Pubblicate le anticipazioni del Rapporto Svimez 2023 “L’economia e la società del Mezzogiorno”: aumentano i lavoratori a termine, mentre la cosiddetta “fuga delle competenze” da Sud a Nord Italia riguarda sempre più i laureati
“Il lavoro precario resta la patologia più grande del Mezzogiorno“: a dichiararlo è il Rapporto Svimez 2023 “L’economia e la società del Mezzogiorno”, presentato oggi alla presenza del ministro agli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, Raffaele Fitto, il presidente della SVIMEZ Adriano Giannola e il direttore della SVIMEZ, Luca Bianchi.
Nelle anticipazioni del documento si legge che, nonostante la crescita dell’occupazione verificatasi nel Sud Italia (+ 7,7%, a fronte del 6,1% del Nord, tra gennaio 2021 e gennaio 2023) “il peso della componente del lavoro a termine rimane a livelli patologici“.
In effetti, osservando i dati esposti da Svimez è possibile notare che nel Meridione la percentuale dei lavoratori a termine è più alta che al Centro Nord (22,9% contro il 14,7%) e il 23% è impiegato a termine da più di 5 anni: in questo caso, insomma, il dipendente trascorre più di 5 anni della sua carriera a lavorare senza avere la necessaria stabilità garantita da un contratto a tempo indeterminato.
Altro dato interessante: 1 lavoratore su 3, al Sud, guadagna meno di 9 euro lordi all’ora, più precisamente il 25% degli occupati dipendenti meridionali, a fronte del 15,9% del Centro-Nord.
Nel periodo compreso tra 2019 e 2022 i salari reali italiani hanno subito una contrazione del 7,5, che nel Mezzogiorno si è tradotta in un’erosione del potere d’acquisto dei salari ancora più intensa: -8,4%.
Infine, numeri significativi sul versante della cosiddetta “fuga delle competenze”: tra il 2001 e il 2021 circa 460.000 laureati si sono trasferiti dal Mezzogiorno al CentroNord, per una perdita netta di circa 300.000 laureati nell’area.
Inoltre, nello stesso arco di tempo la quota di emigrati meridionali in possesso di laurea o titolo di studio superiore si è più che triplicata, passando da circa il 9% a oltre il 34%. In altre parole, se quantitativamente la quota dei cittadini del Sud Italia emigrati al Nord resta sostanzialmente la stessa, ne cambia, però, la qualità ovvero la composizione: aumentano, infatti, i laureati rispetto a coloro che posseggono un titolo di studio inferiore.
Nel 2021, infatti, su 100 emigrati dal Mezzogiorno oltre 34 possedevano la laurea, 30 almeno un diploma di scuola secondaria inferiore e 36 un diploma di scuola secondaria superiore.
La SVIMEZ stima che nel 2022, per la prima volta nella storia delle migrazioni interne italiane, la quota di laureati sul totale degli emigrati meridionali supererà quelle relative a titoli di studio inferiori.