di Rosa Elenia Stravato
La figura di Sant’Egidio tra storia, spiritualità e un inatteso legame con Taranto
A qualche passo da Discesa Vasto si legge “Casa si Sant’ Egidio” ed è singolare notare come, numerosi turisti, restino a bocca aperta nel ricongiungere la figura di quest’uomo a Taranto. La figura di Sant’Egidio, noto anche come San Giles, attraversa i secoli come una presenza silenziosa e luminosa, capace di irradiare compassione e accoglienza ben oltre i confini geografici della sua vita terrena. Venerato in tutta Europa e particolarmente caro alle comunità che riconoscono nella mansuetudine un tratto distintivo della santità, Egidio rimane un modello di umiltà, rifugio e consolazione. Nato ad Atene tra VI e VII secolo, Egidio era – secondo la tradizione – un giovane di nobile stirpe, dotato di cultura e profonda sensibilità spirituale. L’incontro con il Vangelo gli aprì un solco interiore destinato a cambiarlo per sempre. Egidio decise di rinunciare alla ricchezza per intraprendere un cammino di radicale ascetismo, peregrinando verso Occidente fino a stabilirsi nelle fitte foreste della Gallia meridionale, nei pressi dell’odierna Saint-Gilles-du-Gard.
Lì visse da eremita, in una grotta isolata, nutrendosi dei frutti della terra e accompagnato soltanto da una cerva che la tradizione descrive come sua fedele compagna. È celebre il racconto che vede la cerva ferita da un colpo di freccia destinato a Egidio stesso: un episodio che divenne simbolo della sua innocenza e della sua vocazione alla protezione dei più deboli. Come ricordano gli antichi manoscritti: «Egidio, dolce tra gli uomini, preferiva essere ferito egli stesso piuttosto che lasciare che soffrisse la creatura affidata a lui». La fama della sua santità crebbe a tal punto che il re visigoto Flavio, colpito dalla sua figura, gli chiese consiglio e protezione. Intorno alla sua cella sorse presto un monastero benedettino destinato a diventare un importante centro di pellegrinaggio medievale. Sebbene Egidio non sia autore di testi teologici né di opere dottrinali, il suo contributo alla spiritualità occidentale è profondo. Egli incarna la santità dell’accoglienza, del silenzio e della gentilezza come forma di resistenza al male.
La sua vita dimostra che la cura del prossimo non richiede forza, ma coraggio interiore: «Più grande è colui che consola che colui che giudica», recita una massima a lui attribuita. Patrono dei mendicanti, dei disabili, degli emarginati e di coloro che cercano protezione, Sant’Egidio è figura cardine per molte comunità europee che vedono nel suo esempio un invito a ricostruire legami sociali e umani attraverso la misericordia. Anche Taranto, pur lontana dai luoghi in cui Sant’Egidio visse, custodisce un rapporto significativo con la sua memoria. Nel cuore della città vecchia e in alcune frazioni della provincia, la devozione al santo ha radici antiche, testimoniata dalla presenza di cappelle, altari e festeggiamenti popolari in suo onore.
La figura di Egidio risuona particolarmente nella Taranto più popolare e laboriosa, soprattutto per la sua protezione verso i fragili e gli esclusi: un tema profondamente sentito in un territorio segnato da contraddizioni sociali ma animato da una spiccata solidarietà comunitaria. Il santo eremita, che visse ai margini del mondo per comprenderlo più profondamente, sembra parlare direttamente all’anima di una città che conosce bene la fatica e la rinascita.
Non è un caso che, nelle prediche locali, ricorra spesso la citazione: «Sant’Egidio non chiede gloria, ma che nessuno resti solo». Le confraternite tarantine, custodi di tradizioni secolari, hanno tramandato nei secoli momenti devozionali dedicati al santo, intrecciando la sua memoria con il tessuto spirituale della comunità. In alcune aree rurali della provincia – specialmente dove la presenza monastica è stata storicamente forte – il suo nome ricorre nei racconti degli anziani e nelle preghiere familiari.
Sant’Egidio rappresenta la forma più semplice e allo stesso tempo più alta della santità: quella che non cerca il rumore del mondo, ma lo cura nel silenzio. La sua vita, intrisa di mitezza e coraggio, continua a suggerire che la vera forza risiede nella capacità di proteggere ciò che è fragile.
Taranto, città antica e complessa, trova nella figura dell’eremita una risonanza profonda: nella sua storia di mare, lavoro e resilienza, il messaggio di Egidio appare come un invito a custodire l’umanità più autentica, quella che fiorisce nel gesto solidale e nell’ascolto dell’altro. Nella modernità che spesso dimentica la dolcezza, Sant’Egidio ci ricorda che «la misericordia è la lingua che tutti comprendono».


