Di Rosa Elenia Stravato
Dalle prime bustine artigianali di Modena alla febbre globale degli album dei Calciatori: il marchio Panini celebra un secolo di storia, tra memoria, passione e cultura popolare
Nel 1925, a Modena, nasceva una delle avventure editoriali più affascinanti del Novecento italiano. I fratelli Panini, Giuseppe, Benito, Franco Cosimo e Umberto, non potevano immaginare che da una piccola edicola di Corso Duomo sarebbe germogliato un fenomeno culturale mondiale. Cento anni dopo, il nome Panini non evoca solo figurine: rappresenta un rituale collettivo, un’emozione condivisa, una pagina viva dell’identità italiana.
L’inizio di questa epopea affonda le radici nel dopoguerra, quando la famiglia Panini avviò una piccola agenzia di distribuzione di giornali. Quando mamma Olga, inaugurò questa piccola edicola, in piena guerra civile, Peppino ebbe l’intuizione geniale: così, si mise a ritagliare foto di attrici e cantanti dalle riviste invendute e faceva lo stesso con i francobolli stranieri staccati da lettere e cartoline dei connazionali che sudavano il pane all’estero. Tutto finiva in piccole buste, le celebri “bustine” destinate ad incuriosire chi andava a comprare il Carlino o la Gazzetta dello Sport.
La vera svolta arrivò nel 1961, con la pubblicazione del primo, leggendario Album dei Calciatori. Centosettantuno figurine autoadesive, confezionate in bustine che profumavano di carta e colla, destinate a diventare oggetti del desiderio per generazioni di bambini e adulti. L’Italia, ancora immersa nel boom economico, si scopriva improvvisamente unita da un gesto semplice e gioioso: aprire una bustina, cercare “l’introvabile”, scambiare doppioni nel cortile della scuola.
Nella lunga storia della Panini, le “figurine introvabili” hanno alimentato leggende, amicizie e persino piccole rivalità da cortile. Fin dagli anni Sessanta, alcune immagini divennero mitiche proprio per la loro rarità: errori di stampa, tirature ridotte o semplici disguidi tecnici rendevano certi giocatori quasi impossibili da trovare.
Nel primo Album dei Calciatori del 1961, ad esempio, spopolavano racconti su figurine di calciatori di squadre minori, come quelle del Lecco o del Catania, che sembravano non esistere. Negli anni successivi, altri casi celebri alimentarono la “caccia”: la figurina di Pizzaballa, portiere dell’Atalanta negli anni ’60, divenne il simbolo assoluto dell’introvabilità, tanto da entrare nel linguaggio comune come sinonimo di rarità. Con il passare del tempo, anche le edizioni successive hanno avuto i loro “fantasmi”: immagini stampate in numero ridotto, errori di nomi o volti sostituiti all’ultimo momento, fino alle edizioni moderne in cui la rarità è divenuta parte del gioco stesso con figurine speciali, olografiche e limited edition.
Le introvabili non erano solo un ostacolo alla collezione completa bensì rappresentavano il fascino dell’attesa e della speranza, l’idea che in ogni bustina potesse nascondersi la gemma desiderata. In questo, più che in ogni altra cosa, si riassume la magia Panini: la promessa che la fortuna, unita alla pazienza, possa ancora regalare un piccolo momento di meraviglia. Tra le figurine di quell’album inaugurale, i volti dei campioni del campionato 1960-61 le “introvabili”, come venivano chiamate, alimentavano un mito: erano il simbolo della sfida e della pazienza, dell’attesa e della speranza che ogni collezionista conosce bene.
Negli anni, Panini ha saputo evolversi senza tradirsi. Dalle prime figurine stampate con metodi artigianali si è passati a tecniche sofisticate, ad album digitali, a edizioni speciali che abbracciano sport, cinema, arte e perfino scienza. Eppure, la magia è rimasta immutata: il gesto di staccare una figurina e incollarla nel posto giusto sull’album resta un atto di cura, un piccolo rito che unisce generazioni.
Nel 2025 ricorre il centenario del marchio Panini e molte sono le iniziative tra cui troneggia la principale: a Modena, domenica 9 novembre, verrà svelata la scultura dedicata a Giuseppe Panini, il visionario fondatore che seppe trasformare un’idea semplice in un mito internazionale. Un omaggio alla creatività italiana ma anche a quel senso di comunità che nasce dal condividere una passione. L’opera, il busto in bronzo, è di Wainer Vaccari e sarà collocata all’ingresso del Palazzo dello Sport di Modena. E lunedì 17, proprio al Palasport, insieme a Luca Cordero di Montezemolo, Walter Veltroni, Julio Velasco e Gianfranco Zola ci sarà una serata commemorativa atta a rivivere un secolo di Giuseppe Panini: il grande italiano a cui Enzo Ferrari diede il consiglio giusto.
Collezionare figurine non è mai stato soltanto un passatempo: è un modo di custodire il tempo, di dare forma alla memoria. Ogni album è un archivio sentimentale, un mosaico di volti e stagioni che raccontano chi siamo stati. In un mondo sempre più digitale, il successo che ancora oggi accompagna le figurine Panini, scambiate online ma vissute con lo stesso entusiasmo di un tempo, dimostra che il valore della tradizione non svanisce: si rinnova.
Questo “gioco del collezionismo” è qualcosa che si scardina dai luoghi comuni: è un gesto che racchiude un mondo di significati. Ogni bustina aperta insieme, ogni scambio, ogni pagina dell’album completata diventa un piccolo rito familiare, un tempo condiviso che rafforza il legame tra genitori e figli.
In un’epoca ossessionata dalla fretta e dagli schermi, il collezionare restituisce lentezza, attesa, dialogo. È, quindi, un modo per trasmettere valori semplici ma profondi, la pazienza, la cura, la memoria, e per costruire ricordi comuni, tangibili, che restano anche quando l’album si chiude. In quelle figurine incollate una accanto all’altra si specchiano due generazioni che si riconoscono, unite dal piacere di cercare insieme ciò che manca e di custodire ciò che già si ha. Perché, in fondo, ogni figurina incollata non è solo un frammento di carta, ma un frammento di vita, e la colla che le unisce è la stessa che tiene insieme i ricordi, la passione e la meraviglia di continuare a sognare in piccolo.


