Lacunosa la politica industriale, il caso Taranto sta a testimoniarlo
Un moderato bene senza dubbio va espresso per la promozione da parte di Fitch dell’Italia, visto che era ferma alla tripla B senza il “+” guadagnato. In verità la promozione era già arrivata dai mercati finanziari attraverso la riduzione degli spread. Inoltre nell’ultima asta di Btp a 7 e 30 anni il Tesoro ha incassato 18 miliardi mentre la domanda superava i 216 miliardi. Le altre agenzie renderanno il loro rating sui conti pubblici italiani il 10 ottobre Standard & Poor’s , Dbrs il 17 ottobre e Moody’s il 21 novembre.
La cosa che colpisce in molti commentatori è la quasi tragedia dei conti pubblici francesi e del declassamento del rating da AA + che vuol dire alta qualità, rischio molto basso a AA ottime capacità di onorare le obbligazioni assunte e con prospettive da negative a stabili Minime differenze rispetto al grado più alto. L’Italia da BBB a BBB + con significato analogo “Adeguate capacità di rispettare gli obblighi finanziari. Tuttavia, condizioni economiche avverse o cambiamenti delle circostanze sono più facilmente associabili ad una minore capacità di adempire agli obblighi finanziari assunti”.
Fitch ha promosso il rating con outlook stabile, un miglioramento rispetto al precedente BBB. Questo significa che l’Italia è considerata un investimento relativamente sicuro, anche se non ai massimi livelli di eccellenza come un rating “tripla A”. Un’Italia con un debito pubblico che a luglio è diminuito di 14,5 miliardi ma che è pur sempre pari a 3056,3 miliardi e pari al 137,9% del PIL.
I numeri della declamata tragedia francese? Debito 113% e una spesa pubblica che ha raggiunto il 53% del Pil ed è fra le più alte al mondo. La spesa è composta principalmente da uscite per il welfare: pensioni (13% del Pil), sanità e altre forme di protezione sociale.
Certamente un plauso al Governo per il controllo dei conti pubblici ma possiamo interrogarci su come è avvenuto tale miglioramento? Taglio dei fondi al welfare a iniziare dal reddito di cittadinanza (sostituito dall’assegno di inclusione e dal supporto per la formazione lavoro), tagli lineari ai ministeri, colpita la sanità , la scuola pubblica, l’università, taglio fondo ai Comuni, taglio degli insegnanti, un’inflazione che con il fenomeno del fiscal drag (drenaggio fiscale) ha fatto aumentare le entrate fiscali da contribuenti a reddito fisso. Cosa ha fatto l’Esecutivo di una parte di questi soldi risparmiati? Garantito agli evasori e ai condoni.
Oggi l’Istat ha certificato che la pressione fiscale oggi al 42,5% è cresciuta di un punto percentuale ritornando ai valori del 2020/2021. Politica industriale? Basta assumere Taranto come paradigma per rendersene conto. Il turismo e i servizi sono importanti, ma mai potranno generare un’occupazione ben pagata. Dal comunicato Istat si apprende anche
“Nel 2024 il tasso di variazione del Pil in volume è stato pari a 0,7%, invariato rispetto alla stima del marzo scorso (…..) – Riporta il comunicato dell’Istat – L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2024 a -3,4% (-7,2% nel 2023). Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è risultato pari a +0,5% del Pil (-3,5% nel 2023). La pressione fiscale è cresciuta di oltre un punto percentuale, attestandosi sui valori registrati nel 2020-2021. La spesa per interessi è cresciuta del 10,1% attestandosi e superando i 100 miliardi di euro.”



