La riunione di maggioranza, tenuta ieri sera, a Palazzo della Città. La critica che non sarà più ammessa da questo momento in poi. Il rapporto da tenere con la stampa libera ed indipendente. Bitetti replica lo schema di certe riunioni del vecchio Pci. Lunga vita al centralismo democratico
E’ l’ultimo colpo da infliggere alla democrazia. L’atto in grado di certificarne la sua definitiva dipartita. Silenziare la parola. Azzerare la critica. Rendere caliginoso il dissenso. La politica chiede per se stessa omologazione, cieca fedeltà, sottomissione assoluta. Nell’accezione di un’autorità che non prevede contrappesi, bilanciamenti, spiriti liberi. La stampa indipendente è sotto assedio in questo schema di nuovo conio. Il nemico da abbattere. L’estrema trincea prima dei pieni poteri.
La riunione di maggioranza di ieri sera, con i partiti e le sigle di centrosinistra accorsi al Palazzo della Città, è sembrata un direttivo del vecchio Pci. Una sorta di riedizione del centralismo democratico di antica memoria. Compagni e compagne, vi raccomando, muti come pesci. Di quanto ci diciamo – e ci diremo in futuro – niente dovrà essere riportato all’esterno. Guai a voi se parlate con i giornalisti. Se rilasciate interviste non concordate prima. La linea è il capo, il sindaco Bitetti a dettarla; noi tutti dobbiamo soltanto obbedire. Senza fiatare. Senza piantare grane.
E l’Arcipelago Gulag di Aleksandr Solzenicyn più che un municipio. La somministrazione farmaceutica di purghe in luogo di un libero confronto. Chi non si allinea è fuori, allontanato, un diverso. Chi osa muovere critiche, avanzare analisi, un reietto. Ma nascondere i problemi della città, non aiuta a risolverli. Semmai ne acuisce le criticità. Ampliando le distanze tra politica e popolo. L’idolatria è l’infanzia delle dittature; e il crepuscolo delle democrazie. La censura prepara l’autocensura. La via più breve perché la menzogna divenga una verità totalizzante.


