lunedì 26 Febbraio 24

O capitano! Mio capitano

Carlo Bonomi, il presidente nazionale di Confindustria che questa mattina sarà a Taranto, è persona sfortunata. Calpesta lo spazio sbagliando i tempi. Viene invitato dai suoi quando i suoi non sanno più cosa essere e cosa fare

Nei pressi di Manduria, alla masseria di Bruno Vespa. Lì dove si reca sempre quando arriva da queste parti per abbracci e saluti istituzionali. Nel salotto agreste del giornalista porta a porta. Con un bicchiere di vino da sorseggiare e l’ennesimo nuovo libro sulla biografia di Benito Mussolini, pace all’anima sua, da non leggere. Molto meglio ritrovarsi tra gli ulivi secolari che in mezzo a fumi e polemiche alla diossina. La Xylella cosa sarà mai rispetto all’ex Ilva?  Carlo Bonomi, il presidente nazionale di Confindustria che oggi sarà a Taranto, l’uomo del Nord che poco conosce il Sud, l’amico di Salvini e Giorgetti, è persona sfortunata. Calpesta lo spazio sbagliando i tempi. Viene invitato dai suoi quando i suoi non sanno più cosa essere e cosa fare. Indeboliti da dimissioni e abbandoni in massa. Da defezioni che sanno d’infezioni mai curate. Da un’intera categoria, quella dei metalmeccanici, divenuta nel frattempo associazione altra. Autonoma. Distinta – e ormai distante – dalla narrazione un po’ cacofonica ripetuta in via Dario Lupo. Con AdI che si appresta a fare la stessa cosa nelle prossime settimane. Non proprio l’ultimo associato, con i suoi 300 mila euro di contributi versati ogni anno. Tra Toma e Vespone, fossimo stati in Bonomi, non avremmo avuto alcun dubbio. Atterrati a Bari, o a Brindisi, saremmo corsi dal Bruno nazionale senza neanche passare da Taranto. Come atto violento e masochistico estremo, da infliggere a noi stessi, meglio a quel punto il libro su Mussolini che ascoltare il discorso di Toma. L’ironia è ridere degli altri. L’umorismo è ridere con gli altri. Nella visita di questa mattina del presidente nazionale di Confindustria, siamo certi, non mancherà ne l’una né l’altra.

 

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