di Maria D’Urso
Ecco l’ennesimo cambio di rotta di Tartaglia, che resta presidente della Commissione Servizi. In aula primeggiano le questioni private rispetto a quelle politiche
Dopo lo stop estivo, si torna carichi a Palazzo di Città. Oggi pomeriggio, è andato in scena il primo Consiglio comunale di settembre e, al netto delle questioni politiche interne, che approfondiremo in seguito, l’assise ha approvato importanti ratifiche urgenti di bilancio. La prima (quinta all’ordine del giorno) riguarda i finanziamenti destinati al territorio, con una variazione vincolata di 4 milioni di euro relativa al finanziamento JTF per il progetto Green Belt. La sesta, invece, riguarda la messa a disposizione di 10 milioni di euro intercettati dalla Regione per il Rondò della Croce. Un intervento particolarmente atteso, considerati i disagi che negli ultimi mesi sono stati denunciati anche dalle associazioni di categoria, perchè quel tratto viario interessa numerose attività e importanti scambi commerciali. L’ultimo provvedimento riguarda, invece, gli interventi sul Mar Piccolo, finanziati attraverso le risorse messe a disposizione dal Commissario straordinario per le bonifiche. Provvedimenti approvati anche con la collaborazione dell’opposizione che quando c’è da rimboccarsi le maniche, in aula, risponde. Sono passati anche i numerosi debiti fuori bilancio.
Tartaglia non si dimette. Resta lì dov’è (e guai a chi lo tocca!)
Che rebus, Tartaglia. Ricapitolando: a luglio, dopo una lite con la consigliera del Misto di Maggioranza Bianca Bosnjhaku, decide di dimettersi dalla presidenza della Commissione Servizi. Revoca che non arriva, perché Tartaglia continua a presiedere la commissione come il numero uno. Dopo aver corteggiato consiglieri da più fazioni (come ha riferito, peraltro, nel suo intervento oggi pomeriggio), per essere rieletto, nei scorsi giorni, alla fine in aula decide di revocare le dimissioni. In teoria vorrebbe fare ancora il presidente. Per circa tre quarti d’ora l’opposizione e la maggioranza si scaldano: la prima dice all’altra di non avere i numeri. Per questo si apre un lungo dibattito sulle prese d’atto, in cui solo i consiglieri riescono, a stento, a capirsi. Si vota per la decisione sulla revoca, per cui l’opposizione esce dall’aula e non si raggiunge il quorum. Qui sono fuori dall’aula anche i suoi ex colleghi di Per Taranto, Mimmo Festinante e Virginia Galeandro, papabile candidata anche lei alla presidenza della Commissione Servizi. Alla fine, si decide di votare per schede e chi vince? Tartaglia. Dieci sono i membri dell’opposizione in aula, ma sette sono le schede bianche. Cinque sono i voti favorevoli per Galeandro e sedici per Tartaglia. Pochi, per un consigliere che ha rinnovato la fiducia alla maggioranza. Tuttavia, più di qualcuno dall’opposizione pare lo abbia votato e, viceversa, da alcuni colleghi degli scranni a lui vicini sembrerebbe essere stato tradito. Dettaglio che, inevitabilmente, non è passato inosservato a fine votazione e per il quale Tartaglia si è risentito. A tal punto che, all’ultimo debito fuori bilancio, è uscito dall’aula. Sceneggiata durata giusto il tempo di essere richiamato dai colleghi della maggioranza, che lo hanno implorato di rientrare.
Chapeau a quei sedici consiglieri che lo hanno rivotato (incluse le donne), eclissando così l’episodio da cui è scaturito il tutto: la decisione venne presa in seguito al diverbio con la consigliera del gruppo Misto Bianca Bosnjhaku. Quest’ultima ha denunciato, prima sui social e poi in Consiglio comunale, gli atteggiamenti di Tartaglia, poco consoni al decoro istituzionale, perchè l’avrebbe offesa. Dov’è in questo caso la solidarietà femminile? Dov’è, in consiglio comunale, il Pd dell’inclusione? Delle quote rosa? Della violenza contro le donne? La vicenda personale di Bosnjhaku ormai è solo un mero ricordo, perché la politica viene sempre prima di tutto.
Tutta la solidarietà del sindaco
Che fosse un Consiglio comunale leggero, era evidente dall’intervento di apertura del sindaco Piero Bitetti a favore del Presidente del Consiglio Gianni Liviano a cui è stata danneggiata l’auto: “Gli atti vandalici vanno condannati – dice dinanzi all’aula – è un fatto che mi genera rabbia. Esprimo la mia solidarietà e quella di ognuno di noi, a opera di un balordo. Invito chiunque a volerlo smentire, perché gesti del genere fanno luce su molte questioni”. Dopodichè, Bitetti è sparito dalla massima assise, lasciando affrontare ai suoi consiglieri le questioni politiche private. Peraltro, lo stesso Liviano, in una sua diretta social, un giorno fa, ha dispensato profondi pensieri filosofici, in cui dichiara che “episodi del genere è meglio che li subiscano gli oggetti che le persone”. Tuttavia, ha anche chiarito che “non vi è certezza che tale gesto fosse indirizzato a lui”, ma ha comunque sporto denuncia.
Il consiglio comunale ad personam
La pausa estiva avrebbe dovuto ricaricare le pile, rigenerare ognuno dei membri dell’assise, a partire dai consiglieri, soprattutto dopo i Giochi del Mediterraneo. Seppur la città abbia vissuto quindici giorni incredibili, alla ribalta internazionale, spenti i riflettori ci si dovrebbe rimboccare le maniche per lavorare su questioni altrettanto urgenti. Si pensi alla vertenza dei Manutentori del Verde in appalto comunale, che prima dello stop estivo chiedevano determinate risposte; al caso ex Ilva che, seppur non di competenza comunale, tuttavia, riguarda il primo cittadino Piero Bitetti che dovrà essere riconvocato ai tavoli istituzionali a Roma. Si pensi all’ex Amiu (Kyma Ambiente) che, per la competizione sportiva, ha ricevuto delle risorse straordinarie, anche se restano ancora molti nodi da sciogliere, a partire dal Contratto di Servizi ancora non pervenuto. E oggi, fatta eccezione per le ratifiche di bilancio, più di tre quarti d’ora sono stati spesi complessivamente per mere questioni personali. In primis, con Bitetti che ha aperto il Consiglio comunale, offrendo la sua solidarietà al Presidente del Consiglio Gianni Liviano, che avrebbe subito dei danni alle ruote dell’auto. Nessuno qui è tenuto a giudicare la portata delle vicende personali; tuttavia, sommate alla questione delle dimissioni di Tartaglia, appare poco delicato che i rappresentanti delle istituzioni disquisiscano sugli incarichi personali e strumentalizzino vicende poco attinenti alla politica.
Questo significa lavorare per la città? Alla città serve chiarezza. Alla comunità serve che la politica indichi la strada, che non la smarrisca tra le beghe private, tra urla, litigi e messe in scena studiate a tavolino, ad personam.


