interiore: la ricerca incessante della bellezza e la consapevolezza della tragedia che spesso l’accompagnava. La poesia della Merini, in questi anni, aveva una forza dirompente, capace di esprimere i suoi sentimenti più profondi, le sue angosce, ma anche la sua capacità di accogliere la bellezza del mondo. Le sue opere, a volte segnate dalla solitudine e dal dolore, riflettono anche l’amore che si intreccia con la sofferenza. L’intensità dei suoi versi, sempre crudi e sinceri, portavano con sé il seme di un’emotività senza filtri, che non temeva di entrare nel cuore del lettore, mostrando l’incontro tra l’umano e il divino, tra il dolore e la speranza. Dunque, Alda a Taranto visse un’esperienza che la segnò profondamente, sia sul piano umano che artistico. La città pugliese divenne, per lei, un luogo dove l’amore, la sofferenza e la poesia si intrecciarono in modo indissolubile. L’incontro con l’uomo di cui si innamorò fu il motore di molte delle sue riflessioni poetiche, ma anche il punto di partenza per una scrittura che diventava sempre più autentica, liberatoria e senza compromessi. Taranto, con la sua bellezza aspra e il suo mare, ha accolto Alda Merini come una musa che ha saputo cogliere nella quotidianità del sud le sfumature dell’anima umana. Un incontro tra la poesia e la realtà che non ha mai smesso di affascinare chi ha avuto la fortuna di entrare in contatto con le sue opere.


