di Stefano Cervellera
Tra shock energetici e transizioni stagionali
L’analisi dei dati dell’inflazione di settembre 2026 rivela un quadro complesso e sfaccettato per la città di Taranto. Il monitoraggio dei prezzi è una macchina complessa, ripartita faticosamente alla fine del 2024 dopo l’interruzione causata dal dissesto economico-finanziario del 2006. Oggi, l’Ufficio gestisce una raccolta dati capillare a cadenza bimensile, monitorando circa 700 aziende e un paniere di oltre 6.000 prodotti per fotografare fedelmente il potere d’acquisto dei cittadini.

Il Quadro Generale: Taranto in linea con il trend nazionale
A livello nazionale, i dati ISTAT di settembre 2026 evidenziano un’accelerazione dell’inflazione, con un +0,7% su base mensile e un +4,2% tendenziale annuo. A Taranto, l’indice generale locale (NIC) ha registrato una variazione congiunturale nulla (0,0%) rispetto ad agosto. Tuttavia, questo apparente ‘congelamento’ non implica un arresto dell’inflazione. Analizzando la variazione cumulata da gennaio a settembre 2026, Taranto segna un +4,30%, allineandosi quasi perfettamente al trend nazionale. La città subisce gli stessi shock energetici e alimentari, manifestatisi però in forme diverse nel mese di settembre.
L’effetto calmiere del fine stagione turistica
La stabilità dell’indice mensile tarantino è stata fortemente influenzata dal fattore turistico, data la marcata stagionalità dell’economia locale. Settembre ha visto un crollo del -4,3% per i servizi ricettivi e di ristorazione, con riduzioni drastiche per alberghi (-17,0%), villaggi vacanze e campeggi (-24,0%). Anche le tariffe per i trasporti marittimi e aerei sono scese significativamente (rispettivamente -30,2% e -17,5%). Questa deflazione di fine estate ha bilanciato matematicamente i rincari in altri settori, mantenendo l’indice generale a zero.
I rincari che pesano sulle famiglie: bollette e spesa
Al netto dell’effetto turistico, i rincari si fanno sentire pesantemente sulle utenze domestiche. La divisione abitazione ed energia è cresciuta del +1,9% in un solo mese, trainata da un’improvvisa fiammata del gas di città nel mercato tutelato (+11,6%) e da rincari per l’energia elettrica nel mercato libero (+3,6%).Sul fronte alimentare, i prezzi continuano a salire (+0,5% mensile), con una forte volatilità sui prodotti freschi non lavorati. Si registrano picchi speculativi notevoli su beni di prima necessità, come i pomodori freschi (+17,2%) e le pere (+11.0%), erodendo rapidamente il potere d’acquisto quotidiano.
La scomparsa del ‘low cost’ e il caro carburanti
Un fenomeno preoccupante, spesso celato dai macro-indici, è la progressiva scomparsa delle fasce di prezzo ‘low cost’. Il confronto tra il 2025 e il 2026 mostra un innalzamento generale dei ‘prezzi minimi’: dal lavaggio auto standard (passato da 13 a 15 euro) alla carne bovina di primo taglio (da 13,79 a 16,00 euro al chilo). Parallelamente, i costi dei carburanti sono tornati a crescere in modo significativo. A settembre, il gasolio ha registrato un +5,6% mensile, la benzina verde un +4,5% e il metano un gravoso +7,6%.
Inflazione strutturale e impatto sociale
I rincari si riflettono anche nei servizi alla persona e in ambito sanitario, configurando un’inflazione strutturale in cui i maggiori costi di energia e lavoro vengono traslati sui tariffari. Si registrano aumenti significativi, ad esempio, per il taglio capelli donna (+16% su base annua) e per prestazioni sanitarie come l’ablazione del tartaro (+10 euro rispetto all’anno precedente).L’impatto sociale di questa configurazione inflattiva è fortemente regressivo. Colpendo principalmente energia, carburanti e alimentari freschi, l’inflazione grava in modo sproporzionato sulle fasce di reddito più basse, che destinano a queste voci la maggior parte del proprio bilancio. L’aumento dei prezzi minimi riduce ulteriormente le possibilità di difesa dei consumatori più vulnerabili.
Prospettive per l’ultimo trimestre
Con l’esaurirsi del calo turistico estivo, è prevedibile che l’indice generale di Taranto tornerà a mostrare rincari mensili, riallineandosi al trend nazionale. La variabile cruciale per i mesi a venire sarà il costo dell’energia: se le tensioni dovessero persistere con l’arrivo dell’inverno e l’accensione dei riscaldamenti, si rischia un nuovo ciclo di aumenti a cascata sui servizi e sulla filiera alimentare, imponendo un monitoraggio statistico sempre più serrato.


