Riportare quelli che ormai sono diventati atti criminali nell’alveo della legalità e della sicurezza: anche questo è “seminare la rinascita”
Qual è il confine tra divertimento e idiozia?
La risposta a questa domanda è racchiusa nel fermo immagine qui sopra, che immortala un adulto con in mano una tanica di benzina, appena versata, mentre guarda un ragazzino che si appresta a dare fuoco ad una catasta di materiale indefinibile.
A volte le immagini restituiscono il concetto in maniera più immediata delle parole.
Sarebbe altrettanto auspicabile che questo frame potesse rimanere impresso a vita nelle menti di tutti i tarantini. A memoria imperitura di quello che l’ignoranza, la presunzione e l’incoscienza possono causare.
Il falò abusivo esploso ieri al quartiere Tamburi ha provocato diversi feriti, tra cui bambini e ragazzi, oltre a produrre esalazioni tossiche in una zona già di suo sovraesposta all’inquinamento ambientale.
Ma anche Paolo VI si è distinta (negativamente): sono altrettanto virali, infatti, i video che immortalano la gente in fuga, anche con neonati nel passeggino, da fuochi d’artificio e petardi fatti esplodere in prossimità del falò, proprio tra gli astanti.
The day after è il momento della riflessione e mentre tutta Italia stigmatizza quanto successo, incasellando i tarantini sotto la categoria “inciviltà”, ognuno cerca di attribuire responsabilità in base alla sua indole, passando dal qualunquismo di alcune testate nazionali all’atteggiamento sfiduciato di tanti concittadini.
Ma non è con il disfattismo che si potrà vincere la battaglia per la civiltà a Taranto: noi proviamo, intanto, ad avanzare alcune proposte.
Partiamo col dire che è inutile negare l’esistenza di un’emergenza periferie a Taranto: nella nostra città esistono quartieri che hanno un urgente bisogno di interventi che vadano al di là del rifacimento delle strade e dei marciapiedi.
Nelle zone della città in cui la povertà economica si accompagna a comportamenti incivili, a degrado sociale, a delinquenza e ignoranza, è necessaria una progettualità su più livelli, a cui devono collaborare molteplici attori. Scuole, assistenti sociali, chiese, associazioni di volontariato, le stesse istituzioni non devono agire in maniera scollegata e discontinua, ma divenire esecutori di uno stesso piano di sviluppo ed educazione alla cittadinanza, da attuare con continuità.
Il falò di San Giuseppe potrebbe rientrare nell’ambito di queste azioni: non più, quindi, terreno di scontro tra amministrazione comunale e cittadini, ma occasione di crescita e confronto.
Basti pensare ad altre città in cui i falò vengono realizzati legalmente e in maniera sicura, attirando per di più numerosi turisti (una su tutte la vicinissima Focra di San Ciro a Grottaglie).
Perché, quindi, non incanalare questi atti criminali nell’alveo della legalità e della sicurezza, ricreando una tradizione tutta tarantina? Un progetto da perseguire durante l’anno, attraverso corsi di formazione indirizzati soprattutto ai quartieri più a rischio, magari con incentivi, che coinvolgano forze dell’ordine e cittadini, rilasciando anche delle qualifiche.
Insomma, da criminale incendiario a “mastro del Falò di San Giuseppe” di Taranto, tanto per dire.
Il tutto unito ad un maggior dispiegamento delle forze dell’ordine a disposizione, realizzando dei veri e propri presìdi nelle aree più esposte a questo genere di atti.
Appare evidente che gli encomiabili sforzi profusi dagli operatori di Kyma Ambiente e della Polizia Locale nei giorni scorsi, durante i quali hanno alacremente lavorato per rimuovere anche manualmente il materiale predisposto per le cataste abusive, prendendosi per di più insulti e sassate, non siano sufficienti.
Infine, aggiungerei che non ha senso rifare il look esteriore di una città, abbellendola con strade nuove e waterfront, impianti sportivi ed eventi culturali mirati all’èlite, se poi quello che ci consegna all’attenzione nazionale è tutto ciò che resta al di fuori, ovvero la mancanza di educazione civica di gran parte della cittadinanza.
Anche questa è attenzione alle periferie.
Anche questo è “seminare la rinascita”.