Vertice a Palazzo Chigi sul futuro dell’acciaieria. In attesa del voto a Taranto, l’esecutivo valuta la proposta di Baku Steel Company. Servono 5 miliardi di investimenti pubblici
Il futuro dell’ex Ilva passa per l’Azerbaigian, ma il percorso è ancora in salita. È quanto emerso dal vertice tenutosi ieri a Palazzo Chigi, dove il governo ha fatto il punto sulla situazione dell’acciaieria tarantina insieme ai commissari straordinari e ai vertici di Invitalia.
La cordata guidata da Baku Steel Company, che include Azerbaijan Investment Company e Socar, resta la principale candidata per il rilancio dell’impianto. Tuttavia, diverse criticità rimangono da risolvere, a partire dalla necessità di consistenti investimenti pubblici, stimati in circa 5 miliardi di euro, per realizzare interventi cruciali come Aia, rigassificatore e dissalatore.
A complicare il quadro si aggiunge l’incertezza legata alle elezioni amministrative di Taranto dell’8 e 9 giugno. L’eventuale vittoria del candidato progressista Piero Bitetti, che ha espresso posizioni critiche su diversi aspetti del piano industriale, potrebbe infatti ostacolare il percorso delineato.
Durante l’incontro, al quale hanno partecipato i ministri Giorgetti, Urso, Pichetto e Calderone, i commissari hanno sottolineato l’urgenza di giungere a una soluzione, vista la critica situazione finanziaria dell’azienda. Nonostante il ministro Urso abbia ventilato la possibilità di alternative indiane e americane, la strada azera appare al momento quella privilegiata dall’esecutivo.


