Saranno nuovamente gli indiani i prossimi proprietari della fabbrica tarantina. Meloni chiede ad Urso di accelerare. Si proverà a chiudere nel giro di un paio di settimane
Da Roma sono sicuri. I prossimi proprietario dell’ex Ilva saranno nuovamente gli indiani. Il gruppo Jindal questa volta. Superata la concorrenza a stelle strisce di Flacks (non offre le dovute certezze finanziarie). Si proverà a chiudere nel giro di un paio di settimane. Anche per frenare l’emorragia economica dell’azienda, divenuta insostenibile per le vuote casse dello Stato: polverizzati all’incirca 600 milioni di euro nell’ultimo semestre. Un esercizio da default. Meloni, anche dopo il dibattito parlamentare di ieri, mette fretta al ministro Urso. Il dossier sul siderurgico tarantino va chiuso, senza perdere altro tempo.
Con Jindal la fabbrica sarà assai diversa da come appare oggi. Non più di 2500 occupati, rispetto ai circa 10 mila di oggi. Una produzione di acciaio che non travalichi il milione di tonnellate all’anno. L’utilizzo di un solo forno elettrico. Uno schema completamente nuovo. Macelleria sociale? Forse. O forse soltanto il Novecento che chiude definitivamente la porta su Taranto. Il secolo breve dalle incongruenze lunghe.


